La provocazione
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27 Mag 2016
 
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La provocazione

La provocazione  nella sua duplice veste: circostanza attenuante e causa di giustificazione.

 

 

Provocazione attenuante

Con il termine provocazione suole generalmente indicarsi la circostanza attenuante prevista dall’art. 62 n. 2 c.p. consistente nell’avere agito nello stato d’ira determinato dal fatto ingiusto altrui.

 

Ai fini della configurabilità dell’attenuante della provocazione occorrono:

 

– lo “stato d’ira”, costituito da una situazione psicologica caratterizzata da un impulso emotivo incontenibile, che determina la perdita dei poteri di autocontrollo, generando un forte turbamento connotato da impulsi aggressivi;

 

– il “fatto ingiusto altrui”, costituito non solo da un comportamento antigiuridico in senso stretto ma anche dall’inosservanza di norme sociali o di costume regolanti l’ordinaria, civile convivenza, per cui possono rientrarvi, oltre ai comportamenti sprezzanti o costituenti manifestazione di iattanza, anche quelli sconvenienti o, nelle particolari circostanze, inappropriati;

 

– un rapporto di causalità psicologica tra l’offesa e la reazione, indipendentemente dalla proporzionalità tra esse (Cass. 9-2-2012, n. 5056).

 

 

Provocazione scriminante

Vi sono delle ipotesi particolari in cui la provocazione assume il ruolo di vera e propria causa di giustificazione. Ciò avviene nei delitti contro l’onore per i quali il legislatore ha previsto quattro cause speciali di non punibilità: la prova liberatoria o exceptio veritatis, le offese in scritti o di scorsi pronunciati dinnanzi alla autorità giudiziaria o amministrativa, la ritorsione, la provocazione. Quest’ultima è prevista dal comma secondo dell’art. 599 che stabilisce che non è punibile chi ha commesso alcuni dei fatti previsti dagli artt. 594 e 595 c.p. nello stato d’ira determinato dal fatto ingiusto altrui e subito dopo di esso.

 

La applicazione di questa causa di non punibilità è legata alla ricorrenza di due presupposti:

 

– il fatto ingiusto altrui che può consistere in un fatto costituente reato (e quindi anche in una ingiuria o diffamazione) oppure non costituente reato purché, per la sua intrinseca illegittimità oppure per la contrarietà alle norme del vivere civile, abbia attitudine a provocare turbamento nello stato d’animo dell’agente;

 

– il verificarsi della ingiuria o diffamazione subito dopo il fatto ingiusto.

 

In proposito giurisprudenza e dottrina sono concordi nel ritenere non necessaria l’immediatezza perché l’espressione «subito dopo» andrebbe intesa in senso non assoluto ma relativo, tenendo conto del momento in cui il provocato ha avuto notizia del fatto e delle possibilità pratiche della reazione; ciò assume particolare importanza nella polemica giornalistica in cui la reazione immediata è praticamente impossibile (Antolisei).

 

Discussa è la natura giuridica della figura in esame. Per alcuni si tratterebbe di una vera e propria causa di giustificazione (Antolisei). Altri autori ritengono invece che qui manchino del tutto i requisiti della scriminante per cui si tratterebbe di una causa speciale di non colpevolezza fondata sullo stato d’ira (Spasari). Per altri infine si tratterebbe di una causa di esclusione della capacità a delinquere (Messina). Nel caso dunque dell’art. 599 comma secondo c.p. la provocazione, che di regola costituisce circostanza attenuante, assume una efficacia scriminante. Si è affermato che l’esimente in parola può applicarsi anche nel caso in cui la reazione ingiuriosa sia stata diretta a persona diversa dal provocatore quando questi sia legato all’offensore da rapporti tali da farlo apparire come un suo nuncius. Anche l’offesa recata ad altri può costituire fatto ingiusto scriminante l’autore dell’ingiuria in relazione ai rapporti che lo legano con la vittima del fatto ingiusto.

 

In materia non si fa questione di proporzione visto che la reazione può consistere solo in una ingiuria o in una diffamazione. Dato che nelle ipotesi in esame la provocazione si atteggia come causa di esclusione della pena l’erronea opinione circa la sussistenza del fatto ingiusto provocante equivale alla reale sussistenza del medesimo. A differenza allora del caso in cui la provocazione è solo circostanza attenuante il putativo rileva e scrimina a norma dell’art. 59 ultimo comma c.p.

 

Anche la giurisprudenza recente in tema di ingiuria e diffamazione ammette la provocazione putativa purché l’errore del soggetto nella valutazione della ingiustizia del fatto altrui non sia pretestuoso o capriccioso ma ragionevole e plausibile. Quindi mentre la provocazione come attenuante non può non essere obiettiva per l’espressa esclusione della putatività ex art. 59 comma 3 c.p. per le circostanze attenuanti ed aggravanti, non vi è invece alcuna ragione per escludere la applicazione dell’art. 59 ultimo comma c.p., che riguarda la positiva valutazione delle circostanze putative di esclusione della pena, alla provocazione di cui all’art. 599 comma secondo c.p.

 

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