Se il cane morde chi lo accarezza chi è responsabile?
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22 Mag 2016
 
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Se il cane morde chi lo accarezza chi è responsabile?

Il padrone del cane risarcisce i danni per il morso dato a chi lo accarezza sul dorso.

 

Chi paga i danni se il cane, sul più bello, morde chi lo accarezza? La Cassazione non ha dubbi [1]: sicuramente il padrone anche se la reazione dell’animale è imprevedibile e repentina o se diretta nei confronti di un amico. Difatti, colui che detiene un cane – sia egli il padrone o chi lo ha in custodia per un periodo di tempo limitato (ad esempio, il dog-sitter) – ha una responsabilità cosiddetta “oggettiva”, che prescinde, cioè, da dolo o malafede.

 

Secondo quanto prescrive il nostro codice civile [2], il proprietario di un animale (ma anche chi se ne serve momentaneamente) è responsabile dei danni cagionati dall’animale medesimo a terzi o a cose. Tale responsabilità non viene meno neanche se il cane gli sfugge di mano (ad esempio perché strattona il guinzaglio e poi scappa) o se si perde o se rompe la catena alla quale è legato. Solo la dimostrazione che il danno si è verificato per un caso fortuito può liberare da ogni responsabilità il custode del quadrupede.

 

Il caso fortuito è un evento imprevedibile e non evitabile neanche usando le precauzioni del caso (come l’uso della museruola). Così, non si può parlare di caso fortuito neanche nell’ipotesi del cane che azzanni una persona che già lo conosceva e che era solita, normalmente, giocarci. Anche questi scatti, per quanto inconsulti, possono essere evitati usando le normali attenzioni, proprio perché si tratta di animali e non sempre le loro reazioni sono prevedibili. Il padrone deve conoscere il proprio cane, nei casi in cui questi non sia pienamente affidabile, evitare il rischio con una museruola o chiedendo agli estranei di non avvicinarsi o non toccarlo.

 

La responsabilità del custode dell’animale si fonda non su un comportamento o un’attività di questi, ma sulla semplice relazione (di proprietà o di uso) intercorrente tra il predetto custode e l’animale.

 

Nel caso in esame i giudici hanno escluso che si potesse parlare di caso fortuito solo perché la vittima, ferita alla mano, conosceva l’animale fin da piccolo e spesso si recava in casa del padrone. Non si può quindi pensare, secondo i giudici del gravame, che abbia indispettito l’animale tentando di accarezzarlo perché non era persona sconosciuta.

 

In ogni caso spetta al padrone dell’animale dimostrare il caso fortuito, circostanza tutt’altro che agevole. Se tale prova non viene fornita, del danno risponde il proprietario.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 29 settembre – 20 maggio 2016, n. 10402
Presidente Petti – Relatore Chiarini

Svolgimento del processo

Con citazione del settembre 1998 A.Z. convenne dinanzi al Tribunale di Belluno A.M. chiedendone la condanna al risarcimento dei danni – che quantificò in euro 48.608.702 – conseguiti dalle lesioni alla mano destra cagionate dal morso del pastore tedesco del convenuto in occasione di una visita presso 1′ abitazione di costui, nel novembre 1994.
Il Tribunale respinse la domanda, mentre la Corte di appello di Venezia, con sentenza del 22 agosto 2011,ha riformato la sentenza di primo grado sulle seguenti considerazioni: 1) il caso fortuito, escludente la responsabilità del M., ravvisato dal primo giudice nell’ essersi la Z. introdotta in una stanza dell’ abitazione del convenuto in cui si trovava la moglie di costui e nell’ aver irritato colposamente il cane sia con la sua presenza, sia per aver tentato di dargli una carezza, non sussisteva poiché la Z. si recava spesso a trovare la moglie del M. e conosceva l’animale da quando era piccolo; 2) costei aveva invitato la Z. ad andarsene perché era occupata non perché il cane, che era nella stessa stanza, avrebbe potuto aggredire l’ospite; 3) pertanto avere

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[1] Cass. sent. n. 10402/16 del 20.05.16.

[2] Art. 2052 cod. civ.

 


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