Quando il giudice può compensare le spese di lite
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29 Mag 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Quando il giudice può compensare le spese di lite

Nel processo civile e tributario vige la regola della soccombenza delle spese di lite: “chi perde, paga”; la compensazione delle spese è eccezionale e deve essere motivata.

 

Il giudice che decide di compensare le spese di lite deve sempre fornire una motivazione specifica di tale scelta, non potendo fare riferimento a motivi generici. Ciò vale tanto nel processo civile quanto in quello tributario.

 

È quanto ribadito da una recente pronuncia della Cassazione [1] che ha ritenuto non adeguatamente motivata la decisione del giudice che aveva disposto la compensazione delle spese “per giusti e fondati motivi”.

 

Nel processo tributario, come in quello civile, vige la regola della soccombenza in base alla quale le spese di lite sono a carico della parte che, all’esito finale del giudizio, risulta appunto “soccombente” (in poche parole: “chi perde, paga”).

 

Tale regola può subire delle eccezioni quando vi è soccombenza reciproca delle parti, o la questione trattata è assolutamente nuova oppure vi è mutamento di giurisprudenza in merito alle questioni dirimenti.

 

In questi casi, il giudice può, con provvedimento motivato, disapplicare il principio di soccombenza e compensare parzialmente o per intero le spese di lite.

 

La scelta tra la regola generale della soccombenza e la regola “eccezionale” della compensazione è rimessa alla discrezionalità del giudice che, valutando l’esito finale del giudizio, la condotta delle parti e le questioni trattate, verifica l’eventuale opportunità di optare per una compensazione totale o parziale.

 

Va tuttavia precisato che il potere del giudice di ricorrere alla compensazione è fortemente limitato, potendosi esprimere nelle sole ipotesi previste dalla legge [2]: “Se vi è soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti, il giudice può compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero”.

Ne deriva che il giudice è sostanzialmente tenuto ad applicare sempre la regola della soccombenza, a meno che non si tratti di un caso eccezionale e riconducibile ad una delle ipotesi previste dalla legge e che il provvedimento sia comunque motivato.

 

Per esempio, per la Cassazione non sono motivi validi di compensazione la “complessità della ricostruzione in fatto dei rapporti tra le parti”, la “peculiarità della fattispecie”, la “fattispecie concreta nel suo complesso” [3].

 

La Cassazione ricorda allora che, nel disporre la compensazione delle spese di lite, è necessario addurre una motivazione specifica. Non sono ammesse motivazioni di stile e giustificazioni generiche proprio perché la compensazione ha natura eccezionale rispetto alla regola della soccombenza.

 

In tema di spese giudiziali, le “gravi ed eccezionali ragioni”, da indicarsi esplicitamente in motivazione e in presenza delle quali il giudice può compensare, in tutto o in parte, le spese del giudizio, non possono essere tratte dalla struttura del tipo di procedimento contenzioso applicato né dalle particolari disposizioni processuali che lo regolano, ma devono trovare riferimento in specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa [4].


[1] Cass. ord. n. 9716 del 12.5.16.

[2] Art. 92 cod. proc. civ.

[3] Rispettivamente: Cass. n. 6608/2012, n. 14563/2008, n. 26673/2007.

[4] Cass. ord. 26987/2011.

 

Autore immagine: 123f com

 


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