Unioni civili: come si procede, coppie gay, diritti e doveri
Le Guide
18 Mag 2016
 
L'autore
Maria Elena Casarano
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Unioni civili: come si procede, coppie gay, diritti e doveri

Coppie omosessuali, la famiglia tra persone dello stesso sesso: unione civile equiparata per molti aspetti al matrimonio; diritti e doveri dei partners; il regime patrimoniale , i diritti in caso di morte, lo scioglimento dell’unione, i vantaggi fiscali.

 

Il disegno di legge sulle unioni civili tra persone omosessuali e sulle unioni di fatto tra conviventi ha da pochi giorni ottenuto il via libera della Camera ed è quindi legge [1].

Una legge che introduce, dopo anni di lotte da parte delle coppie gay e conviventi, precisi diritti e doveri familiari che molto hanno di simile a quelli previsti per le coppie coniugate, se pur con sfumature terminologiche e giuridiche differenti.

Come si instaura un’unione civile? Quali soggetti possono ricorrervi? E’ un matrimonio vero e proprio? Quali sono i diritti e doveri che ne scaturiscono? Quali tutele per i figli nella nuova famiglia? Quali sono le conseguenze in caso di morte di uno dei partners? Che succede se la relazione finisce? La legge prevede   vantaggi fiscali per le coppie unite civilmente?

A queste e molte altre domande cercheremo di dare risposta in questa guida, soffermandoci nello specifico sul tema delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, per poi dedicare un’autonoma scheda al tema delle nuove convivenze.

Procediamo, quindi, con ordine.

 

La legge non prevede la possibilità per le persone dello stesso sesso di unirsi in matrimonio, ma attribuisce ad un diverso atto (la registrazione) un significato comunque rilevante: quello di riconoscere la coppia registrata come una formazione sociale alla quale assicurare la tutela giuridica prevista dalla Costituzione [2], e così garantire pari dignità giuridica rispetto a quella unita in matrimonio.

 

 

Come si instaura unione civile?

L’unione civile si realizza attraverso una dichiarazione effettuata dai due partners di fronte all’ufficiale di stato civile (presumibilmente del luogo di residenza di una o di entrambe le parti) alla presenza di due testimoni.

 

La legge non richiede, invece, le pubblicazioni, che (nel matrimonio) hanno lo scopo di far conoscere a terzi la volontà delle parti ai fini di impedire le nozze per qualunque causa legittima che possa ostacolarne la celebrazione; dunque, nelle unioni civili non sarà possibile fare le opposizioni all’unione, come avviene invece per il matrimonio.

L’ufficiale di stato civile deve compilare un certificato contenente una serie di informazioni:

 

– i dati anagrafici delle parti (partner e testimoni),

– la residenza della coppia,

– il regime patrimoniale (vd. dopo) eventualmente scelto dai due partners.

 

Con una ulteriore dichiarazione la coppia può scegliere di assumere un cognome comune tra quello di uno dei due; in caso contrario, ciascuno conserverà il proprio cognome.

 

Di seguito, l’atto dovrà essere registrato nell’archivio di stato civile, al pari di quanto avviene per il matrimonio. Dovrà, dunque, essere creata, nell’archivio di stato civile, un’autonoma sezione dedicata alle unioni civili tra persone dello stesso sesso in aggiunta a quelle attualmente previste per la cittadinanza, la nascita, il matrimonio e la morte [3].

 

 

Le unioni civili sono parificabili al matrimonio?

La legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso regolamenta in modo organico l’unione tra gay, richiamando in buona (ma non in ogni) parte la disciplina prevista dal codice civile (e da ogni altra legge) per il matrimonio. Essa prevede, infatti, che “fatte salve le disposizioni del Codice civile non richiamate dalla legge e quelle sull’adozione, le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi», «marito» e «moglie», ovunque ricorrano nelle leggi, nei regolamenti, negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, trovino applicazione anche alla parte della unione civile tra persone dello stesso sesso”.

 

 

 

Chi può chiedere la registrazione di un’unione civile?

La disciplina sulle unioni civili è riservata solo:

 

– alle persone dello stesso sesso: con tale espressione intendendosi due uomini o due donne, anche quando abbiano ottenuto la rettificazione del sesso [4]. A tale ultimo riguardo, giova ricordare che la Corte Costituzionale [5] ha accolto un più evoluto concetto di identità sessuale, escludendo che la legge richieda, ai fini della rettificazione anagrafica dell’attribuzione di sesso, la modificazione dei caratteri esterni del soggetto: in particolare, quindi, va dato rilievo, ai fini della identificazione di una persona, non più solo agli organi genitali esterni (come accertati alla nascita o modificati seguito di terapie medico-chirurgiche), ma anche ad elementi di carattere psicologico e sociale;

 

– maggiorenni: non vi è quindi, la possibilità (prevista, invece, per il matrimonio) di autorizzazione dei minori all’unione civile se abbiano compiuto sedici anni [6];

 

– di stato libero (quindi non coniugati o legati ad altra persona con unione civile); viene quindi modificato l’art. del codice civile riguardante la “libertà di stato” [7], prevedendo che “non può contrarre matrimonio chi è vincolato da un matrimonio precedente o da una unione civile tra persone dello stesso sesso”;

 

capaci di intendere e di volere (e quindi non interdetti per infermità di mente). L’interdizione impedisce (come per il matrimonio) la costituzione del vincolo [8]. Se, poi, l’istanza d’interdizione è stata solo presentata, il pubblico ministero può chiedere la sospensione del procedimento di costituzione dell’unione civile; in tal caso il procedimento non può aver luogo fino a quando la relativa sentenza non sia divenuta definitiva;

 

non legati da rapporto di parentela (quello che sussiste tra ascendenti e discendenti in linea retta, tra fratelli, tra zii e nipoti, tra figli adottivi degli stessi genitori, tra adottante e adottato), o di affinità (quindi tra parenti del coniuge, anche se quest’ultimo sia deceduto);

 

non condannati in via definitiva per un omicidio commesso o tentato, ai danni di una persona e il coniuge di questa. Se, invece, è stato disposto soltanto rinvio a giudizio o una sentenza di condanna di primo o secondo grado o, ancora, una misura cautelare, la procedura per la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso è sospesa sino a quando non è pronunziata sentenza di proscioglimento.

 

 

Quando è possibile impugnare un’unione civile?

La sussistenza di una delle suddette cause impeditive comporta la nullità dell’unione civile.

In questi casi, ciascuna delle parti dell’unione civile, gli ascendenti, il pubblico ministero e tutti coloro che abbiano un interesse legittimo e attuale potranno avviare l’azione di nullità dell’unione civile.

 

L’unione può inoltre essere impugnata per:

 

violenza o timore grave [9]: cioè quando il consenso di uno dei partners sia stato estorto con violenza o sia stato determinato da un timore di gravità eccezionale determinato da cause esterne alla parte stessa.

L’azione di annullamento, in tali casi, non potrà essere iniziata se vi è stata coabitazione per un anno dopo che è cessata la violenza o le cause che hanno determinato il timore;

 

errore: cioè quando uno dei partner ha dato il proprio consenso all’unione per errore sull’identità o su una o più qualità personali dell’altra parte. In tal caso, affinché l’errore possa considerarsi essenziale occorre accertare che:

  • tale consenso non sarebbe stato prestato se il soggetto avesse esattamente conosciute le reali qualità dell’altro;
  • l’errore riguardi l’esistenza di una malattia fisica o psichica, tale da impedire lo svolgimento della vita comune; l’esistenza di sentenza di condanna del partner per delitto non colposo alla reclusione non inferiore ai cinque anni; la dichiarazione di delinquenza professionale o abituale del partner; la condanna del partner alla reclusione non inferiore ai due anni per delitti concernenti la prostituzione.

 

Se c’è comunque buona fede (ad esempio la coppia non conosceva il proprio grado di parentela), si realizza la c.d. unione civile putativa: cioè, l’unione civile si considera valida fino alla sentenza che dichiara la nullità per il partner in buona fede o per entrambi se entrambi erano in buona fede [10].

In tale ipotesi, analogamente a quanto previsto per il matrimonio, il giudice potrà:

 

– ove uno dei partners non abbia adeguati redditi propri (e che non si unisca con un’altra persona in matrimonio o con un’altra unione civile), prevedere l’obbligo dell’altro partner di corrispondergli un assegno periodico;

 

– condannare il partner al quale sia imputabile la nullità a corrispondere all’altro in buona fede una congrua indennità per il danno sofferto, corrispondente all’importo del mantenimento versato per tre anni.

 

 

Qual è il regime patrimoniale previsto per le unioni civili?

Sotto il profilo strettamente patrimoniale (cioè riguardante gli acquisti di beni) la nuova legge prevede una totale equiparazione delle unioni civili a matrimonio [11].

La nuova legge stabilisce, infatti, che, “in mancanza di diversa convenzione patrimoniale”, il regime patrimoniale di una unione civile è quello della comunione dei beni. Ciò significa che, se le parti non abbiano fatto una precisa scelta, la comunione dei beni rappresenterà la regola e tutti gli acquisti effettuati dalla coppia durante l’unione saranno comuni, ad eccezione di quelli relativi ai beni personali.

Come avviene per i coniugi, quindi, le parti potranno scegliere, in alternativa alla comunione:

 

– il regime della separazione di beni, divenendo ciascuno proprietario esclusivo degli acquisti singolarmente effettuati);

– la comunione convenzionale (che è una comunione che le parti, con certi limiti, fanno su misura al proprio caso);

– di costituire un fondo patrimoniale per destinare dei beni al mantenimento della famiglia e proteggerli dai creditori;

– oppure potranno condurre una impresa familiare.

 

 

Quali sono i diritti e doveri nelle unioni civili?

Fatta eccezione per l’obbligo di fedeltà e di quello di collaborazione nell’interesse della famiglia (incomprensibilmente) non richiamati dalla nuova legge (forse a voler mantenere a distanza l’unione tra gay dal concetto tradizionale di famiglia), dall’unione civile scaturiscono una serie di effetti di carattere morale e materiale dai quali emerge una evidente assonanza di questo nuovo istituto al matrimonio.

Come nel matrimonio, infatti, la legge prevede che i due partners acquistino gli stessi diritti e assumano i medesimi doveri. Tra questi annovera:

 

– il reciproco dovere all’assistenza morale e materiale,

– alla coabitazione,

– alla contribuzione ai bisogni comuni, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo;

– al necessario accordo tra le parti in merito all’indirizzo della vita familiare e della residenza: in caso di contrasto, tuttavia, la legge non prevede l’applicabilità della norma [12] che, in caso di disaccordo dei coniugi sulla fissazione della residenza comune o su altri affari essenziali, consente a ciascuna delle parti di ricorrere al giudice affinché adotti la soluzione che ritiene più adeguata alle esigenze dell’unità familiare.

 

Viene, inoltre, estesa alle unioni civili tra persone dello stesso sesso la disciplina degli ordini di protezione contro gli abusi familiari prevista in caso di grave pregiudizio per l’integrità fisica o morale di una delle parti, come pure è previsto l’obbligo di versare gli alimenti al parner che si trovi in stato di bisogno per l’integrale applicazione delle norme in tema di alimenti.

 

 

Cosa prevede la legge sulle unioni civili riguardo ai figli?

Una importante differenza rispetto alla disciplina riguardante il matrimonio (quella che ha dato luogo ai più ampi dibatti durante l’iter parlamentare) è che la legge sulle unioni civili non contempla in alcun modo la materia della filiazione.

Il nuovo testo di legge, a differenza di quanto previsto nel disegno originario, ha eliminato qualsiasi riferimento ai figli, alle tecniche di procreazione assistita, all’adozione anche del figlio naturale o biologico del partner (c.d. strepchild adoption).

La legge, tuttavia, stabilisce che “Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”; disposizione questa che consente il ricorso alle norme riguardanti l’adozione di maggiorenni, applicabili anche al di fuori del matrimonio (e quindi anche al di fuori dell’unione civile) ed anche da parte di persone singole.

 

In ogni caso, la possibilità di adottare il figlio minore del proprio partner non può dirsi del tutto esclusa, dal momento che non è precluso alle coppie il ricorso al giudice per vedersi riconosciuta la possibilità di tale adozione tramite l’applicazione della norma sull’ “adozione in casi particolari[14], prevista nei casi di “constatata impossibilità di affidamento preadottivo” (ossia quando vi sia l’impossibilità di fatto del minore che si trova in una condizione di abbandono di trovare una famiglia adottiva per ragioni legate alla sua età, al suo carattere, ad una infermità, ovvero allo stesso rifiuto della famiglia che dovrebbe adottarlo). E, invero, sono state già molte le pronunce di merito [15] che hanno ritenuto che l’adozione del figlio del partner debba essere consentita non solo quando l’affidamento preadottivo è impossibile per ragioni di fatto ma anche per ragioni di diritto (come la mancanza dello stato di abbandono) ed a prescindere dall’orientamento sessuale dell’adottante, poiché va perseguito prioritariamente l’interesse del minore a veder attribuita una veste giuridica al legame di fatto preesistente con il c.d. “genitore sociale. Secondo tali pronunce, quindi, se l’adozione risponde al superiore interesse del minore e garantisce la copertura giuridica di un vincolo di natura genitoriale già esistente, può essere disposta a favore del convivente omosessuale.

 

 

Cosa succede in caso di morte di uno dei partner?

Ai partner uniti civilmente, la nuova legge riconosce, senza alcuna distinzione, gli stessi diritti ereditari di cui ora godono le coppie sposate.

In particolare quindi essi avranno diritto di:

 

– ricevere la stessa quota dell’eredità dell’altro prevista per i coniugi, con tutte le tutele previste qualora tale quota non venga rispettata (si tratta dei diritti dei cosiddetti legittimari), partecipare nella stessa posizione di un coniuge alle successioni (con o senza testamento) e alla divisione dell’eredità, con diritto ad eventuale collazione (istituto che prevede che se alcuni eredi hanno ricevuto dal defunto quando era in vita dei beni a titolo di donazione, essi devono essere considerati facenti parte dell’eredità e divisi insieme al resto del patrimonio);

 

– ottenere la pensione di reversibilità, intesa nella sua accezione in senso stretto (cioè riguardante il caso in cui il partner deceduto già percepisse la pensione di vecchiaia o di anzianità) oppure come pensione indiretta, cioè quella versata quando il partner deceduto ancora lavorava, avendo versato dei contributi minimi;

 

– riservarsi il diritto di abitazione sulla casa del partner deceduto e che ha costituito la casa familiare;

 

– ricevere l’indennità di fine rapporto dovuta dal datore di lavoro nel caso di cessazione del rapporto per morte del prestatore di lavoro [16], il trattamento di fine rapporto (c.d.TFR) [17], come pure la percentuale di rendita Inail ai superstiti [18] in caso di infortunio sul lavoro che ha avuto per conseguenza la morte.

Dunque, anche per quanto riguarda gli effetti successori, i partner di una unione civile sono totalmente equiparati a marito e moglie.

 

 

 

Quando si può sciogliere l’unione civile?

Tra le cause di scioglimento dell’unione civile la nuova legge annovera:

 

– innanzitutto la morte del partner, alla quale è equiparata la dichiarazione di morte presunta;

 

– i casi (invero assai rari) di cosiddetto scioglimento immediato [19], quelli cioè in cui la legge consente ad uno dei coniugi di chiedere immediatamente il divorzio senza la preventiva separazione. Si tratta in particolare dei casi in cui uno dei partner abbia:

  • avuto la condanna penale all’ergastolo o alla reclusione superiore ai 15 anni anche con più sentenze, condanna per violenza sessuale o reati legati alla prostituzione, tentato omicidio, condanna per lesioni o maltrattamenti, violazioni di assistenza o circonvenzione del partner,
  • sia stato assolto per vizio di mente per alcuni dei gravi reati sopra indicati,
  • ottenuto il proscioglimento per estinzione del reato,
  • avuto la non punibilità per incesto in caso di mancanza del pubblico scandalo,
  • ottenuto all’estero, in quanto straniero, lo scioglimento del vincolo derivante dall’unione civile,
  • avuto la sentenza di rettificazione dell’attribuzione di sesso [4]. A tale riguardo, la nuova legge prevede l’automatico passaggio al regime dell’unione civile tra persone dello stesso sesso per la coppia unita in matrimonio che abbia manifestato, dopo la rettificazione del sesso da parte di uno dei due, la volontà di non sciogliere il vincolo.

 

Tra le cause di scioglimento dell’unione non è, invece, contemplata l’inconsumazione (cioè l’ipotesi in cui tra i partner non vi siano stati rapporti sessuali).

 

 

In che modo si scioglie l’unione civile?

Fatta esclusione delle ipotesi di scioglimento automatico dell’unione civile, ciascuno dei partner potrà domandare l’immediato scioglimento dell’unione (cioè il divorzio) senza dover prima chiedere la separazione. Divorzio diretto dunque, che potrà essere chiesto attraverso i seguenti passaggi:

 

– i partner dovranno prima fare, anche unilateralmente, una dichiarazione all’ufficiale di stato civile circa la volontà di sciogliere l’unione;

 

– decorsi tre mesi da tale manifestazione di volontà, sarà possibile domandare lo scioglimento dell’unione civile negli stessi modi previsti per la coppia coniugata.

 

Lo scioglimento dell’unione potrà, quindi, essere chiesto attraverso le seguenti modalità:

 

  • la forma tradizionale del ricorso al giudice: in tal caso, se vi è accordo, potrà essere presentata una domanda congiunta (anche con un unico avvocato), mentre, in mancanza di accordo, si instaurerà un giudizio vero e proprio;

 

  • lo strumento della negoziazione assistita da avvocati (almeno uno per parte): anche in questo caso (come per quello del ricorso congiunto) i partners dovranno aver trovato un accordo non solo sulla volontà di divorziare, ma anche su tutte le condizioni personali e patrimoniali;

 

  • la dichiarazione davanti all’ufficiale dello stato civile, (ossia il divorzio in Comune) per la quale l’assistenza dell’avvocato è meramente facoltativa.

 

 

Quali sono gli effetti del divorzio delle coppie gay unite civilmente?

Gli effetti dello scioglimento dell’unione civile, fatta esclusione delle norme relative ai figli che al momento nelle unioni civili non sono contemplati, sono gli stessi già previsti per i coniugi. Si tratta in particolare, ove ne sussistano tutti i presupposti di legge, del diritto:

 

– all’assegno di mantenimento (meglio: di divorzio) per il partner economicamente più debole che non abbia redditi propri adeguati a mantenersi da solo e si trovi nell’impossibilità oggettiva di procurarseli;

 

– a una quota del Tfr dell’ex partner,

 

– alla pensione di reversibilità in caso di morte dell’ex partner.

 

 

Sono previsti benefici fiscali in caso di unioni civili?

La equiparazione ai coniugi delle coppie gay unite civilmente consente di poter far risultare, anche nelle unioni civili, uno dei partner fiscalmente a carico dell’altro, con conseguente possibilità di usufruire della detrazione per coniuge a carico, nonché degli sconti fiscali per alcune tipologie di spese e oneri sostenuti nell’interesse del coniuge, in presenza delle condizioni stabilite dalla legge.

 

Ciò può dirsi, ad esempio, con riferimento alla casa scelta come dimora dai partners uniti civilmente; essa che sarà considerata a tutti gli effetti di legge come “abitazione principale” della coppia, dando diritto a una deduzione Irpef dal reddito complessivo pari alla rendita catastale.

 

Sarà inoltre applicabile alle coppie unite civilmente la norma [20] che prevede la deduzione dal reddito complessivo del soggetto che versa l’assegno di mantenimento per il coniuge in conseguenza di separazione. Inoltre, nei confronti del beneficiario dell’assegno sarà applicabile la norma [21] che fa rientrare tale erogazione tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.

 

 

Una riforma che ha sicuramente molti vuoti da colmare, specie nell’ambito della materia penale in cui manca una completa estensione dei reati previsti in danno del coniuge (si pensi, solo per fare un esempio, all’inapplicabilità dell’ aggravante dell’omicidio valida invece nel caso in cui il delitto sia commesso da uno dei due coniugi nei confronti dell’altro).

Ma che non lo si possa chiamare matrimonio poco importa. Siamo comunque di fronte ad un importante cambiamento che colma sicuramente un vuoto di “diritti talmente civili da non aver bisogno di altri aggettivi” per tante persone che , dopo anni, si sentono finalmente riconosciute [22].


[1] La legge è frutto di un percorso parlamentare iniziato con la presentazione il 15 marzo 2013 del .D.D.L. n. 14 ad iniziativa del Senatore (PD) Manconi. In seguito il testo è stato approfondito in Commissione giustizia (relatore Cirinnà) e dal 28 gennaio 2016 è stato dibattuto in Senato un nuovo testo unificato (c.d. Cirinnà bis) che è stato approvato il 26 febbraio 2016. L’approvazione definitiva della Camera è avvenuta l’11 maggio 2016.

[2] L’art. 2 della Costituzione stabilisce che “La repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

[3] Il comma 28 del D.D.L. prevede una delega al Governo ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, un apposito decreto legislativo per l’adeguamento alle previsioni della legge delle disposizioni dell’ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni, mentre il comma 34 del D.D.L. prescrive che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, sono stabilite le disposizioni transitorie necessarie per la tenuta dei registri nell’archivio dello stato civile nelle more dell’entrata in vigore dei decreti legislativi sopra in, mentre dicati.

[4] Ai sensi della legge 14 aprile 1982, n. 164.

[5] Cfr. Corte cost. sent. n. 22110/2015 e n. 22/2015.

[6] Ex art. 84 cod.civ. e 38 disp. att. del cod.civ.

[7] Art. 86 del cod. civ.

[8] Art. 85 cod. civ.

[9] Il richiamo è all’art. 122 cod.civ.

[10] In virtù del richiamo della legge agli artt.128, 129 e 129 bis cod. civ.

[11] In materia di forma, modifica, simulazione e capacità per la stipula delle convenzioni patrimoniali si applicano gli articoli 162, 163, 164 e 166 del codice civile. Le parti non possono derogare né ai diritti né ai doveri previsti dalla legge per effetto dell’unione civile. Si applicano le disposizioni di cui alle sezioni II, III, IV, V e VI del capo VI del titolo VI del libro primo del codice civile”.

[12] Art. 145 cod. civ.

[13] Legge 184/1983.

[14] Art. 44 lett. d della l.n. 184/1983.

[15] Trib. Minorenni Roma, 20.03. 2016 ; Trib. Minorenni Roma, 30.12.2015; Trib. Minorenni Roma, 22.10. 2015; Corte d’appello di Roma, 23.12.2015; Trib. Minorenni Roma, 30.07. 2014).

[16] Ex art. 2118 cod. civ.

[17] Ex art. 2120 cod. civ.

[18] Art. 85 del DPR 30 giugno 1965 n. 1124 sulle assicurazioni obbligatorie.

[19] Previsti dall’articolo 3, n. 1) e n. 2) lettera a), c), d) ed e) della legge 10 dicembre 1970, n. 898.

[20] Art.10, co. 1, lettera c) del Tuir.

[21] Art. 50, co. 1, lettera i) del Tuir.

[22] Previsto dall’articolo 51, co. 2, lettere f, f-bis e f-ter), del Tuir.

[23] Queste le parole del Premier Renzi il giorno della definitiva approvazione del DDL da parte della Camera.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti