Mantenimento: la casa può essere assegnata anche senza figli
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23 Mag 2016
 
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Mantenimento: la casa può essere assegnata anche senza figli

Separazione e divorzio: l’immobile coniugale all’ex coniuge come contributo al mantenimento.

 

Una nuova interpretazione che, sebbene non condivisa da tutta la giurisprudenza, potrebbe capovolgere i principi su cui è regolato il mantenimento all’ex coniuge in caso di separazione e divorzio: dal Tribunale di Belluno [1] arriva il via libera alla possibilità di assegnare l’ex casa coniugale al coniuge non proprietario, ma economicamente più debole, anche in assenza di figli. E ciò perché garantire la possibilità di continuare ad abitare nell’alloggio ove la coppia ha convissuto finché è rimasta unita si configura come una misura assistenziale in linea con lo spirito delle norme del codice civile in tema di mantenimento.

 

Il provvedimento in commento consente di fare il punto della situazione in tema di assegnazione della casa coniugale. L’interpretazione sino ad oggi condivisa dalla gran parte della giurisprudenza, ivi compresa la Cassazione, è stata quella secondo cui, anche se il tetto domestico appartiene a uno solo dei due coniugi, il giudice – in caso di separazione – può consentire al coniuge non proprietario di continuare a viverci dentro, a condizione però che a quest’ultimo vengano “affidati” i figli (in realtà, il termine tecnico più appropriato è “collocati”, situazione che si ha, per l’appunto, quando la prole vada a vivere stabilmente con uno dei due coniugi, ivi fissando la propria residenza, mentre l’affidamento – inteso come potestà genitoriale – resta pur sempre ad entrambi i genitori).

 

Pertanto, presupposto imprescindibile per l’assegnazione dell’alloggio coniugale, è l’esistenza di figli minori o maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti.

 

È chiaro quindi che, in caso di coppia senza figli, anche se il tribunale dovesse garantire a quello dei due che presenta un reddito più basso, il famoso “assegno di mantenimento” non potrebbe comunque assegnargli la casa. Con la conseguenza che:

 

  • se la coppia è stata in regime di comunione dei beni, l’immobile va diviso tra i due “ex” e, quindi, verosimilmente venduto, salvo diversi accordi;
  • se la coppia è stata in regime di separazione dei beni, l’immobile resta (sia nella proprietà che nella materiale disponibilità) al coniuge intestatario per come risulta dai pubblici registri immobiliari.

 

L’ordinanza del tribunale di Belluno, però, scardina questi principi, sostenendo che, anche in assenza di figli, la casa familiare può essere assegnata – oltre al normale assegno di mantenimento – al coniuge non proprietario, affinché vi viva al suo interno e, così, possa trarne quel sostegno necessario a sopravvivere in quanto privo di adeguati redditi propri.

 

Si tratta, certo, di un orientamento nuovo che, allo stato resta minoritario: i giudici sono più propensi a consentire un aumento dell’assegno di mantenimento piuttosto che l’assegnazione di un immobile non proprio.


[1] Trib. Belluno, ord. del 10.05.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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