Congedo matrimoniale anche nel caso di seconde nozze
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20 Mag 2016
 
L'autore
Simone Melina
 


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Congedo matrimoniale anche nel caso di seconde nozze

Chi si sposa per la seconda volta ha comunque diritto al permesso retribuito per 15 giorni consecutivi.

 

Tutti i lavoratori dipendenti nel caso di matrimonio celebrato con effetti civili hanno diritto ad un congedo matrimoniale retribuito e ciò vale anche nel caso di seconde nozze. Il congedo matrimoniale è un periodo di sospensione giustificata dal lavoro ovvero un permesso retribuito.

Di tale diritto possono usufruire tutti i lavoratori che si sposano con rito civile, non religioso, e che hanno un rapporto di lavoro che dura da almeno una settimana. Non è riconosciuto ai lavoratori in prova.

 

La normativa in materia di congedo matrimoniale risale agli anni 30 e le ulteriori disposizioni riguardanti le modalità per usufruire di questo permesso sono disciplinate dai Contratti Collettivi Nazionali che regolano i rapporti di lavoro e dalle circolari INPS [1].

 

La durata del congedo matrimoniale è 15 giorni di calendario, non lavorativi, comprensivi anche dei sabati, delle domeniche e dei giorni festivi, e va fruito in modo consecutivo, non frazionabile.

L’inizio del congedo matrimoniale coincide di norma con la data di celebrazione del matrimonio oppure entro 30 giorni dal matrimonio quando non sia possibile usufruirne nell’immediatezza per esigenze aziendali.

 

La richiesta di congedo deve essere effettuata dal lavoratore al datore con anticipo, indicando la data del matrimonio e il periodo in cui si intende fruire dello stesso. La domanda deve essere fatta con un preavviso di almeno 6 giorni dal suo inizio, anche se esistono CCNL che prevedono un preavviso 10 o 15 giorni; quindi prima viene formulata meglio è.

Al rientro dal congedo il lavoratore è tenuto, entro 60 giorni, a fornire al datore di lavoro copia del certificato di matrimonio.

Di tale diritto possono godere anche coloro che si sposano per la seconda volta, in quanto requisito necessario per la fruizione dello stesso è che il matrimonio sia stato celebrato con rito civile e non religioso. Dello stesso avviso anche la giurisprudenza che ha statuito che la normativa in materia di congedo matrimoniale non può essere soggetta a interpretazione restrittiva in quanto tale istituto non prevede alcuna limitazione e, quindi, ogni tipo di contenimento è da considerarsi abusivo [2].

 

Alla luce di quanto sopra, quindi, il diritto al congedo matrimoniale può essere usufruito da tutti i lavoratori che si devono sposare anche per la seconda volta purché il rapporto di lavoro duri da almeno una settimana.

 

Il caso

Una signora, dipendente di una grossa società, nel 2000 si sposava in prime nozze.

A seguito di vari problemi coniugali, nel 2014 la signora presentava ricorso per separazione giudiziale.

Nel corso del procedimento i coniugi riescono a raggiungere accordi in merito alle condizioni di separazione e la stessa da giudiziale diventa consensuale nel 2015.

Successivamente la signora, non avendo figli, nel 2016 divorzia dal marito innanzi all’Ufficiale di stato Civile, Sindaco.

Dopo qualche tempo la signora, volendosi risposare con il nuovo compagno, presenta all’azienda datrice di lavoro richiesta di congedo matrimoniale.

L’azienda nega tale diritto affermando pretestuosamente che il diritto al congedo matrimoniale non è dovuto nel caso di seconde nozze.

La signora si reca da un legale tramite il quale invia una lettera di contestazione all’azienda datrice di lavoro nella quale fa presente il fatto che la normativa in materia di congedo matrimoniale non prevede alcun tipo di limitazione in ordine alla fruizione di tale diritto e che quindi deve essere concesso anche in caso di seconde nozze.


[1] RDL 24 giugno 1937 n. 1334.

[2] T.A.R. Lazio sent. n. 11 del 15.01.1991: “è quindi arbitrario restringere il suo campo di applicazione ai soli casi prime nozze”.

 


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