La consulenza tecnica d’ufficio – CTU
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20 Mag 2016
 
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Maura Corrado
 


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La consulenza tecnica d’ufficio – CTU

La CTU è uno strumento a cui il giudice ricorre per ottenere nozioni specialistiche su dati tecnici di particolare complessità o per svolgere indagini che richiedono competenze specifiche che egli non possiede. Chi è il consulente? Quali sono gli effetti della sua attività sul giudizio?

Quando interviene il consulente tecnico?

Per quanto un magistrato possa essere pienamente edotto sulla materia oggetto di contrasto tra le parti che a lui si rivolgono, vi sono casi in cui il sapere prettamente giuridico non basta: in ipotesi di questo genere un valido strumento risulta essere la consulenza tecnica d’ufficio (chiamata normalmente CTU), a cui il giudice, in qualunque momento del giudizio, può decidere di ricorrere per ottenere nozioni specialistiche su dati tecnici di particolare complessità o per svolgere indagini che richiedono competenze specifiche [1]. Il consulente – pertanto – opera sotto le direttive del giudice istruttore e può fornire elementi per orientare l’ulteriore svolgimento della sua attività.

Facciamo un esempio che ci aiuti a comprendere meglio: ipotizziamo che il giudice debba valutare, per quantificare un danno posto alla base di una richiesta di risarcimento, il grado di invalidità del soggetto che ha subito lesioni fisiche. Chiaramente non sarà certo il magistrato a poterlo in prima persona visitare né si potrà basare semplicemente sulle parole dei testimoni i quali dichiarino che il danneggiato non può camminare o soffre di particolari disturbi. Qui entra in gioco il consulente tecnico: si tratta di un esperto (in questo caso un medico legale) che, a seguito di apposite indagini, formuli e riferisca, assumendosene la responsabilità, i giudizi tecnici necessari per giungere ad una corretta valutazione della percentuale di invalidità a cui correlare la determinazione del danno risarcibile.

La CTU, quindi, viene disposta dal giudice d’ufficio, anche se in pratica ciò avviene spesso su sollecitazione della parte interessata già con l’atto di costituzione in giudizio, formulando, contestualmente, il quesito da sottoporre al consulente. È comunque il giudice a decidere discrezionalmente se disporre o meno la consulenza.

 

 

Chi può essere consulente?

Per facilitare la scelta del giudice, presso ogni tribunale è istituito un albo speciale dei consulenti tecnici, suddiviso in categorie: medico-chirurgica, industriale, commerciale, agricola, bancaria e assicurativa. A tale albo non può iscriversi chiunque ma solo soggetti in possesso di caratteristiche ben precise: specifica competenza  tecnica  in una determinata materia; iscrizione nei rispettivi albi professionali; esemplare condotta morale.

 

 

Cosa fa il consulente?

Il consulente tecnico deve ottemperare agli obblighi derivanti dal compito assegnatogli, sotto la vigilanza del presidente del tribunale che può promuovere procedimenti disciplinari contro quelli che non hanno tenuto una condotta morale specchiata o non hanno svolto i compiti loro affidati. Occorre ricordare, infatti, che l’infedele o cattiva attività di consulenza fa sorgere a carico del consulente una responsabilità diretta nei confronti delle parti in causa, volta al risarcimento dei danni causati dall’errata perizia. In caso di colpa grave del consulente, è prevista anche una sua responsabilità penale.

 

 

Quali sono i passaggi fondamentali della CTU?

Il primo passaggio è l’ordinanza di ammissione che viene emessa dal giudice quando decide di disporre una CTU. In tale ordinanza il giudice:

  • nomina il consulente tecnico (in caso di grave necessità o quando la legge espressamente lo dispone, il giudice può disporre la nomina di più consulenti);
  • formula i quesiti ai quali il consulente deve rispondere;
  • fissa l’udienza nella quale il consulente deve comparire.

Il giudice assegna inoltre alle parti un termine entro il quale possono nominare, con dichiarazione ricevuta dal cancelliere, un consulente tecnico di parte, ossia un altro professionista che, però, opera nel loro interesse.

 

L’ordinanza di nomina viene notificata (anche per via telematica) al consulente a cura del cancelliere con invito a comparire all’udienza fissata dal giudice, nel corso della quale presterà giuramento: lo stesso giudice gli ricorda l’importanza delle funzioni che è chiamato ad adempiere, finalizzate a far conoscere la verità.

 

Il consulente tecnico dà, quindi, inizio alle operazioni peritali e, in particolare:

  • assiste alle udienze alle quali è invitato dal giudice istruttore;
    compie tutte le indagini commissionategli, anche al di fuori della circoscrizione giudiziaria in cui opera;
  • se autorizzato, può richiedere chiarimenti alle parti, assumere informazioni da terzi o, anche, eseguire piante, calchi e rilievi;
  • se autorizzato, può servirsi di più ausiliari specializzati, per il compimento di attività materiali o di indagini specifiche.

Terminate le operazioni peritali, di regola il consulente redige una relazione tecnica, che sarà trasmessa anche alle parti e che contiene risposte esaustive al quesito che il giudice gli ha posto, le osservazioni e le istanze formulate delle parti e dai loro consulenti durante le operazioni. Tale relazione verrà esaminata dal giudice, il quale potrà anche chiedere ulteriori chiarimenti al consulente o l’esecuzione di indagini suppletive.

 

 

Quali sono gli effetti pratici della CTU?

Per quanto riguarda l’efficacia dell’attività posta in essere dal consulente, specifichiamo che il giudice nell’assumere la decisione non è vincolato dalle risultanze della consulenza d’ufficio, anche se contiene valutazioni ed accertamenti tecnici che non sarebbe stato possibile svolgere altrimenti. Dalle deduzioni del consulente tecnico il giudice è, infatti, libero di trarre autonome e logiche conclusioni [2]. Allo stesso modo, egli non è tenuto a giustificare le ragioni della propria adesione alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, se mancano contrarie argomentazioni delle parti. Al contrario, se le critiche mosse alla consulenza sono specifiche e tali, se fondate, da condurre ad una decisione diversa da quella adottata, non può esimersi da una più puntuale motivazione.


[1] Art. 61 cod. proc. civ.

[2] Cass. sent. n. 9922 del 20.07.2001;  C. App. Milano, sent. n. 2114, del 12.07.2008.

 


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Commenti
21 Mag 2016 Adolfo Guzzetti

Grazie per le interessanti informazioni che inserite nel Vostro portale. Mi sono permesso di inserire il link, a questa pagina, nel mio profilo Linkedin, per meglio spegare chi è il CTU.
Sono iscritto agli Albi del Tibunale di Busto Arsizio, per la mia professione, come CTU e CTP.