Evasione IVA: prima il conto della società, poi la casa dell’imprenditore
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19 Mag 2016
 
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Evasione IVA: prima il conto della società, poi la casa dell’imprenditore

Omesso versamento dell’IVA: dopo la riforma fiscale, si deve procedere prima alla confisca dei beni dell’azienda, come il conto corrente, e solo dopo si può agire su quelli della persona fisica.

 

Con l’ultima riforma fiscale [1], l’omesso versamento di IVA viene punito penalmente solo dopo il superamento della soglia di 250mila euro (prima di tale importo resta solo un illecito tributario che autorizza, tutt’al più, la riscossione forzata da parte dell’Esattore); inoltre, anche dopo che sia stata superata la soglia limite, lo Stato deve sequestrare prima i beni della società (ad esempio i conti correnti) e solo dopo, in caso di insuccesso, quelli dell’imprenditore, persona fisica (ad esempio, la casa privata). Lo ha chiarito la Cassazione con una sentenza di qualche ora fa [2].

 

 

Confisca per omesso versamento di IVA

La nuova norma, introdotta l’anno scorso, stabilisce quanto segue:

 

Nel caso di condanna o di patteggiamento per reati tributari è disposta la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, oppure, se non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto.

 

Tale previsione, dunque, ricorda la Cassazione, si applica anche in caso di evasione dell’IVA.

 

 

L’evasione IVA salva l’imprenditore

L’evasione Iva della società fa scattare prima la confisca sui conti della società e poi, se nelle casse dell’azienda non c’è la disponibilità sufficiente, sui beni dell’amministratore.

 

In questo modo l’imprenditore può salvare dalla confisca i suoi beni nel caso in cui la società non abbia versato l’IVA per importi superiori a 250mila euro, per i quali, infatti, scatta il reato.

 

La confisca diretta del profitto di reato – scrive la Corte – è possibile anche nei confronti di una persona giuridica per le violazioni fiscali commesse dal legale rappresentante o da altro organo della persona giuridica nell’interesse della società, quando il profitto o i beni direttamente riconducibili a tale profitto siano rimasti nella disponibilità della persona giuridica medesima; infatti, il profitto del reato può consistere nel risparmio di spesa corrispondente alla somma non versata alla scadenza (o nei beni acquisiti mediante il suo reinvestimento).

Solo nel caso di impossibilità di effettuare la confisca diretta del profitto (quella cioè in capo all’azienda) si può passare a quella per valore [3] in capo all’amministratore.

 

In ultimo, secondo la Corte, non è possibile applicare il sequestro sia all’imprenditore che all’azienda.


[1] Art. 12 bis d.lgs. n. 74/2000 modificato dall’art. 10 del d.lgs. n. 158/2015.

[2] Cass. sent. n. 20763/2016 del 19.05.16.

[3] Come si evince dal tenore testuale dell’art. 322-ter, cod. pen.

 


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