Parcheggio: è reato bloccare un’altra auto
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19 Mag 2016
 
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Parcheggio: è reato bloccare un’altra auto

Violenza privata a carico dell’automobilista che chiude il passaggio a un’altra automobile impedendole di transitare.

 

Ostruire il passaggio a un’auto, parcheggiando la propria in modo incivile tanto da non lasciarla passare, fa scattare il reato di violenza privata: non solo, quindi, una semplice multa per violazione del codice della strada (illecito amministrativo) a carico di chi blocca l’uscita o l’entrata da o per un garage, un cancello, un box auto, l’ingresso a un cortile, un edificio ecc., ma anche un procedimento penale vero e proprio. A dirlo è una sentenza della Corte di Appello di Palermo [1] con una recente sentenza che riprende un filone ormai costante in giurisprudenza.

 

Il reato di violenza privata, previsto dal nostro codice penale [2], punisce (tra l’altro) chiunque costringa un’altra persona, contro la sua stessa volontà, a sopportare un comportamento altrui. La pena prevista è la reclusione fino a 4 anni.

 

Pertanto, parcheggiare un’auto in modo tale da bloccare l’unica via di accesso ad altre abitazioni configura il reato di violenza privata, in quanto l’ostruzione del passaggio priva la persona offesa della libertà di determinazione e di azione.

 

 

I precedenti

Anche la Cassazione [3], in passato, ha avuto modo di chiarire che il comportamento di chi blocca un’altra auto, impedendole il passaggio, l’uscita o l’entrata da o in un box auto, un parcheggio pubblico, un cortile o un cancello, costituisce reato. Reato che prescinde dall’intenzione di procurare un danno al soggetto “ostruito” (cosiddetto dolo); anche la semplice noncuranza, disattenzione o dimenticanza può portare al procedimento penale. Solo il caso sopravvenuto per forza maggiore, non prevedibile e non altrimenti evitabile, dettato dalla necessità di tutelare un bene di rango superiore (come la propria vita o quella di un’altra persona) potrebbe costituire una valida causa di giustificazione.

 

 

Come tutelarsi?

In questi casi, la “vittima” dell’ostruzione potrà chiamare la polizia affinché rimuova l’ostacolo con l’ausilio del carro attrezzi. Il verbale dei poliziotti intervenuti costituirà atto pubblico che varrà come prova ai fini dell’eventuale procedimento penale: procedimento che, tuttavia, per essere avviato, necessita della querela della parte offesa. Quest’ultima, a tal fine, dovrà recarsi presso la stazione dei Carabinieri più vicina e denunciare l’accaduto. Una prova fotografica, anche se scattata con il proprio smartphone, potrà sempre essere d’aiuto per una prima ricostruzione dei fatti e per la successiva produzione in processo.

 

Alla vittima è consentito costituirsi parte civile all’interno del processo penale per chiedere il risarcimento del danno in via provvisoria. L’eventuale ulteriore danno (che andrà però dimostrato in modo analitico: si pensi alla perdita di un’occasione di lavoro, di una coincidenza con il treno o l’aereo, ecc.) potrà essere richiesto attivando una causa civile di risarcimento.


La sentenza

Corte d’Appello di Palermo – Sezione III penale – Sentenza 22 febbraio 2016 n. 648

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DI APPELLO DI PALERMO

TERZA SEZIONE PENALE

Composta dai Signori:

Presidente Raimondo Loforti

Consigliere Egidio La Neve

Consigliere Mario Conte

Il 10/2/16 con l’intervento del Pubblico Ministero rappresentato dal Sostituto Procuratore Generale della Repubblica Dott. Et.Co. e con l’assistenza del Cancelliere Dott.ssa El.Ba.

Ha emesso e pubblicato la seguente:

SENTENZA

Con sentenza del 20.6.2014 il Tribunale di Palermo, in composizione monocratica, ha dichiarato Gi.Um. colpevole del reato di violenza privata – commesso il 20.10.2011 – e l’ha condannato alla pena di mesi sei di reclusione nonché al risarcimento del danno in favore della parte civile ed al pagamento della provvisionale di Euro 5.000,00. Avverso la sentenza ha proposto appello il difensore dell’imputato, che – con il primo motivo – ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato, prospettando che l’imputato non avrebbe opposto un rifiuto reiterato alla richiesta della sorella

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[1] C. App. Palermo, sent. n. 648/2016 del 22.02.2016.

[2] Art. 610 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 48346/15 del 7.12.2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
19 Mag 2016 Marco

Salve,

questa sentenza ha valore anche se la macchina “bloccata” ha parcheggiato dove non doveva parcheggiare – ad esempio in divieto di sosta? Ho visto una situazione dove una macchina aveva sostato (il conducente era comunque nell’auto, stava aspettando un’altra persona) nel posto riservato ad un autobus. L’autobus di linea è arrivato, l’autista ha piazzato l’autobus dietro la macchina in modo che non uscisse, è sceso a prendersi un caffè e ha detto al conducente dell’auto che adesso doveva aspettare i suoi comodi, quando aveva finito allora si sarebbe spostato.

Nel caso specifico come si applica la legge?

Grazie

 
9 Nov 2016 FONZO

ma se l’auto blocca il passaggio ( entrata / uscita ) ad un ‘ altra auto in un cortile , un garage o un cancello privato su cui NON è posto il cartello del passo carrabile autorizzato N ° ecc. costituisce lo stesso il reato ?