Verso il meeting LLpT, Cataldi: «Social media fondamentali anche per gli avvocati»
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20 Mag 2016
 
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Redazione
 


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Verso il meeting LLpT, Cataldi: «Social media fondamentali anche per gli avvocati»

Roberto Cataldi, mastermind e titolare del sito StudioCataldi spiega le ragioni del successo di un professionista che sa usare internet.

 

Dai tribunali agli studi legali, la giustizia ora si fa sul web. Voglio sapere come comportarmi con l’Agenzia delle entrate? Cerco su Google. Ho bisogno di approfondire meglio l’argomento? Allora chiedo la consulenza telematica. Il trend è in forte crescita e i numeri del portale Laleggepertutti.it lo confermano. Anche le professioni legate al mondo del diritto stanno sbarcando sul mondo dei social network. Una guerra dei mondi? In parte sì. Ma la prospettiva è che si vada verso un’alleanza definitiva.

Ne è convinto Roberto Cataldi, avvocato, autore di numerosi saggi e direttore della rivista telematica www.studiocataldi.it. «Che ci piaccia o no, i social media sono uno straordinario canale di marketing anche per gli studi legali. Non se ne può fare a meno».

L’avvocato parla della sua esperienza al nostro portale in vista del secondo meeting nazionale organizzato da Laleggepertutti. Cliccando qui puoi trovare il programma completo dell’evento che si svolgerà il 27 maggio a Milano.

 

Avvocato Cataldi, il suo lavoro le ha dato la possibilità di conoscere il tradizionale mondo giuridico e poi quello digitale. Dal suo punto di vista la comunicazione in rete è solo una moda oppure è indispensabile per i professionisti?

Sono vere un po’ entrambe le cose nel senso che la comunicazione internet ha avuto una straordinaria diffusione proprio perché è diventata un trend. Oggi è diventato uno strumento indispensabile per i professionisti del diritto che hanno bisogno non solo di comunicare ma anche di poter attingere a informazioni in tempo reale. Personalmente sono stato sempre un fautore della tecnologia, ma bisogna fare attenzione a non perdere di vista la semplicità. Quando mi sono affacciato per la prima volta nelle aule di un tribunale non avevamo a disposizione neppure le fotocopiatrici e ci servivamo della carta carbone per fare le copie dei verbali. Con larrivo dei primi computer molte cose sono cambiate ma è anche vero che si è persa di vista quella semplicità inizialmente imposta proprio dai pochi mezzi a disposizione.

 

Perché un avvocato dovrebbe conoscere bene le regole della rete oltre a quelle del diritto?

Le due cose sono divenute inscindibili anche se debbo riconoscere che gli avvocati della mia età fanno un po’ di fatica a cimentarsi con le nuove tecnologie. L’avvocato anziano una volta era depositario di un prezioso bagaglio di conoscenze. Oggi questa ricchezza si è persa ed è più l’avvocato anziano ad avere bisogno di un avvocato giovane. Se non altro perché il legislatore ha iniziato a rimaneggiare di continuo le regole dei processi creando vere e proprie trappole processuali e dimenticando che ai cittadini interessa molto di più una giustizia focalizzata sul diritto sostanziale piuttosto che una giustizia basata sul rispetto delle forme. Dovremmo chiederci se può considerarsi normale che un cittadino possa perdere una causa, anche se nella sostanza ha ragione, solo perché si è commesso un errore procedurale.

 

Cosa comporta una eventuale non conoscenza dei social media?

Oggi si rischia di restare fuori dal mercato perché i social media sono uno straordinario canale di marketing anche per gli studi legali. Che ci piaccia o no, per il momento non se ne può fare a meno specialmente in una fase di crescita come quella che il mondo social sta attraversando.

È vero: in futuro le cose potrebbero cambiare. Del resto in un mondo finito nulla può crescere all’infinito.  Ma come scriveva il filosofo Alfred North Whitehead «nonostante queste condizioni di finitezza siamo circondati da possibilità che sono infinite, e lo scopo della vita è cogliere il più possibile da questa infinità».

 

Cè ancora molta strada da percorrere, oppure in generale (da parte dei giuristi) cè unadeguata cultura del social media marketing?

I social media sono un canale di marketing abbastanza recente e in continua evoluzione. Da quello che posso vedere c’è uno iato incolmabile tra avvocati della mia età e giovani avvocati. Molti dei primi non hanno ancora una adeguata cultura del social media marketing e continuano a “vivere di rendita”, ossia a beneficiare della notorietà ottenuta dal proprio studio nel corso degli anni. Ma senza il marketing oggi non si va da nessuna parte. E il marketing sta diventando sempre più social.

Quanto ai più giovani (mi riferisco a quelli che sono nati dentro alla tecnologia e cresciuti con la tecnologia) le cose sono di certo molto più semplici.

Bisogna solo fare attenzione ad una cosa: tutto ciò che appartiene al mondo della tecnologia deve aiutarci a migliorare la nostra vita e non a renderla più complicata come a volte purtroppo accade. E non dobbiamo mai rottamare il passato: oggi è molto facile diventare amici su Facebook, ma infinitamente più difficile essere amici per davvero.

 

Secondo lei quali sono le prospettive legate al mondo del social media e a quello del diritto?

Personalmente sono convinto che la condivisione della conoscenza giuridica passerà sempre di più attraverso i canali social. Oggi non c’è un sito di informazione giuridica che non condivida i propri contenuti nei social. Sul futuro preferisco non fare previsioni. Sarebbe un po’ come guidare di notte a luci spente. Del resto in questi anni abbiamo assistito a cambiamenti inimmaginabili dove la realtà ha superato persino l’immaginazione. Sta di fatto che gli scenari futuri sono sempre molto aperti. Tutto dipenderà da noi e da come sapremo cogliere le opportunità che di volta in volta ci offrirà questo mondo in continua inarrestabile evoluzione.


 


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