Anticipo pensione Ape, come funzionano le penalizzazioni
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24 Mag 2016
 
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Noemi Secci
 


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Anticipo pensione Ape, come funzionano le penalizzazioni

Nuova pensione anticipata APE: chi potrà usufruirne, come devono essere calcolate le penalizzazioni.

 

Non è ancora definitiva la nuova normativa sull’Ape, l’anticipo pensionistico, attualmente allo studio: è stato però reso noto che l’anticipo sarà possibile grazie a un prestito erogato dalle banche direttamente al cittadino, che in alcuni casi potrà essere garantito dallo Stato. L’Ape, dunque, non comporterebbe alcun aggravio di spesa per le casse pubbliche, che potrebbero, eventualmente, intervenire solo per garantire il prestito ai soggetti maggiormente svantaggiati, come i disoccupati di lunga durata.

Il massimo anticipo possibile sarà pari a 3 anni (dalla data di maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia), mentre le penalizzazioni, secondo le ultime notizie, pur non essendo uguali per tutti non dovrebbero variare notevolmente, a seconda dei soggetti.

 

 

Ape: penalizzazioni previste

In particolare, è stato annunciato che la decurtazione dell’assegno sarà pari al 3-4% annuo: il taglio sarà più alto per le pensioni di importo maggiore (in quanto, per non abbassare la retribuzione pensionabile e la contribuzione degli ultimi anni, deve essere giocoforza più alto l’importo del prestito). In ogni caso, la penalizzazione riguarderà soltanto la parte retributiva dell’assegno, cioè quella calcolata sulla base degli ultimi anni di stipendio e delle settimane versate al 31 dicembre 1992 (quota A) e al 31 dicembre 1995 o 2011 (Quota B, rispettivamente, per i cosiddetti “misti” e per gli ex “retributivi puri”). Di conseguenza, tanto più risulterà consistente la quota dell’assegno calcolata col contributivo, tanto più bassa sarà la decurtazione operata dall’Ape (senza però dimenticare che il metodo di calcolo contributivo della pensione è di per sé fortemente penalizzante).

La penalizzazione sarebbe permanente: in parole povere, una volta terminato di restituire il prestito, la decurtazione dell’assegno resterebbe tale e quale. La disposizione, se fosse confermata, sembrerebbe un “regalo” alle banche. È stato però fatto notare che le banche si assumerebbero il rischio di premorienza del pensionato, prima dell’integrale restituzione del finanziamento, pertanto il taglio permanente servirebbe a compensare tali perdite. Ma è stato anche detto che le banche potrebbero prendere il totale da restituire dal montante contributivo, nel caso in cui non spetti ad alcuno la pensione di reversibilità (in quest’ultimo caso, la penalizzazione sarebbe trasferita al trattamento ai superstiti).

In ogni caso si tratta di aspetti operativi di non poco conto, che sicuramente saranno presto ponderati e chiariti.

 

 

Ape: aventi diritto

Riguardo agli aventi diritto, le notizie sinora emerse sono piuttosto contradditorie: si parla dell’apertura dell’anticipo a tutti gli over 63 ai quali non manchino più di 3 anni alla pensione, ma anche della possibilità dell’accesso solo per alcune categorie. In particolare, l’Ape sarebbe concessa di sicuro ai disoccupati ed ai lavoratori a rischio esubero. Ancora incerto il futuro degli addetti a mansioni usuranti ed ai turni notturni, per i quali sarebbe previsto, comunque, un riordino delle condizioni di accesso alla pensione anticipata.

Il Governo sembrerebbe confermare l’apertura generale, dato che di recente il premier Renzi ha parlato del coinvolgimento di “chi si vuole ritirare dal lavoro per fare la nonna a tempo pieno”.

È ancora presto, comunque, per metter mano alla calcolatrice per valutare la data di pensione ed il suo futuro ammontare: bisogna avere un po’ di pazienza ed attendere, almeno, la stesura definitiva della normativa allo studio.


 


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