Interessi sul conto: non dovuti se superano il tasso legale
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23 Mag 2016
 
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Interessi sul conto: non dovuti se superano il tasso legale

La banca non può chiedere il decreto ingiuntivo contro il correntista che non abbia pagato gli interessi superiori al tasso legale se non c’è un contratto scritto.

 

Se la banca sta applicando, al tuo conto corrente, un tasso di interesse passivo superiore a quello tasso legale è necessario che prima ti abbia fatto firmare un contratto scritto; il semplice fatto che tu, nel corso del tempo, non abbia mai contestato l’invio degli estratti conto da cui appunto risulta l’applicazione di interessi “ultralegali”, non basta a far ritenere ormai acquisito il tuo consenso e, quindi, valido il patto orale. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Come già chiarito, in passato, dalla giurisprudenza della Suprema Corte [2], l’obbligo di pagare interessi in misura superiore a quella legale (si tratta, ovviamente, di interessi passivi, quelli cioè dovuti in caso di scoperto sul conto corrente) richiede la forma scritta; senza la prova di tale documento firmato sia dalla banca che dal cliente, il patto è come se non fosse mai esistito. Peraltro – precisa ancora la Cassazione – la mancata contestazione degli estratti conto inviati al cliente dalla banca, non può considerarsi come un tacito consenso. È vero: il codice civile [3] stabilisce che l’estratto conto inviato al correntista ciclicamente dalla banca si intende automaticamente approvato se non viene contestato entro sei mesi dalla data di ricezione. Tuttavia tale norma non si applica mai al caso in cui la banca abbia, unilateralmente, stabilito il saggio di interessi in misura superiore a quella definita annualmente dal decreto del Ministero del Tesoro (cosiddetti interessi legali). E questo perché – secondo la tesi ormai costante – è sempre necessario il consenso scritto del correntista per superare tale soglia.

 

Occhio quindi al contratto firmato con la banca al momento di apertura del conto corrente: in esso vanno indicati con attenzione gli interessi passivi che verranno applicati in caso di scoperto. Se nulla è indicato, il correntista non potrà vedersi addebitati interessi superiori a quelli stabiliti a livello ministeriale.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 4 aprile – 20 maggio 2016, n. 10516
Presidente Nappi – Relatore Didone

Ragioni di fatto e di diritto della decisione

1.- Il ricorso proposto dalla s.p.a. Pars (già s.p.a. T.) e dal fideiussore T.H. concerne due cause riunite già in primo grado riguardanti i rapporti intercorsi tra la predetta società (debitrice, di cui il T. era fideiussore) e la s.p.a. Banca di Roma: da un lato l’azione di ripetizione di indebito per illegittimità dei tassi e per l’applicazione dell’anatocismo proposta dalla debitrice e dal fideiussore; dall’altro l’opposizione al decreto ingiuntivo emesso su richiesta della banca per i saldi passivi dei predetti rapporti. Il Tribunale di Palermo ha revocato il decreto ingiuntivo e condannato – ricalcolata la capitalizzazione degli interessi con cadenza annuale anziché trimestrale – gli opponenti al pagamento di euro 655.872,73, oltre interessi convenzionali.
La Corte di appello di Palermo ha confermato la sentenza di primo grado, disattendendo le doglianze degli appellanti relative alla capitalizzazione annuale (perché così richiesta in sede di citazione e ostandovi il principio della domanda), agli interessi ultralegali (perché regolarmente pattuiti prima della l. n. 108/1996 e

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[1] Cass. sent. n. 10516/16 del 20.05.2016.

[2] Cass. sent. n. 3017/2014 e n. 17679/2009 del 29.07.2009.

[3] Art. 1832 cod. civ.

 

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