Unioni civili: come cambiano le regole su eredità e successione
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20 Mag 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Unioni civili: come cambiano le regole su eredità e successione

Con la nuova legge sulle unioni civili cambia anche la disciplina della successione: a chi spetta la casa? Sono riconosciuti diritti successori al partner? Sono previste agevolazioni fiscali a suo favore?

 

 

Come cambia la successone con la legge sulle unioni civili?

Con l’entrata in vigore della nuova legge sulle unioni civili, importanti novità si registrano anche per quanto riguarda la disciplina della successione. È particolarmente sentita, infatti, la necessità di disciplinare il caso di morte di uno dei due conviventi, trovandosi il partner, in mancanza di un testamento, privo di qualsiasi tutela.

Vediamo, quindi, quali sono le principali novità in materia.

 

 

A chi spetta la casa?

In caso di morte del proprietario della casa di comune residenza, viene sancito il diritto del convivente di fatto, superstite, di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. In caso coabitino figli minori o disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni. Nell’ipotesi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente di fatto ha la facoltà di succedergli nel contratto.

 

 

In presenza di unioni civili, sono riconosciuti i diritti successori?

Interessanti novità anche per quanto riguarda i diritti successori a favore del partner del defunto in mancanza di un testamento, riconosciuti – senza eccezioni – alla coppia unita da matrimonio e a quella unita civilmente: al coniuge del defunto spetta, infatti, l’intero patrimonio se non ci sono figli, ascendenti e fratelli del defunto; 1/2 del patrimonio se c’è un figlio; 1/3 del patrimonio se ci sono più figli; 2/3 del patrimonio se ci sono ascendenti o fratelli. Va peggio al convivente, a cui i diritti di cui parliamo non sono affatto riconosciuti.

 

 

Nelle unioni civili, dovrà essere riconosciuta la legittima?

Come è noto, inoltre, vi è una porzione dell’asse ereditario – la quota di legittima – che non può essere violata né con testamento né con donazioni o altre liberalità poste in essere in vita: questo vale sia per la coppia unita in matrimonio che per quella unità civilmente; in particolare, alla persona superstite spetterà:

 

– 1/2 del patrimonio se non ci sono figli o ascendenti del defunto;

– 1/3 del patrimonio se c’è un figlio;

– 1/4 del patrimonio se ci sono più figli;

– 1/2 del patrimonio se non ci sono figli ma ascendenti.

Nessun diritto successorio, quindi neppure il diritto alla quota di legittima, al convivente.

 

 

È necessario un testamento per riconoscere diritti successori al partner?

In presenza di un matrimonio, è risaputo che non occorre un testamento per il riconoscimento dei diritti successori ma è la legge, in sua assenza, che disciplina la devoluzione dell’eredità, prevedendo specifici diritti successori a favore del coniuge del defunto, come abbiamo visto. Il testamento è necessario solo se il testatore intende attribuire al coniuge maggiori o diversi diritti rispetto a quelli che gli spetterebbero ai sensi di legge.

Per una coppia di conviventi, al contrario, il testamento è l’unico strumento a disposizione per poter attribuire diritti successori al proprio partner. In mancanza, quindi, il convivente non potrà vantare alcun diritto sui beni caduti in successione, che si devolveranno a favore dei parenti del defunto sino al sesto grado.

 

 

Sono previste agevolazioni fiscali a favore del partner del defunto?

È risaputo che il trasferimento della proprietà e di altri diritti su beni mobili e immobili, a seguito della morte del titolare, è gravato dal’imposta di successione. Per la coppia unita da matrimonio, il coniuge gode di una franchigia di un milione di euro: tale cifra cioè è la soglia entro la quale non è dovuta l’imposta. Per i beni di valore superiore a quello della franchigia si applica un’aliquota del 4%.

 

Il convivente non gode di alcun trattamento privilegiato. Si applica l’aliquota prevista, in generale, per le successioni tra soggetti non legati da vincolo parentale, ossia l’aliquota dell’8% (senza la previsione di alcuna franchigia). Un escamotage per “mitigare” il peso fiscale della devoluzione ereditaria a favore del convivente è il ricorso alle “polizze vita” (indicando come beneficiario, per l’appunto, il convivente). Il capitale che verrà pagato dalla assicurazione, infatti, non viene acquisito per effetto della successione, ma direttamente dal beneficiario, in virtù dello schema contrattuale prescelto, e quindi non è soggetto a imposta di successione. Resta fermo per i premi pagati in vita dall’assicurato, il problema dell’eventuale lesione dei diritti dei legittimari.


 


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