Licenziamento anche dopo un anno dall’illecito disciplinare
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19 Mag 2016
 
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Licenziamento anche dopo un anno dall’illecito disciplinare

La contestazione deve essere tempestiva, ma rispetto al momento di accertamento del comportamento illecito del dipendente: se serve diverso tempo per svolgere le indagini in azienda, il licenziamento può arrivare anche a distanza di mesi.

 

Grave inadempimento del dipendente, ma il licenziamento arriva dopo ben 18 mesi: possibile? Sì, se per effettuare gli accertamenti del caso è necessario tutto questo tempo. Del resto sarebbe assurdo pensare che l’azienda possa intimare un licenziamento ancor prima di avere la certezza dell’illecito disciplinare commesso del lavoratore. Così, sebbene la legge stabilisca che la contestazione dell’irregolarità del dipendente debba essere effettuata immediatamente, è anche vero che questo concetto è relativo e va valutato caso per caso, in base alla necessità del datore di lavoro di acquisire piena conoscenza delle circostanze di fatto. Sono questi i chiarimenti che provengono da una sentenza della Cassazione di poche ore fa [1].

 

 

La contestazione deve essere tempestiva

La contestazione dell’addebito deve essere tempestiva, con riferimento al momento della commissione del fatto o della conoscenza del fatto stesso da parte del datore di lavoro [2]. È una tempestività relativa, essendo compatibile con un intervallo di tempo necessario per l’accertamento e la verifica dei fatti e per un’adeguata valutazione della gravità dell’addebito, dovuto, per esempio, alla complessità della struttura organizzativa dell’impresa.

 

Secondo la Suprema Corte si può considerare tempestiva la contestazione disciplinare attivata un anno e mezzo dopo la scoperta delle violazioni se quel tempo è necessario al datore per acquisirne piena conoscenza, con complesse indagini, e scoprirne la rilevanza poiché “non basta il semplice sospetto per la contestazione ancor prima di conoscere l’esito delle verifiche in corso: diversamente si costringerebbe l’azienda ad anticipare la contestazione senza ancora disporre dei dati conoscitivi per valutare le giustificazioni eventualmente offerte dal lavoratore”.

 

La tempestività d’una contestazione disciplinare va valutata non muovendo dall’epoca dell’astratta conoscibilità dell’infrazione, bensì – come già anticipato – dal momento in cui il datore di lavoro ne acquisisca in concreto piena conoscenza. Insomma, solo quando l’azienda abbia la certezza dell’illecito può procedere ad attivare il procedimento – previsto dallo statuto dei lavoratori – necessario per poter poi intimare il licenziamento.

 

 

La vicenda

Un agente liquidatore, assunto presso una assicurazione, era stato licenziato per una serie di ripetute e gravi irregolarità nella liquidazione di diversi sinistri tutte a vantaggio dello stesso avvocato. La contestazione dell’azienda era però avvenuta dopo ben 18 mesi, sicché il dipendente, nell’impugnare il licenziamento, aveva contestato la mancata tempestività nel procedimento disciplinare. L’argomento, però, non ha convinto i giudici. La complessa la ricostruzione delle vicende protrattesi nell’arco di un biennio aveva infatti richiesto verifiche più approfondite.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 3 marzo – 19 maggio 2016, n. 10356
Presidente Nobile – Relatore Manna

Svolgimento del processo

Con sentenza n. 255/13 la Corte d’appello di Firenze rigettava il gravame di S.L. contro la sentenza n. 374/12 del Tribunale della stessa sede, che ne aveva respinto l’impugnativa del licenziamento disciplinare intimatogli il 27.7.11 da Fondiaria SAI S.p.A. (alle cui dipendenze lavorava con mansioni di liquidatore sinistri) per ripetute e gravi irregolarità da parte sua (nel periodo 2008-10) nelle liquidazioni di 26 sinistri, tutte a vantaggio dello stesso avvocato che assisteva i diversi aventi diritto ai risarcimenti.
Per la cassazione della sentenza ricorre S.L. affidandosi a quattro motivi.
Fondiaria SAI S.p.A. resiste con controricorso.
Le parti depositano memoria ex art. 378 c.p.c..

Motivi della decisione

1.1. – Il primo motivo denuncia vizio di motivazione per avere la Corte territoriale fondato la propria decisione su una prassi non dimostrata né dedotta da Fondiaria SAI S.p.A., minimizzando – invece – l’assenza di norme procedurali espresse circa le corrette modalità tecniche di liquidazione; si obietta in ricorso che la sentenza non ha valorizzato neppure l’archiviazione in sede penale

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[1] Cass. sent. n. 10356/2016 del 19.05.16.

[2] Cass. sent. n. 25070/2013, n. 7499/2013, n. 12702/2012, n. 3058/2013.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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