L’interruzione della prescrizione non si prova coi testimoni
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19 Mag 2016
 
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L’interruzione della prescrizione non si prova coi testimoni

Venuta meno l’utilizzabilità di alcune dichiarazioni scritte di ammissione del debito, perché disconosciute dalla parte, l’esistenza del credito, ormai prescritto, non può essere dimostrata con testimoni.

 

Impossibile salvare dalla prescrizione un credito, dimostrando con testimoni che, nel frattempo, il debitore ha riconosciuto il proprio debito e che tale riconoscimento ha interrotto il decorso della prescrizione. L’interruzione della prescrizione non può essere dimostrata oralmente. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

 

La vicenda

Il titolare di un credito aveva dimostrato la sussistenza dello stesso oltre i normali termini di prescrizione perché erano intervenuti delle dichiarazioni di ammissioni del debito, rilasciate per iscritto dallo stesso debitore. Senonché quest’ultimo aveva disconosciuto tali documenti e il creditore non aveva, a sua volta, proposto l’istanza di verificazione delle scritture private. Venuta meno la validità e l’utilizzabilità, in processo, di tali ammissioni del debito, il creditore aveva chiesto di provare l’interruzione

 

 

L’ammissione del debito non si prova coi testimoni

È pertanto impossibile – secondo la Corte – dimostrare, con testimoni, l’esistenza di un credito solo perché il debitore lo ha esplicitamente ammesso in presenza di altre persone prima che il credito si prescrivesse (così interrompendo la prescrizione e facendola decorrere nuovamente da capo). E ciò per via della tassatività degli atti interruttivi della prescrizione [2].


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 4 febbraio – 18 maggio 2016, n. 10149
Presidente Berruti – Relatore Carluccio

Svolgimento del processo

1. G.A. (poi, per intervenuta successione nel processo, O.M. , dapprima quale erede della G. insieme al padre Ol.Ma. , poi anche quale erede del padre), nel maggio 2005, convenne in giudizio la cognata M.R. e il nipote di questa Mu.Pi. .
Assunse di essere creditrice (per l’importo di oltre 132 mila Euro, anche se erroneamente indicato in Euro 258 mila nella conversione delle originarle Lire in Euro) nei confronti del fratello Paolo in forza di vari prestiti, riconosciuti in tre scritture da lui sottoscritte (l’ultima delle quali del novembre 1995). Dopo la morte di questi, agi per la restituzione e chiese la condanna in solido della moglie (M.R. ) e del di lei nipote (Mu. ), oltre al risarcimento del danno di entrambi da responsabilità extracontrattuale, per aver cooperato al fine di determinare l’insolvenza del debitore originario e al fine di distogliere il patrimonio della M. alla garanzia del credito.
1.1. Il Tribunale ritenne non disconosciute dall’erede le scritture di riconoscimento del debito e ritenne infondata l’eccezione di prescrizione per essere stato il termine decennale interrotto sino all’ultimo atto di riconoscimento

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[1] Cass. sent. n. 10149/2016 del 18.05.2016.

[2] Cass. sent. n. 18243/2003.

 

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