La busta paga può essere inviata con email o caricata su internet?
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22 Mag 2016
 
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La busta paga può essere inviata con email o caricata su internet?

Il cedolino può essere trasmesso ai dipendenti con messaggio di posta elettronica, a condizione che l’account sia protetto da password.

 

Il cedolino, anche chiamato busta paga, può essere trasmesso al lavoratore non solo con il classico foglio di carta, spesso firmato “per ricevuta”, ma anche attraverso una comune email ordinaria (non necessariamente la PEC, ossia la posta elettronica certificata). Ciò, però, può avvenire a condizione che il messaggio venga inviato ad indirizzo intestato al lavoratore provvisto di password personale. Il chiarimento è stato fornito dal Ministero del Lavoro in risposta a un interpello [1].

 

L’invio del cedolino paga può essere effettuato dall’azienda datrice di lavoro o direttamente dal consulente del lavoro delegato dalla prima: in tal caso il datore di lavoro resta responsabile della consegna, per cui è su di lui che ricade l’onere di dimostrare la relativa consegna, in caso di contestazione da parte del dipendente. Stesso discorso vale nell’ipotesi di gruppi societari in cui le società del gruppo delegano la capogruppo alla consegna del prospetto paga dei propri dipendenti [2].

 

L’obbligo di consegna del cedolino paga da parte del datore di lavoro può avvenire anche collocando il prospetto stesso su un sito web dotato di un’area riservata, con accesso consentito al solo lavoratore interessato mediante apposita password o codice segreto personale. Se utilizza tale sistema, è opportuno che il datore di lavoro adotti adeguate iniziative per comprovare l’avvenuto adempimento nei confronti di ciascun lavoratore. Inoltre, per garantire la verifica immediata da parte del lavoratore o gli eventuali accertamenti dell’organo di vigilanza, è necessario che nel sito risulti traccia della collocazione mensile dei prospetti di paga [3].


[1] Min. Lavoro, risp. Interpello n. 1 dell’11.02.2008.

[2] Min. Lavoro, risp. Interpello n. 8 dell’2.04.2010.

[3] Min. Lavoro, risp. Interpello n. 13 dell’30.05.2012.

 


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