La parcella dell’avvocato va ancora vistata dall’Ordine
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23 Mag 2016
 
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La parcella dell’avvocato va ancora vistata dall’Ordine

Recupero crediti dell’avvocato con decreto ingiuntivo: nonostante la riforma del 2012 con cui sono state abrogate le tariffe, il Consiglio dell’Ordine deve dare il proprio parere.

 

Ritorna il parere obbligatorio dell’Ordine degli Avvocati sulla parcella del professionista che voglia richiedere il decreto ingiuntivo contro l’ex cliente che non paga l’onorario: le norme approvate nel 2012, con il famoso decreto “Cresci Italia” [1], hanno sì abrogato le tariffe come criteri per determinare l’ammontare del compenso al legale, ma non anche il potere del Consiglio dell’Ordine di dare il parere: in alternativa, per ottenere il decreto ingiuntivo, l’avvocato deve munirsi della prova scritta imposta dal codice di procedura, ossia l’accordo concluso con l’assistito. È quanto chiarisce il tribunale di Milano con una recente ordinanza [2].

 

All’alba della riforma, la giurisprudenza aveva ritenuto che il decreto “Cresci Italia”, avesse comportato l’abrogazione della norma del codice di procedura civile [3] nella parte in cui obbliga l’avvocato, che voglia ottenere il decreto ingiuntivo contro il proprio cliente moroso, a munirsi del parere del Consiglio dell’ordine [4]. Tuttavia il CFN era stato di parere opposto e, con un parere del 23 ottobre 2013, aveva ritenuto, al contrario, che l’abrogazione si riferisse solo alle norme relative al tariffario degli avvocati, lasciando però in piedi l’aspetto procedurale della materia, ossia la necessità del cosiddetto “visto” del COA.

 

Ebbene, il tribunale di Milano sposa l’orientamento del Consiglio Nazionale Forense, stabilendo che la riforma ha cancellato solo il sistema delle tariffe come criterio per determinare il compenso dell’avvocato, senza però cancellare l’obbligo dell’opinamento del Consiglio dell’Ordine. Deve infatti ritenersi che la portata abrogativa del provvedimento riguardi il metodo di determinazione del compenso ma non la persistenza del potere costituito in favore dell’organismo professionale. L’alternativa per il professionista è produrre l’accordo sul compenso concluso con il cliente, eventualmente assistito dal preventivo redatto.

 

Peraltro, nella nuova legge professionale [5], è stato mantenuto espressamente il potere del Consiglio dell’Ordine di dare “pareri sulla liquidazione dei compensi spettanti agli iscritti”. Al luce di tali considerazioni, ne consegue che, per ottenere il decreto ingiuntivo, l’avvocato continua ad essere tenuto a esibire al giudice, in alternativa:

 

  • o l’accordo scritto sul compenso concluso con il cliente, eventualmente assistito dal preventivo redatto
  • oppure, mancando il suddetto accordo scritto, la parcella “vistata” dal proprio COA di appartenenza.

 

Non tutto è perduto. Il giudice, sebbene osservi l’insufficienza della documentazione prodotta dall’avvocato, può sempre dargli il termine per l’integrazione della stessa, prima di rigettare eventualmente la richiesta di decreto ingiuntivo. Nelle more il legale potrà farsi vistare la parcella dal Consiglio dell’Ordine.


La sentenza

Trib. Milano, sez. IX civ, decreto n. U gennaio 2016 (Est. Giuseppe Buffone)

Il ricorrente ha svolto, per conto della parte resistente (ente personificato), attività forense in qualità

di Avvocato, assistendola in una procedura di recupero credito, attivata con ingiunzione di

pagamento, poi opposta, e conclusasi con accordo transattivo. La trama dei rapporti processuali è

documentalmente provata. La transazione è stata raggiunta dai litiganti del processo presupposto

mediante l’intervento dell’Avvocato odierno ricorrente il quale, nella scheda compositiva della lite,

ha anche incluso il costo delle spese legali sostenute dalla creditrice. Agisce in via monitoria

richiedendo, esibendo parcella, il pagamento delle competente. La parcella non è assistita da

opinamento da parte del competente COA.

La giurisprudenza, originariamente, ha sostenuto che l’art. 9 comma V della L. 27/2012 avesse

comportato l’abrogazione dell’art. 634 c.p.c. nella parte in cui prevede, per il credito del

professionista, che la domanda “deve essere corredata dal parere della competente associazione

professionale” (v. Trib. Varese, 11 ottobre 2012). Vi è, però, che in tempi più recenti, il Consiglio

Nazionale Forense, con parere del 23 ottobre 2013

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[1] Art. 9 co. 5, dl n. 1/2012.

[2] Trib. Milano, ord.. del 13.01.2016.

[3] Art. 634 cod. proc. civ.

[4] Trib. Varese, sent. dell’11.10.2012.

[5] Ex artt. 13 comma IX e 29, lett. l), L. 31 dicembre 2012 n. 247.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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