Bancomat o carta di credito: inutile dire di non averla ricevuta
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22 Mag 2016
 
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Bancomat o carta di credito: inutile dire di non averla ricevuta

Chi sostiene di non aver mai ricevuto una lettera deve dimostrarlo: grava sul destinatario la prova di aver ricevuto una missiva di contenuto diverso da quello indicato dal mittente.

 

Inutile aggrapparsi agli specchi e sostenere di non aver mai ricevuto la lettera contenente il bancomat o la carta di credito per non restituire i soldi nel frattempo spesi: chi vuol sostenere che nella busta ricevuta dalla banca o dall’istituto emittente vi era un altro documento rispetto a quello da quest’ultimo dichiarato, deve anche provarlo. È questo l’orientamento ormai manifestato dalla Cassazione.

 

In buona sostanza, se il mittente riesce a dar prova di aver spedito una raccomandata a un soggetto (esibendo la relativa ricevuta), si presume in automatico che il contenuto della busta fosse effettivamente quello asserito dal mittente stesso. Spetta allora al destinatario dimostrare il contrario, ossia che il plico contenesse altra documentazione.

 

 

La vicenda

La vicenda riuscirà a far comprendere meglio il principio giuridico. Una società si è trovata alcuni addebiti sul conto corrente per delle spese di benzina effettuate con una carta di credito. Sostenendo, però, di non aver mai ricevuto detta carta, citava la propria banca chiedendo la restituzione delle somme spese da altri. L’Istituto di credito riusciva a dimostrare di aver correttamente spedito la carta di credito, mentre la società, a sua volta, asseriva che, in tali buste, vi fosse altra documentazione, ma senza dar prova di ciò. Pertanto, la richiesta della società veniva rigettata.

 

 

La prova sul contenuto della lettera

Secondo la giurisprudenza, spetta al destinatario provare di aver ricevuto una lettera di contenuto diverso da quella indicata dal mittente. Dunque, nel caso di specie, l’onere di dimostrare che la busta non contenesse in realtà la carta di credito spettava alla società.

 

Quanto invece al perfezionamento del contratto tra banca e cliente sull’uso della carta, secondo la Corte, il ricevimento della carta di credito equivale a comunicazione di accettazione della proposta fatta dall’istituto di credito; pertanto, in tale momento, il contratto si considera concluso.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 4 febbraio – 18 maggio 2016, n. 10144
Presidente Berruti – Relatore Sestini

Svolgimento del processo

la T.V.A. s.p.a. convenne in giudizio la VELE Finanziaria s.r.l. e la Kuwait Petroleum Italia s.p.a. chiedendo -in via principale- la restituzione della somma di oltre 76 milioni di lire che era stata addebitata sul conto corrente dell’attrice a fronte di rifornimenti di carburante effettuati utilizzando una carta denominata “Cartissima Q8” che la T.V.A. assumeva non esserle mai pervenuta.
Il Tribunale condannò la VELE Finanziaria al pagamento della somma richiesta in restituzione.
La Corte di Appello di Roma ha riformato la sentenza, rigettando la pretesa della T.V.A. e condannandola al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio.
Ricorre per cassazione la Autotrade and Logistics s.p.a. (incorporante la T.V.A.), affidandosi a due motivi; resiste la VELE Finanziaria s.r.l. a mezzo di controricorso e successiva memoria, mentre l’altra intimata non svolge attività difensiva.

Motivi della decisione

1. La Corte di Appello ha affermato il difetto di legittimazione passiva della VELE Finanziaria, rilevando che questa aveva preventivamente ceduto -pro soluto- alla Mediofactoring s.p.a.

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[1] Cass. sent. n. 10144/2016 del 18.05.2016.

 


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