Quota disponibile: cos’è e come si calcola
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21 Mag 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Quota disponibile: cos’è e come si calcola

Una parte dell’eredità può essere gestita dal testatore senza alcun tipo di vincolo: si tratta della quota disponibile che dipende, tuttavia, strettamente dalla quota di legittima. Cerchiamo di capire meglio.

 

 

Che cos’è la quota disponibile?

La legge mette a disposizione un unico strumento per disporre dei propri beni dopo la morte: si tratta del testamento, che ciascuno di noi può redigere liberamente in qualsiasi momento. Tale libertà, tuttavia, deve fare i conti con un limite ben preciso, stabilito dalla legge: vi è, infatti, una quota dell’asse ereditario che il de cuius (cioè il defunto), durante la sua vita, non può intaccare, disponendone come vorrebbe. Si tratta della c.d. quota di legittima. Solo se si ha chiaro questo concetto si può esaminare anche quello di quota disponibile: se il diritto di legittima è in grado di contrastare la volontà del testatore, il quale vede comprimersi la propria facoltà di disporre dei proprio beni per testamento, per forza di cose vi sarà una conseguente diminuzione della quota di proprio patrimonio “disponibile”, cioè di quella di cui si può disporre senza vincoli.

 

 

Come si calcola la quota disponibile?

Per calcolare, dunque, la quota disponibile si dovrà verificare anzitutto l’esistenza di eredi necessari (ovvero coniuge, figli, e in mancanza di questi, ascendenti): se mancano, la quota disponibile sarà priva di limitazioni, e dunque pari al 100%. Il testatore potrà operare come meglio crede, senza limitazione alcuna.

 

Qualora vi sia qualche successore necessario, per procedere al calcolo della disponibile, bisognerà considerare due fattori: da un lato, la “massa” su cui calcolare la quota di legittima, e dall’altra l’ampiezza della quota medesima o delle quote medesime. Per quanto riguarda la prima, essa non corrisponde semplicemente ai beni caduti in successione (ovvero all’asse ereditario) ma dovranno rientrare anche quei beni eventualmente donati. La massa, dunque, è composta dai beni ereditari e dai beni donati dal defunto. È importante evidenziare, poi, come il valore della massa (e dunque anche il “peso” dei beni eventualmente donati) debba essere calcolato in riferimento al momento della apertura della successione (cioè quando si verifica la morte) e non in riferimento al momento in cui i beni sono stati donati.

 

Altro elemento da considerare sono, come detto, le quote degli eredi necessari, le quali cambiano a seconda del numero dei medesimi.

 

Ecco tutte le possibili ipotesi:

  • un coniuge senza figli e senza ascendenti: la quota spettante al coniuge è pari ad 1/2 della massa. La quota disponibile è dunque pari anch’essa a 1/2 della massa;
  • unconiuge e un figlio: la quota spettante al coniuge è di 1/3, così come quella spettante al figlio. La quota disponibile sarà dunque del restante terzo;
  • un coniuge e più di un figlio: la quota spettante al coniuge è di 1/4, mentre i figli – indipendentemente dal numero – concorrono a dividersi metà della massa (se dunque i figli saranno due, spetterà a ciascuno 1/4 della massa; se sono tre, spetterà a ciascuno 1/6; se sono quattro, 1/8 ciascuno, ecc…). La disponibile, in tal caso, è pari ad 1/4;
  • un coniuge senza figli(o nipoti) ma con ascendenti: metà della massa spetta al coniuge, 1/4 spetta ai vari ascendenti. La disponibile è dunque di 1/4;
  • un figlio senza coniuge: la sua quota di successione necessaria è pari alla metà della massa, e dunque la disponibile è pari alla metà;
  • due o più figli senza coniuge: spetta loro, proporzionalmente, una quota pari a 2/3 della massa, determinando così una quota disponibile pari ad 1/3 della massa;
  • ascendenti senza coniuge: la legge riserva loro una quota di successione necessaria pari ad 1/3, e dunque la quota disponibile sarà pari a 2/3.

 

Va inoltre considerato che il coniuge superstite ha, in ogni caso, il diritto di abitazione sulla casa destinata a residenza di famiglia e il diritto di uso su beni mobili in essa presenti. Questo ulteriore e concorrente diritto di godimento (ovvero il suo controvalore economico) grava per intero sulla quota disponibile [1].


[1] Art. 540 cod. civ.

 


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