Escrementi di cane: accesso al parco con responsabilità del padrone
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23 Mag 2016
 
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Escrementi di cane: accesso al parco con responsabilità del padrone

Illegittima l’ordinanza del sindaco che vieta l’accesso ai luoghi verdi della città solo per mantenere pulite le aiuole e i prati.

 

Il sindaco non può impedire ai proprietari di cani di accedere ai parchi e agli altri luoghi verdi della città solo perché alcuni proprietari di animali, più incivili degli altri, non sono soliti ripulire i luoghi ove il proprio quadrupede lascia gli escrementi; tutt’al più l’amministrazione comunale può disporre un aumento dei controlli volti a verificare il rispetto delle norme sull’igiene pubblico da parte di chi ha al guinzaglio un cane. È quanto chiarito dal Tar Lazio con una recente sentenza [1].

 

A pagare per colpa di alcuni non possono essere tutti i proprietari di cani: chi non raccoglie i bisognini del proprio animale è responsabile e può essere soggetto a una multa; ma, per paura di sporcare le aiuole e i parchi pubblici, l’amministrazione comunale non può adottare un’ordinanza che vieti a qualsiasi cittadino, che porti a spasso il proprio cane, di accedere alle aree verdi. Diversamente si andrebbe a limitare la libertà di circolazione delle persone, violando anche i principi di adeguatezza e proporzione.

 

Il Tar Lazio ricorda che la raccolta degli escrementi è obbligatoria per legge ed il rispetto di questo onere può essere imposto con l’esercizio degli ordinari poteri di prevenzione, vigilanza, controllo e sanzionatori di cui dispone l’Amministrazione locale; se essa non ha gli strumenti per attuare tali misure di contrasto, non può obbligare tutti i proprietari di animali di accedere ai prati verdi.

 

Insomma, cani e padroni devono essere sempre liberi di circolare nei parchi pubblici, senza possibilità di vietare loro la circolazione a determinate aree “protette”. Spetta a chi ha in custodia l’animale di raccogliere i suoi escrementi e assicurarsi che questi non vengano lasciati per strada.

Insomma, animali liberi e senza pannolini, ma paletta e guanto ai padroni.


La sentenza

Tar Lazio, sez. II-bis, sentenza 27 aprile – 17 maggio 2016, n. 5836
Presidente/Estensore Stanizzi

Fatto e diritto

Con il ricorso in esame l’associazione odierna ricorrente impugna l’ordinanza – meglio indicata in epigrafe nei suoi estremi – adottata dal Sindaco della resistente Amministrazione nella sola parte in cui è stato disposto il divieto, per i proprietari e detentori di cani, di accedere in tutte le aree verdi pubbliche.
Tenuto conto che con riferimento a fattispecie analoghe si è formato un consolidato e non contrastato orientamento della giurisprudenza e ritenuto, su tale scorta, di poter procedere all’immediata definizione nel merito del ricorso, di tale possibilità è stato formale avviso alle parti ai sensi dell’art. 60 del codice del processo amministrativo, come da verbale.
Tanto premesso, va in primo luogo affermata – al contempo disattendendo la corrispondente eccezione formulata dalla resistente Amministrazione Comunale – la legittimazione dell’Associazione ricorrente all’impugnazione in esame, perseguendo la stessa, quale fine statutario, la tutela degli animali.
L’Associazione ricorrente, alla luce dello scopo statutariamente perseguito, può invero insorgere, avendone la legittimazione, avverso atti che siano ritenuti – in astratto

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[1] TAR Lazio sent. n. 5836/16 del 17.05.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
7 Lug 2016 giovanni gargiulo

segnalo che nel parco giochi e sport Salvatore Costantino del viale traiano soccavo i sig. proprietari di cani sono tutti sprovvisti di palette x la raccolta degli escrementi dei propri cani percui nel stesso ci sono numerossissimi insetti che danneggiano sia i grandi ma sopratutto i bambini pertanto invito i responsabili del settore a far valere la sentenza pronunciata dal TAR Lazio Num. 5836/16 del 17/05/2016 controlli Zero