I patti prematrimoniali: la nuova proposta di legge
Miscellanea
20 Mag 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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I patti prematrimoniali: la nuova proposta di legge

Dopo il divorzio breve, che è già legge, arrivano gli accordi prematrimoniali. Cosa sono, come funzionano, chi può stipularli, quanto costano. 

 

 

Che cosa sono sono i patti prematrimoniali?

In inglese si chiamano  “prenuptial agreement“: i patti prematrimoniali sono veri e propri contratti con i quali i futuri sposi si accordano – prima di salire sull’altare – tanto sulle questioni relative ai reciproci obblighi connessi al matrimonio, tanto su quelle che sorgeranno nel caso di eventuale e successivo scioglimento per separazione e divorzio. L’obiettivo, quindi, è quello di risolvere preventivamente ogni eventuale controversia.

In altri paesi europei sono in uso da anni. In Italia potrebbero diventare realtà a breve: vediamo allora in che cosa consistono.

 

 

Perché in Italia non sono validi?

Nel nostro Paese, i patti prematrimoniali non sono considerati validi, in quanto considerati accordi che incidono sui diritti “indisponibili” dei coniugi e caratterizzati da una illiceità di fondo, essendo finalizzati a circoscrivere, in modo espresso o indirettamente, il diritto di difesa in un futuro procedimento di divorzio [1].

Tuttavia, di recente, alcune pronunce dei giudici di legittimità hanno mostrato una certa apertura, riconoscendo la libertà dell’autonomia privata anche all’interno del diritto di famiglia: autonomia che permette ai coniugi di disporre del proprio patrimonio nell’ottica della fine dell’unione, a patto che l’accordo non contenga disparità o sproporzioni nelle prestazioni da effettuare reciprocamente [2].

 

 

Qual è l’obiettivo principale dei patti prematrimoniali?

Oggi i coniugi possono scegliere il regime patrimoniale di coppia, optando ad esempio per la comunione o per la separazione dei beni. La proposta di legge in materia amplia il campo [3]. Stabilisce che marito e moglie possano decidere, anche prima di sposarsi, come regolare i loro rapporti economici futuri nell’ottica di una eventuale separazione o di un possibile divorzio. La forma è  quella di un vademecum scritto, una convenzione che, però, sarà vincolante. L’intento principale è quello tutelare il partner sino al possibile naufragio del matrimonio, impegnandosi per gestire al meglio non solo il loro legame, ma anche la sua fine. Secondo indagini effettuate sarebbe ormai un dato di fatto che mettersi d’accordo prima, in serenità e con pacatezza, significa porre le basi per un’unione più duratura, proprio perché più trasparente.

 

 

Quando ci sono figli, come ci si regola con i patti?

Gli accordi riguardanti figli minorenni e figli maggiorenni non economicamente autosufficienti devono essere autorizzati prima da un magistrato. Nella proposta di legge si parla anche di clausole ad hoc per i figli disabili e di tutela degli eredi legittimi.

 

 

A chi ci si dovrà rivolgere per sottoscrivere le convenzioni?

Per sottoscriverli due, ad oggi, sarebbero le strade possibili:

  • davanti a un notaio, alla presenza di due testimoni,
  • con la procedura della negoziazione assistita da uno o più legali.

È difficile fare previsioni sulle tariffe ma i costi dovrebbero essere contenuti, abbordabili per tutti. Infatti, prevedendo la negoziazione assistita e non solo l’atto pubblico notarile, si intende andare proprio in questa direzione: consentire a chiunque di esercitare questo diritto, con esborsi minimi.

 

 

Ci saranno dei limiti alla regolamentazione?

Attualmente, l’intenzione è quella di dare la possibilità di regolamentare solo i futuri rapporti economici e personali. Un esempio? Un coniuge potrebbe rinunciare a essere mantenuto dall’altro, fatto salvo il diritto agli alimenti. Oppure sarà possibile stabilire prima se, dopo la separazione, l’ex moglie o l’ex marito versino alla controparte una somma periodica o una cifra una tantum. La convenzione potrebbe contenere anche la previsione della possibilità, da parte della moglie, di mantenere il cognome del marito. O, ancora, si deciderà prima come disporre di case e appartamenti o a chi andranno i redditi derivanti dagli immobili. Ciascun coniuge, però, non potrà attribuire all’altro più di metà del patrimonio.

 

 

Che cosa non sarà possibile concordare?

I patti non potranno stabilire compressioni della libertà personale e affettiva e non dovranno essere in contrasto con i principi di ordine pubblico né con il diritto a esercitare azioni legali o a difendersi in giudizio. Così, ad esempio, non si potrà inserire il divieto di risposarsi o l’obbligo di non abitare in una determinata città. Con il consenso delle parti, tra l’altro, gli accordi potranno essere modificati e sono previste clausole di adeguamento. Questo perché le condizioni economiche e i bisogni dei partner potrebbero cambiare nel corso del tempo.


[1] Cass., sent. n. 17634/2007; Cass., sent. n. 5302/2006.

[2] Cass., sent. n. 23713/2012; Cass., sent. n. 19304/2013.

[3] La proposta di legge va a modificare l’art. 162 cod. civ. inserendo l’art. 162-bis, dove è scritto che «i futuri coniugi, prima di contrarre matrimonio, possono stipulare accordi prematrimoniali volti a disciplinare i rapporti dipendenti dall’eventuale separazione personale e dall’eventuale scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio».

 


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