Ricongiungimento familiare: cosa fare se l’ufficio impiega troppo tempo
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21 Mag 2016
 
L'autore
Temistocle Marasco
 


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Ricongiungimento familiare: cosa fare se l’ufficio impiega troppo tempo

Ho richiesto il ricongiungimento familiare per mia moglie da molto tempo, ma non ho ancora ottenuto risposta. Cosa posso fare?

 

Il ricongiungimento familiare è quella domanda attraverso cui l’immigrato che risiede in Italia può richiedere l’ingresso nel nostro Paese della sua famiglia. Per motivi di carattere burocratico, tuttavia, le tempistiche con cui è possibile portare a termine la procedura, già lunghe di per sé, possono dilatarsi a dismisura, lasciando in uno stato di incertezza colui che spera di riabbracciare al più presto i suoi cari.

 

Lo Sportello Unico immigrazione è tenuto a rilasciare al richiedente una copia della domanda e della documentazione, con l’indicazione della data di presentazione. Il suddetto ufficio ha 180 giorni di tempo, a partire dalla data di presentazione della richiesta, per il rilascio del nulla osta al ricongiungimento o per comunicare il rigetto della domanda [1].

 

I tempi possono allungarsi fino al doppio se l’ufficio richiede una integrazione della documentazione: in tal caso, i 180 giorni di tempo che l’ufficio ha per portare a compimento la pratica ripartono dal giorno in cui il richiedente ha fornito alle autorità la documentazione integrativa.

Oltrepassata la suddetta tempistica senza che il richiedente abbia ricevuto una risposta, sia positiva che negativa, è possibile inviare all’ufficio competente una lettera di sollecito a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, contenente i dati necessari a individuare la pratica cui ci si riferisce e la richiesta di conoscere l’esito o comunque lo stato della pratica.

 

Se neppure il sollecito dà dei risultati, il richiedente può inviare una diffida ad adempiere tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.

In ultima analisi, se anche la diffida non dovesse dimostrarsi efficace, non resta che rivolgersi a un avvocato per proporre un’azione legale.

 

Non sussiste più, invece, la possibilità che il familiare all’estero, possa comunque chiedere il visto d’ingresso alla rappresentanza diplomatica o consolare italiana nel proprio paese d’origine, esibendo copia della documentazione rilasciata dallo Sportello Unico, su cui è impressa la data di presentazione, e documentazione comprovante rapporti di parentela, matrimonio, minore età, stato di salute o mancanza di un adeguato sostegno familiare.


[1] Art. 29, c. 8, TU immigrazione.

 


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