Mantenimento: se non viene richiesto non si può cambiare idea
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19 Mag 2016
 
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Redazione
 


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Mantenimento: se non viene richiesto non si può cambiare idea

Nella causa di separazione o divorzio, la domanda per ottenere il riconoscimento, da parte del giudice, dell’assegno di mantenimento, va proposta immediatamente, altrimenti la richiesta è tardiva e, quindi, inammissibile.

 

Impossibile cambiare idea a giochi ormai fatti: quando la causa di separazione o divorzio è già iniziata, il coniuge che inizialmente non abbia fatto riferimento ad alcuna richiesta per ottenere l’assegno di mantenimento non ci può ripensare in corso di giudizio e richiederlo quando ormai l’atto processuale inziale è stato depositato: tale domanda è, infatti, ormai tardiva e, quindi, inammissibile. Lo ha chiarito la Cassazione con una recente ordinanza [1].

 

Anche nelle cause di separazione e divorzio devono applicarsi i normali principi del processo civile, principi che obbligano le parti a proporre tutte le loro richieste con il primo atto processuale (la citazione o la comparsa di risposta, a seconda che si tratti dell’attore o del convenuto). Non vi è possibilità di introdurre nel processo altre domande in momenti successivi, anche se vi sia stato un ripensamento.

 

Ciò vale anche per la richiesta di mantenimento fatta da un coniuge nei confronti dell’altro. Peraltro – chiarisce la Cassazione – tale domanda non richiede formule particolari e può essere anche implicita in deduzioni rivolte al conseguimento dell’assegno stesso. In pratica, per verificare se sia stata davvero formulata la richiesta di mantenimento, il giudice non deve tanto guardare il tenore letterale degli atti, ma la loro sostanza.

 

Pertanto, se neppure per implicito può desumersi dagli atti la formulazione di una richiesta di condanna dell’ex coniuge al mantenimento, il giudice non potrà pronunciarsi su di essa.

 

 

Quando si può ottenere il mantenimento in un momento successivo

Niente cambi di idea, quindi, nel corso del processo. Tuttavia, la legge consente sempre la possibilità di una modifica della sentenza di separazione o divorzio, con rideterminazione degli importi dovuti a titolo di mantenimento. Ma perché ciò avvenga è necessario che muti la situazione reddituale di uno dei due coniugi: mutamento che pertanto deve essere successivo alla sentenza stessa e non poteva essere prevedibile in precedenza. Insomma, si deve trattare di fatti sopravvenuti che abbiamo riportato uno squilibrio tra i redditi degli ex marito e moglie.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 11 aprile – 5 maggio 2016, n. 8990
Presidente Ragonesi – Relatore Genovese

Fatto e diritto

Ritenuto che il consigliere designato ha depositato, in data 20 luglio 2015, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ.:
«Con sentenza in data 17 febbraio 2014, la Corte d’Appello di Catanzaro ha disatteso l’appello, volto al riconoscimento di un assegno di mantenimento, proposto dalla sig.ra A. B. contro la pronuncia del Tribunale di Cosenza che, nel contraddittorio delle parti, aveva pronunciato la cessazione degli effetti civili del matrimonio religioso contratto con il coniuge S.A., dichiarando inammissibile, perché intempestiva, la domanda di riconoscimento dell’assegno divorzile.
Secondo la Corte territoriale, la sentenza di primo grado meritava conferma atteso che la domanda di riconoscimento dell’assegno divorzile sarebbe stata ritualmente proposta solo con la memoria davanti al GI e, quindi, tardivamente, oltre il termine di venti giorni concessi al convenuto per costituirsi in giudizio e spiegare eventuali domande riconvenzionali.
Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione la sig.ra M., con atto notificato il 31 marzo 2015, sulla base di due motivi

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[1] Cass. ord. del 5.05.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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