Che succede se non ritiro una raccomandata Equitalia
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24 Mag 2016
 
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Che succede se non ritiro una raccomandata Equitalia

Atti giudiziari, raccomandate a.r. e cartelle di pagamento di Equitalia si considerano come notificati se il destinatario non accetta di ritirare la busta dal postino e non firma il registro delle consegne.

 

Non ritirare una raccomandata di Equitalia dalle mani del postino o, dopo l’avviso di deposito immesso nella cassetta delle lettere, presso l’ufficio postale, non è sempre una mossa strategicamente giusta: salvo, infatti, alcuni casi in cui la notifica non è effettuata in modo corretto (nel qual caso, la rinuncia a ricevere il plico non ha alcun effetto e, anzi, può evitare di sanare il vizio nel quale è incorso il soggetto notificatore), la legge stabilisce che il rifiuto della raccomandata o dell’atto giudiziario genera gli stessi effetti dell’accettazione: in pratica la notifica si considera come avvenuta regolarmente e da quello stesso giorno iniziano a decorrere i termini per eventuali impugnazioni e ricorsi. Ma attenzione: ciò vale solo se a rifiutare la consegna della raccomandata è il destinatario, mentre – in sua assenza – se il rifiuto viene opposto da un familiare convivente o da un persona addetta alle pulizie e alla casa, perché la notifica si compia sono necessari altri due passaggi: il deposito dell’atto presso l’ufficio postale e il relativo avviso, inviato al contribuente, con una seconda raccomandata immessa nella cassetta delle lettere.

 

 

Come vengono notificate le cartelle di Equitalia?

Prima di procedere a verificare le conseguenze del comportamento di chi non ritira una raccomandata proveniente da Equitalia, ricordiamo che le cartelle di pagamento (anche dette cartelle esattoriali) possono essere notificate in tre modi:

 

  • per mezzo del messo notificatore: in tal caso la consegna avviene a mani del destinatario o, in sua mancanza, di familiari conviventi, persone addette alla casa, eventuale portiere. A questo punto possono verificarsi le seguenti ipotesi:

 

  1. se il destinatario viene trovato in casa, ma rifiuta di ritirare il plico, l’atto si considera come se fosse stato regolarmente consegnato e la notifica produce tutti i suoi effetti. In pratica, per legge si presume che il destinatario abbia conoscenza della cartella e, quindi, da questo stesso momento iniziano a decorrere i termini per l’impugnazione;
  2. se, invece, il destinatario non è presente in casa, il messo tenta la notifica a familiari conviventi (purché con più di 14 anni e capaci di intendere e volere), eventuali persone addette alla casa (colf, domestica, ecc.) o il portiere. Se tali soggetti non sono presenti a casa (e, quindi, al campanello non risponde nessuno o lo stabile non ha un portiere) o essi rifiutano di ritirare l’atto (poiché è loro diritto farlo), la notifica non si considera ancora compiuta (come invece nel caso precedente alla lettera a), ma sono necessarie altre due attività: I) il messo deve depositare l’atto presso il Comune; II) di ciò ne dà notizia al destinatario inviandogli una seconda raccomandata. Fatto ciò, la notifica si considera compiuta e perfezionata dopo 10 giorni dalla consegna di tale seconda raccomandata o, se anteriore, dal giorno in cui il destinatario è andato a ritirare l’atto in Comune;

 

  • per mezzo del comune postino e quindi con raccomandata a.r.: anche in questo caso possono verificarsi due ipotesi:

 

  1. se il destinatario è a casa ma rifiuta di ricevere la raccomandata, l’atto si considera ugualmente notificato in quello stesso momento e, pertanto, iniziano a decorrere i termini per l’esercizio dei diritti in via giudiziale o amministrativa (ricorsi, ecc.);
  2. se il destinatario non è a casa, il postino prova a consegnare la raccomandata a familiari conviventi (purché con più di 14 anni e capaci di intendere e volere), eventuali persone addette alla casa (colf, domestica, ecc.) o il portiere. Se neanche vi sono tali soggetti o questi rifiutano di ritirare la raccomandata, la notifica si considera compiuta solo dopo che il postino avrà: I) depositato l’atto presso l’ufficio postale; II) avrà dato notizia di ciò al destinatario con la spedizione di una seconda raccomandata. Fatto ciò, la notifica si considera compiuta e perfezionata dopo 10 giorni dalla consegna di tale seconda raccomandata o, se anteriore, dal giorno in cui il destinatario è andato a ritirare l’atto in Comune;

 

  • per mezzo di PEC, la posta elettronica certificata: in tal caso possono verificarsi due ipotesi:

 

  1. il destinatario apre la posta in un giorno successivo a quello della consegna del messaggio di posta elettronica: in tal caso, la notifica si considera comunque perfezionata il giorno in cui il mittente ha spedito la PEC e ha avuto comunicazione, da parte del gestore, dell’avvenuto recapito nella casella di posta del destinatario;
  2. il destinatario non apre mai la propria email o ha dimenticato le credenziali di accesso o ha affidato il servizio al proprio commercialista e questo non ha controllato il messaggio: anche in questa ipotesi, come nella precedente, la cartella si considera ugualmente notificata alla data in cui il mittente ha spedito la PEC e ha avuto comunicazione, da parte del gestore, dell’avvenuto recapito nella casella di posta del destinatario.

 

 

Dove deve essere fatta la notifica?

La notifica, in via ordinaria, deve essere effettuata nella residenza o sede del contribuente, all’interno del domicilio fiscale dello stesso al momento in cui la notifica è effettuata, salvo che il contribuente abbia preventivamente eletto domicilio presso un altro indirizzo o che la notifica sia effettuata in mani proprie del destinatario; in quest’ultimo caso, infatti, può essere effettuata in qualunque luogo.

 

Il domicilio fiscale individua il comune (ma non anche un preciso e determinato indirizzo) nell’ambito del cui territorio deve essere effettuata la notifica, secondo quanto riportato in tabella.

 

La variazione di indirizzo ha effetto ai fini delle notificazioni, dal 30° giorno successivo a quello:

 

– dell’avvenuta variazione anagrafica per le persone fisiche;

– della ricezione da parte dell’Ufficio, di apposita comunicazione di variazione dati IVA per le società o gli enti o del modello di comunicazione all’anagrafe tributaria di richiesta di attribuzione del codice fiscale, per i soggetti non obbligati alla dichiarazione IVA.

In mancanza di comunicazione, la notifica dovrebbe ritenersi validamente effettuata all’ultimo indirizzo comunicato.

 

 

Che succede se apro la porta al postino ma non ritiro la raccomandata?

È diritto del destinatario rifiutare di ricevere una raccomandata o un atto giudiziario. Egli infatti non è obbligato a firmare il registro di consegna.

Tuttavia, in questo caso la notifica si considera ugualmente compiuta nello stesso istante in cui viene opposto il rifiuto, ma il destinatario non potrà più prendere conoscenza del contenuto della cartella ed esercitare i propri diritti. Infatti, a differenza del caso in cui il destinatario non sia presente in casa o del caso in cui a rifiutare la cartella siano i familiari conviventi o persone addette alla casa, in tale ipotesi il postino o il messo notificatore danno non depositano il plico rispettivamente presso l’ufficio postale o la Casa Comunale, ma lo restituiscono al mittente.

 

Questo significa che se la cartella presentava dei vizi di forma (ad esempio la mancata indicazione del responsabile del procedimento, la mancata elencazione degli interessi annualmente applicati, ecc.) essi non possono più essere fatti valere.

 

 

Posso aprire la busta con la raccomandata e poi dire che la rifiuto?

No; per poter aprire la busta contenente la raccomandata o la cartella di pagamento, il destinatario deve prima accettarla.

 

 

Che succede dopo il rifiuto di una raccomandata Equitalia?

Nei 60 giorni successivi al rifiuto opposto al postino o al messo notificatore, Equitalia può procedere a un pignoramento o a notificare un preavviso di fermo o di ipoteca.

 

 

Che succede se non ritiro la raccomandata presso l’ufficio postale?

Il contribuente assente a casa nel momento dell’arrivo del postino e che, pertanto, non ha potuto aprire la porta, riceve, nella cassetta delle lettere, la seconda raccomandata con cui lo si avvisa dell’avvenuto tentativo di notifica non andato in porto. Se nei 10 giorni successivi non va a ritirare la raccomandata presso l’ufficio postale, la notifica si considera ugualmente eseguita e da tale momento iniziano a decorrere tutti i termini per la opposizione. Egli comunque ha sei mesi di tempo per ritirare il plico all’ufficio postale, scaduti i quali si verifica la cosiddetta compiuta giacenza e l’atto viene restituito a Equitalia (la compiuta giacenza per le raccomandate ordinarie è invece di 30 giorni).

 

Lo stesso discorso vale nel caso in cui la notifica sia avvenuta con il messo notificatore, solo che in tal caso il ritiro del plico va curato presso il Comune e non presso l’ufficio postale.

 

 

Come fare per prendere tempo dopo una notifica Equitalia?

Nel caso di raccomandata, è possibile rifiutarsi di ricevere la busta dal postino e poi, dopo 10 giorni, andare a ritirarla presso l’ufficio postale. In tal caso, la notifica si considera eseguita proprio dopo il decimo giorno.

Nel caso di consegna a mani per mezzo del messo notificatore, la situazione è identica: bisogna rifiutarsi di ricevere la notifica al momento in cui il messo bussa a casa, ma poi andare a ritirare il plico presso la Casa Comunale il 10° giorno successivo. Infatti, tutte le volte in cui un atto giudiziario o una cartella esattoriale viene rifiutata (o non ricevuta) e poi depositata presso le Poste o in Comune, gli effetti della notifica iniziano a decorrere a partire dal decimo giorno successivo alla spedizione della seconda raccomandata al destinatario con cui lo si avvisa di tale deposito.

 

 

Se rifiuto la raccomandata, posso conoscerne dopo il contenuto?

L’unico modo per il contribuente che abbia rifiutato la raccomandata, di conoscere il contenuto della cartella è farsi rilasciare da Equitalia un estratto di ruolo (la consegna è immediata) o, eventualmente, presentando una domanda di accesso agli atti amministrativi, chiedere la copia della cartella (la risposta avviene entro 30 giorni).

In entrambi i casi, tuttavia, i termini per proporre ricorso potrebbero essere ormai scaduti (di norma 60 giorni dall’avvenuta notifica o da quando la notifica si considera effettuata).

 

 

Quali sono i termini per proporre ricorso contro una cartella?

Per presentare opposizione al giudice, il contribuente ha:

 

60 giorni per le cartelle che contengono richieste di pagamento di imposte;

40 giorni per le cartelle relative a contributi Inps e Inail;

30 giorni per le cartelle relative a multe stradali.

 

I termini decorrono sempre dall’avvenuta notifica, per cui:

 

  • in caso di accettazione della raccomandata o della consegna a mani: dal giorno della consegna;
  • in caso di mancata accettazione della raccomandata o della consegna a mani: dal giorno della mancata accettazione opposta al postino o al messo notificatore;
  • in caso di deposito alla Casa comunale o presso l’ufficio postale: entro 10 giorni dall’invio della seconda raccomandata di avviso di tale deposito.

 

 

Come faccio a sapere se davvero mi è stata notificata una cartella?

L’unico modo per avere la certezza che, in propria assenza è passato il postino o il messo notificatore, è fare una richiesta di accesso agli atti presso Equitalia e chiedere di visionare tutti i documenti che attestano l’avvenuto tentativo di consegna. Per approfondimenti leggi: “Come dimostro che non ho ricevuto la cartella di Equitalia?”.

 

 

Dopo la cartella mi devono essere notificati altri atti?

Non prima di 60 giorni e non oltre un anno dalla notifica della cartella, Equitalia può procedere al pignoramento. Se decorre un anno, il pignoramento è sempre possibile, ma è necessaria la notifica di un secondo atto: la diffida ad adempiere (per approfondimento su questo tema leggi “La cartella di Equitalia scade dopo un anno”).

 

L’atto di pignoramento del conto corrente, dello stipendio e della pensione vanno comunque notificati sia al terzo pignorato (rispettivamente la banca, il datore di lavoro e l’Inps), sia al debitore. Quest’ultimo ha 60 giorni di tempo per pagare onde evitare il pignoramento.

L’atto di pignoramento dei beni mobili invece non richiede la notifica di un ulteriore atto e, pertanto, l’ufficiale giudiziario si può presentare direttamente al domicilio del debitore.

L’atto di pignoramento di immobili richiede la previa iscrizione di ipoteca.

 

L’iscrizione di ipoteca o di fermo auto necessitano della notifica di un previo avviso per dare la possibilità al contribuente, nei 30 giorni successivi, di pagare o di presentare contestazioni.


Autore immagine: 123rf com

 


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