Parto: la madre resta anonima ma non dopo la sua morte
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19 Mag 2016
 
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Parto: la madre resta anonima ma non dopo la sua morte

Diritto del figlio a conoscere le generalità della madre dopo il suo decesso.

 

Se lo chiede, la madre partoriente che decide di abbandonare il neonato ha anche diritto a restare anonima per tutto l’arco della propria vita, ma non oltre la morte; dopo il decesso, infatti, scatta il diritto del figlio a conoscere le proprie origini biologiche. È questa l’interpretazione fornita dalla Corte di Appello di Catania [1].

 

 

La madre resta anonima solo se è viva

Dopo il decesso della madre che ha chiesto di restare anonima, il figlio può rintracciare il nome del proprio genitore: la morte, infatti, toglie alla madre ogni diritto all’anonimato.

 

La legge che regola le adozioni e il diritto della madre a restare ignota [2] è costata all’Italia una condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’Uomo; la nostra normativa, infatti, non prevedeva la possibilità, per la prole, di verificare la persistenza della volontà della madre a mantenere l’anonimato. Il che violava, secondo i giudici di Strasburgo, il diritto al rispetto della vita privata e familiare [3]. Così è intervenuta la Corte Costituzionale [4] a dichiarare la parziale illegittimità di tale legge [5] nella parte in cui non prevede la facoltà per l’adottato di far cercare e interpellare la madre in via riservata, per sapere se intenda mantenere l’anonimato.

 

Proprio sulla base di tali circostanze, secondo la Corte d’appello di Catania, una volta sopraggiunta la morte della madre se ne può svelare l’identità, e questo perché altrimenti il figlio non avrebbe mai più la possibilità di verificare il persistere della volontà della propria genitrice a restare anonima, non potendo quest’ultima più manifestare – in quanto defunta – una diversa opinione.

 

Tra i diritti fondamentali dell’uomo [6] c’è quello alla identità personale dell’individuo, nel quale è certamente ricompresa la conoscenza della proprie origini. Un diritto che va bilanciato con il contrapposto diritto della madre a restare anonima, ma non oltre la sua stessa morte, diritto che non può essere trasmesso agli eredi di costei.


La sentenza

FATTO E DIRITTO

…., nata …, ha adito questa Corte esponendo: di essere stata adottata nel 1972 poiché la madre, all’epoca della sua nascita, non aveva consentito ad essere nominata; di avere interesse a conoscere le proprie origini, a ciò ostandovi, fino all’anno 2013, il disposto dell’art. 28 della legge 184/1983 che prevedeva un divieto di accesso alle origini per il nato da parto anonimo; che in data 25.9.2012 la CEDU (Godelli c. Italia) ha condannato l’Italia per violazione dell’art. 8 della Convenzione, perché il divieto di cui all’art. 28 era irreversibile e non era prevista la possibilità di verificare la persistenza della volontà della madre a mantenere l’anonimato; che in data 9.10.2013 si era pronunciata sul punto la Corte Costituzionale italiana (sentenza n. 278 depositata il 18.11.2013), con la quale è stato dichiarato illegittimo l’art. 28 della legge 184/1983 nella parte in cui non prevede la facoltà per il nato da parto anonimo di far ricercare ed interpellare la madre in via riservata, per sapere se intende mantenere l’anonimato ovvero rivelarsi; di avere adito il Tribunale per i minorenni di Catania chiedendo di conoscere, alle condizioni previste dalla sentenza della Corte

Costituzionale, le proprie origini; che il Tribunale per i minorenni di Catania ha dichiarato, con provvedimento del 18 luglio 2014, di

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[1] C. App. Catania, decr. del 13.01.2016.

[2] L. n. 184/1983.

[3] Art. 8 della Convenzione per i diritti dell’uomo.

[4] C. Cost. sent. n. 278/2013.

[5] Art. 28 L. n. 184/1983.

[6] Art. 2 Cost.

 


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