Separazione dal coniuge per evitare il pignoramento
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22 Mag 2016
 
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Redazione
 


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Separazione dal coniuge per evitare il pignoramento

Matrimonio: se la coppia si separa per salvare la casa dal pignoramento della banca o dagli altri creditori.

 

Separarsi per salvare la casa dai creditori: una via che, purtroppo, sempre più coppie stanno intraprendendo, non avendo adottato, a tempo debito, scelte più prudenti come il regime di separazione dei beni o la tutela degli immobili in un fondo patrimoniale. Si tratta di una scelta drastica più sotto un profilo ideologico e sociale che non dal punto di vista legale: il procedimento, infatti, si esaurisce in una sola udienza davanti al presidente del tribunale, peraltro con una spesa minima costituita, principalmente, dall’onorario dell’avvocato (variabile tra 1.000 e 1.500 euro; in alcune parti d’Italia vengono chiesti onorari anche inferiori). A ciò si aggiunge che l’eventuale trasferimento dell’immobile da un coniuge a un altro non è soggetto all’imposta di registro (il che comporta un notevole risparmio d’imposta).

 

La separazione della coppia non va confusa con la separazione dei beni. La prima è il gradino anteriore al divorzio, anche se i coniugi possono rimanere separati per sempre, senza mai divorziare; può essere fatta in Comune (purché non vi siano figli e non ci sia da trasferire la proprietà di beni), in Tribunale (la via tradizionale) o allo studio degli avvocati (la cosiddetta negoziazione assistita).

Al contrario, la separazione dei beni è solo un regime patrimoniale scelto dalla coppia (all’atto del matrimonio o anche in un momento successivo), in sostituzione alla comunione dei beni che, per legge, è invece la regola. Con la separazione dei beni ciascun coniuge resta titolare dei propri beni senza divenire comproprietario dei beni dell’altro (ciò impedisce ai creditori dell’uno di aggredire il 50% dei beni dell’altro).

 

 

Separarsi dal coniuge per evitare i creditori

Con la separazione della coppia si va a intestare, al coniuge privo di debiti, i principali beni (ad esempio la casa), facendo passare il trasferimento come un atto di sostegno e di mantenimento, in ragione degli accordi sottoscritti in tribunale (cosiddetta separazione consensuale). In questo modo, il creditore che dovesse agire contro il coniuge con i debiti non troverebbe più beni da pignorare e, molto probabilmente, disincentivato da ulteriori indagini, potrebbe “mollare la presa”.

 

Ma quali sono i rischi di tale scelta e si può davvero considerare lecita un’operazione di questo tipo?

 

La legge stabilisce che i debiti vanno sempre pagati (salvo nel caso di nullatenenza); a tal fine, i creditori possono aggredire il patrimonio presente e futuro del debitore nonché, per coloro che sono sposati in regime di comunione dei beni, anche il 50% del patrimonio del coniuge. Una opzione, quest’ultima, sconsigliabile per chi esercita attività imprenditoriali o, comunque, soggette al rischio di insolvenza.

 

Pertanto, la separazione della coppia, volta a sottrarre ai creditori i beni del coniuge debitore, mediante il trasferimento della proprietà all’altro coniuge (ormai ex), è un atto in frode alla legge (essa sfrutta uno strumento lecito, ma per un fine illecito). Come tale, in teoria, la separazione può essere revocata: ma perché ciò avvenga il creditore deve dimostrare l’intento fraudolento della coppia. Il che certamente non è cosa agevole poiché nessuno sa cosa succede all’interno delle quattro mura domestiche e se davvero marito e moglie sono in crisi tanto da “tirarsi i piatti in faccia”.

 

Esistono però degli indici che possono indurre i creditori e il giudice a ritenere la separazione come un atto simulato e, quindi, a revocarla. Ciò succede, ad esempio, quando la coppia mantiene la residenza presso lo stesso indirizzo, benché ciò non venga menzionato nell’atto di separazione e tale necessità non si giustifichi per l’incapacità economica di uno dei due a pagare un altro affitto.

Un secondo indice di simulazione della separazione è quello del mancato pagamento dell’assegno di mantenimento: se i due coniugi presentano tra loro una disparità di reddito, è verosimile che quello più povero pretenda il pagamento dell’assegno mensile. Se tale obbligo viene quindi formalizzato nell’atto di separazione, ma poi non adempiuto (proprio in virtù della simulazione dell’intera procedura) e non vi è un’azione legale per recuperare tali somme, è verosimile che si possa intravedere un accordo sottobanco.

 

 

Il creditore può revocare la separazione della coppia?

Da quanto si è detto, la separazione è – come tutti gli atti in frode ai creditori – revocabile entro cinque anni dal momento in cui è stata compiuta. A tal fine però bisogna che il creditore impianti una causa, dimostrando l’esito fraudolento: l’onere della prova è a suo carico. Per quanto esistano precedenti giurisprudenziali che hanno revocato la separazione (leggi “Finta separazione: revocabile il trasferimento della casa”), si tratta di un esito tutt’altro che scontato e assai difficile da raggiungere.

 

 

Conviene di più la separazione dei beni o la separazione della coppia?

Sia la separazione dei beni che quella della coppia (per la differenza, leggi sopra) sono due atti revocabili in cinque anni con onere della prova a carico del creditore. Entrambi, peraltro, portano allo stesso risultato: trasferire la proprietà di un bene (verosimilmente la casa o altro immobile) al coniuge non debitore. Quel che cambia, però, è la difficoltà, per il creditore, di dare dimostrazione dell’intento fraudolento dell’atto. Se, infatti, nella separazione della coppia vi è il trasferimento della residenza e i passaggi di denaro per l’assegno di mantenimento, sarà estremamente difficile provare che, dietro tutto questo piano, vi era solo lo scopo di sottrarre la casa al pignoramento. Più agevole è invece il compito, per l’avvocato del creditore, in caso di semplice separazione dei beni.


Autore immagine: 123rf com

 


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