Quando l’avvocato non è necessario per la causa in tribunale
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24 Mag 2016
 
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Quando l’avvocato non è necessario per la causa in tribunale

Obbligo di difesa tecnica: non basta la semplice laurea magistrale in giurisprudenza per procedere a difendere se stesso in un ricorso davanti al giudice.

 

In Italia il laureato in giurisprudenza, che abbia acquisito una piena cognizione delle regole tecniche del processo e del diritto, non può difendersi da solo in causa: la legge impone, infatti, la necessaria presenza di un avvocato (cosiddetta difesa tecnica), salvo particolari eccezioni (v. dopo). È quanto chiarito dal TAR Liguria con una recente sentenza [1].

 

 

Farsi difendere da un avvocato è un diritto o un dovere?

È vero, la Costituzione [2] stabilisce il diritto di tutti i cittadini a poter agire in giudizio per la tutela dei propri diritti, senza menzionare la presenza di avvocati, ma la Corte Costituzionale [3] ha più volte ritenuto che l’obbligo della presenza di un legale non è una diminuzione dei diritti, ma anzi un rafforzamento. Diversamente, la mancanza di cognizioni circa le regole tecniche e le forme che regolano il processo in tribunale costituirebbe una forte menomazione per le parti in causa.

 

Anche per la Carta Europea dei diritti dell’uomo [4] la necessità dell’avvocato è un caposaldo dell’equo processo: vige infatti il principio secondo cui, nell’interesse della giustizia (da intendersi anche come corretto e buon funzionamento del sistema giudiziario) e nel rispetto delle garanzie processuali, ognuno deve stare in giudizio con l’assistenza di un legale di fiducia o nominato d’ufficio e, qualora non abbia sufficienti risorse economiche, deve poter accedere al gratuito patrocinio in ogni fase e grado di giudizio.

 

 

Quando ci si può difendere da soli in causa

Il diritto all’autodifesa  è previsto in pochi e rari casi previsti dalla legge, in ragione delle peculiarità del rito e/o della causa. In particolare, la parte può stare in giudizio personalmente:

 

  • nei processi civili

1) nelle cause di valore inferiore a 1.100 euro;

2) nelle cause di valore superiore a 1.100 euro, se ha presentato istanza anche verbale al giudice di pace e questi l’ha autorizzata con decreto, in considerazione della natura ed entità della causa. Il decreto non esige particolari formalità e può risultare implicitamente anche dai verbali di causa;

3) nelle cause di opposizione alle ordinanze-ingiunzioni;

 

  • nei processi tributari

nelle cause di valore superiore a 3.000 euro (soglia di recente aggiornata rispetto ai precedenti 2.500 euro).

 

 

In tutti gli altri casi, la parte deve farsi assistere da un avvocato munito di procura, anche quando è rappresentata da un terzo.

 

 

Praticanti abilitati

Per quanto invece riguarda il praticante abilitato egli può assistere il proprio cliente davanti al:

 

  • giudice di pace
  • tribunale monocratico: cause, anche se relative a beni immobili ed esecuzioni di valore non superiore ad € 25.822,84; cause possessorie e per le denunce di nuova opera e di danno temuto escluse quelle proposte in corso di causa; cause relative a rapporti di locazione e di comodato di immobili urbani e a quelle di affitto di aziende, salvo di competenza delle sezioni specializzate agrarie;
  • tribunale collegiale: in nessun caso, neppure nella fase davanti al giudice istruttore;
  • giurisdizioni superiori, compreso Consiglio Nazionale Forense: in nessun caso, neppure per ricorsi propri in sede disciplinare.

 

I praticanti avvocati possono esercitare l’attività professionale anche nelle controversie in materia di lavoro e previdenza e assistenza [5].


La sentenza

TAR Liguria, sez. I, sentenza 18 maggio 2016, n. 504
Presidente Daniele – Estensore Peruggia

Fatto e diritto

Il dottor Ennio Iezzi in proprio chiede che il tribunale amministrativo annulli gli atti emarginati, ed ha per ciò notificato il ricorso depositato il 29.4.2016, con cui chiede altresì adottarsi una misura cautelare.
Con decreto 3.5.2016, n. 91 il presidente del tribunale amministrativo ha disatteso la domanda interinale del ricorrente.
L’amministrazione statale si è costituita in causa con memoria, ed ha allegato una difesa con dei documenti.
Con successivo atto si è costituito in causa il comune di Andora che ha chiesto dichiararsi inammissibile e respingersi il ricorso.
Il collegio può pronunciare una sentenza brevemente motivata, vista la rituale instaurazione del contraddittorio, la proposizione della domanda cautelare e la sussistenza di un profilo di inammissibilità del ricorso.
Il ricorrente dichiara infatti di aver conseguito la laurea magistrale in giurisprudenza, ma tale qualificazione non è sufficiente (artt. 22 e 23 del d.lvo 2.7.2010, n. 104) a conferire il titolo a difendere sé od altri avanti al tribunale amministrativo: non ricorrono infatti le situazioni descritte dall’art. 23 del codice del processo amministrativo per esonerare la parte

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[1] TAR Liguria, sent. n. 504/2016 del 18.05.2016.

[2] Art. 24 Cost.

[3] C. Cost. sent. n. 47/71, n. 125/79, 421 e 188/97, 182/01, 317/09.

[4] Art. 6 §.3 CEDU.

[5] Cass. sent. n. 10102/2013.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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