La falsa testimonianza
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20 Mag 2016
 
L'autore
Antonio Ciotola
 


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La falsa testimonianza

Cos’è e quando si configura il reato di falsa testimonianza: criteri di valutazione e verità soggettiva.

 

 

Cos’è la falsa testimonianza?

La falsa testimonianza è un delitto [1] inserito nel codice penale tra i reati contro l’amministrazione della giustizia. La sua funzione è quella di garantire il corretto funzionamento dell’amministrazione della giustizia sanzionando, pesantemente, la condotta del falso testimone.

 

 

Quando si configura il reato?

Cominciamo con il dire che si tratta di un reato “cd proprio”.  I reati propri sono quelli che possono essere commessi solo da chi si trovi a rivestire un particolare ruolo o una specifica funzione. Nel caso di specie la falsa testimonianza può essere commessa solo da chi rivesta il ruolo di testimone innanzi alla autorità giudiziaria [2] (civile o penale non fa alcuna differenza) o innanzi alla corte penale internazionale.

 

È, inoltre, un reato cd di pericolo. Sotto questo aspetto i reati si distinguono, infatti, tra reati di danno e reati di pericolo.

Cerchiamo di capire di cosa si tratta e cosa in pratica questo significa.

Ciascuna ipotesi di reato tende a salvaguardare uno specifico interesse ritenuto dalla legge meritevole di tutela. Pensiamo, ad esempio, al reato di furto il cui interesse tutelato è, evidentemente, il patrimonio e/o il possesso di beni da parte del suo legittimo proprietario o possessore evitando (cercando di evitare) che altri se ne impossessino illecitamente.

Da questo angolo visuale possiamo dire che il reato di danno è quel reato che viene commesso (giuridicamente si dice consumato) nel momento in cui si produce, il concreto danno al bene giuridico tutelato dalla norma incriminatrice (nell’esempio fatto del reato di furto quando il ladro si impossessa della cosa sottratta).

Nei reati di pericolo, invece, c’è una sorta di anticipazione delle condotte penalmente rilevanti e non è necessario il concreto danno al bene giuridico protetto essendo sufficiente, come la stessa denominazione e classificazione lascia intendere, la semplice “messa in pericolo” del bene protetto, a prescindere dalle conseguenze effettive della condotta del colpevole.

 

 

Cosa significa nella pratica?

Diciamo, preliminarmente, che il reato di falsa testimonianza si può commettere sia “affermando il falso o negando il vero” sia “tacendo in tutto o in parte” sui fatti di cui si è a conoscenza.

La persona chiamata a testimoniare (il testimone) prima di iniziare a rispondere alle domande che gli vengono fatte, deve prestare giuramento secondo una formula rituale [3].

Contrariamente a quanto spesso si pensa, la testimonianza non è un atto, per così dire, a forma libera nel senso che, il testimone è chiamato a rispondere, solo su fatti e circostanze specifiche di cui è a conoscenza e non può esprimere sue valutazioni personali (non può, ad esempio, dire “secondo me il furto lo ha commesso Tizio perché è fisicamente corrispondente alla descrizione”, ma deve limitarsi a dire, “ho visto una persona somigliante nella descrizione a Tizio”).

 

Come si diceva il reato di falsa testimonianza può essere commesso sia in modo commissivo sia in modo omissivo. È commissiva la condotta di chi, interrogato su una circostanza, afferma il falso o nega il vero. Si commette, in altri termini, con una precisa azione volontaria e consapevole del testimone.

Viceversa, anche tacendo (omettendo di dire) su circostanze di cui si è conoscenza, il testimone commette il reato di falsa testimonianza.

È importante, però, sottolineare che quella che viene in rilievo non è la verità oggettiva del fatto storico ma la cd verità soggettiva del testimone.

Mi spiego meglio con un esempio.

Il testimone potrebbe, ad esempio, aver assistito ad un incidente stradale nel quale è rimasta ferita una persona. L’autovettura investitrice, fugge dal luogo dell’incidente omettendo di prestare soccorso. Il testimone ha visto (ritiene di aver visto) una vettura di colore scuro individuandola quale veicolo di una specifica marca e modello (es. una fiat panda di colore blu scuro).

Le successive indagini accerteranno che, in realtà, la vettura in questione non era una fiat panda di colore blu scuro ma un’altra autovettura simile, per tipo e dimensioni, a quella che il testimone ritiene (riteneva) di aver visto.

In questo caso, il testimone, pur avendo riportato false dichiarazioni (false perché non corrispondenti al fatto storico) non potrà essere sanzionato per la falsa testimonianza poiché, dal suo punto di vista, le circostanze che ha riportato corrispondevano al vero, erano cioè la verità dal suo punto di vista soggettivo.

Com’è evidente, manca in capo al testimone (che pur riporta circostanze non veritiere che hanno potuto, di fatto, influire negativamente sull’accertamento dei fatti, indirizzando gli inquirenti alla ricerca di una vettura al posto di un altra) la volontà (il dolo) di commettere il reato avendo, invece, testimoniato su quello che, dal suo punto di vista (la verità soggettiva) era la reale dinamica e circostanze del fatto cui ha assistito.

Poco sopra si accennava al fatto che, essendo quello in esame un reato di pericolo non è necessario il danno al bene tutelato essendo sufficiente solo la sua messa in pericolo. Cosa significa in pratica?

 

In pratica significa che per potersi configurare il reato di falsa testimonianza non è necessario, ad esempio, che sulla base di quanto falsamente dichiarato dal testimone sia emessa una sentenza sbagliata (es. condannando un innocente) essendo sufficiente che, la condotta del falso testimone sia concretamente idonea a produrre questo effetto e questa conseguenza, anche se, di fatto non si verifica (perché, ad esempio, il giudice non la considera una testimonianza attendibile.


[1] I reati da questo punto di vista si distinguono in delitti e contravvenzioni a seconda della sanzione prevista dalla legge: reclusione e multa per i delitti, arresto ed ammenda per le contravvenzioni;

[2] Art. 372 cod.pen. “Chiunque, deponendo come testimone innanzi all’Autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni”.

[3] Art. 497 cod.pen. «Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza».

 


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