Il giudice che nomina sempre gli stessi CTU è responsabile
Lo sai che?
19 Mag 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Il giudice che nomina sempre gli stessi CTU è responsabile

Procedimento disciplinare per il giudice che non rispetta l’equa ripartizione degli incarichi nelle nomine dei consulenti tecnici d’ufficio, ma preferisce sempre le stesse persone.

 

Il giudice non può nominare sempre gli stessi Consulenti tecnici d’ufficio (CTU), anche se il rapporto con questi si è ormai consolidato per via delle comprovate capacità ed efficienza nello svolgere le perizie. Se lo fa, violando così i criteri di equa rotazione stabiliti dal codice di procedura civile, rischia un procedimento disciplinare. È quanto chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

 

Scelte rotatorie dei CTU

Il codice di procedura civile [2] stabilisce che, nella nomina dei consulenti tecnici d’ufficio, gli incarichi siano equamente distribuiti tra gli iscritti nell’albo in modo tale che a nessuno dei consulenti iscritti possano essere conferiti incarichi in misura superiore al 10% di quelli affidati dall’ufficio. Sul rispetto di tali soglie è tenuto a vigilare il Presidente del tribunale. Solo questi è, infatti, in condizione di avere cognizione dell’insieme degli incarichi affidati. Sarà sempre il presidente a garantire che sia assicurata l’adeguata trasparenza nell’assegnazione delle perizie anche attraverso gli strumenti informatici.

 

Non c’è quindi possibilità di “fidelizzazioni” particolari tra giudice e perito d’ufficio neanche in caso di comprovata esperienza e capacità. La preferenza non può mai superare il 10% del totale degli incarichi.

 

Ma il limite del 10% indicato dal codice di procedura riguarda il singolo magistrato oppure l’ufficio giudiziario complessivamente inteso? Secondo la Corte, tale limite riguarda l’Ufficio giudiziario complessivamente inteso, e non quindi ogni singolo magistrato (che peraltro non è in grado di conoscere il dato statistico complessivo essendo esso semmai riservato al Presidente del Tribunale). Anche per questo il limite del 10% cui fa riferimento la norma non può essere capziosamente utilizzato dal singolo magistrato per sollevarsi da responsabilità in caso di mancata equa distribuzione degli incarichi.

 

La sentenza ha pertanto escluso che il limite del 10% sia da applicare agli incarichi conferiti dai singoli magistrati. È ovvio, infatti, che nei tribunali di dimensioni medio-grandi la percentuale fissata sarebbe talmente alta, che ogni giudice potrebbe concentrare gli incarichi su un unico consulente senza mai raggiungerla. Il criterio corretto è nell’«equa distribuzione degli incarichi che fa in ogni caso capo ai singoli magistrati e che non è suscettibile di una predeterminazione numerica o percentuale, dovendosene di caso in caso verificare la violazione».


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza 5 aprile – 18 maggio 2016, n. 10157
Presidente Rordorf – Relatore Ragonesi

Svolgimento del processo

D.L. – giudice presso il Tribunale di Locri – stato sottoposto al giudizio della Sezione disciplinare perché incolpato della violazione degli artt. 1 e 2, lettere a), g) e n), del d.lgs. n. 109 del 2006, per avere tra il 2011 e il primo trimestre del 2014, effettuato nomine di consulenti tecnici d’ufficio in controversie previdenziali in violazione del criterio della rotazione, in quanto su un totale di 2.239 incarichi, 415, 252 e 177 erano stati affidati a tre professionisti, disattendendo anche gli specifici richiami rivoltigli dal Presidente del Tribunale; nonché per avere, nell’anno 2009, conferito incarichi a due dei tre professionisti in numero di 172 e 71.
La Sezione disciplinare, con sentenza n. 76 del 2015, pronunciata in data 12 giugno 2015 e depositata l’8 luglio 2015, ha affermato la responsabilità dell’incolpato, applicando la sanzione della perdita dell’anzianità di un anno.
Esclusa la sussistenza dell’illecito di cui all’art. 2, lettera a), la Sezione disciplinare ha accertato la violazione dell’obbligo di assicurare la trasparenza nella trattazione degli affari di cui all’art. 2 lettere g) ed n)

Mostra tutto

[1] Cass. S.U. sent. n. 10157/16 del 18.05.2016.

[2] Art. 23 disp. att. cod. proc. civ.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti
11 Ott 2016 graziamaria.callari

vorrei sapere ,io qui ho avuto per mio figlio Italo francese ,danni di salute ,e di tant e ingiustizie ,vorrei saper per danni subiti mobbing ,niete viste tenuto sequestro di libertà ecc, io ho risciato tutto lavoro denaro per avere un figlio ridotto al 100X100 invalido ,e una vergogna sto male ,a pesare che cosa abbiamo subito