Sentenze on line: nomi e dati sulla salute devono essere oscurati
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24 Mag 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Sentenze on line: nomi e dati sulla salute devono essere oscurati

È illegittimo pubblicare sentenze e provvedimenti senza oscurare i dati sulla salute delle parti: la pubblica amministrazione deve risarcire i cittadini per lesione della privacy.

 

La PA è tenuta ad oscurare i dati anagrafici e quelli sulla salute dei soggetti coinvolti in provvedimenti amministrativi e giurisdizionali pubblicati nelle banche dati istituzionali. È quanto ribadito da una recente sentenza della Cassazione [1] a tutela della privacy di soggetti destinatari di provvedimenti in materia di pensione di invalidità.

 

Il Codice della Privacy [2] disciplina i modi di diffusione delle sentenze o dei provvedimenti giurisdizionali, per finalità di informativa giuridica; esso prevede la possibilità per l’interessato di chiedere, per motivi legittimi, con domanda depositata nella cancelleria (prima che sia definito il grado di giudizio), che, in caso di riproduzione del provvedimento in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica, venga esclusa l’indicazione delle generalità e di altri dati identificativi riportati nel provvedimento stesso.

 

Più specificamente, nel settore civile, vanno omessi, anche in mancanza di richiesta, le generalità, nonché altri dati identificativi, anche relativi a terzi, dai quali possa desumersi l’identità di minori oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone.

 

Tale disposizione va letta però insieme al principio generale, sempre previsto dal codice della privacy, per cui i dati sensibilissimi, e specificamente quelli idonei a rivelare lo stato di salute, non possono comunque essere diffusi. Tale indicazione non ammette eccezioni e prescinde dunque dalla richiesta dell’interessato di oscurare i dati in caso di diffusione del provvedimento giurisdizionale per finalità informative.

 

Sul punto, il Garante della Privacy [3] ha precisato che, relativamente ai dati idonei a rivelare lo stato di salute, esiste uno specifico divieto di diffusione anche per i soggetti pubblici, e chiarisce che la salvaguardia dei diritti degli interessati attraverso un oscuramento delle loro generalità, non pregiudica la finalità di informazione giuridica, ma può risultare necessaria nella prospettiva di un bilanciamento dei diversi interessi per tutelare la sfera di riservatezza dei soggetti coinvolti.

 

È pertanto illecita la diffusione di provvedimenti che, seppur pubblicati con finalità informativa, contengono dati sensibilissimi sulla salute e invalidità dei soggetti coinvolti. Ciò vale anche quando il soggetto che ha provveduto alla diffusione è una pubblica amministrazione: la finalità pubblica di informazione non può infatti superare il diritto inviolabile alla riservatezza della persona.

 

Con poche accortezze (oscuramento e cancellazione nomi o dati, parole puntate ecc.) è possibile coniugare l’esigenza di diffusione dei provvedimenti giurisdizionali e amministrativi, rendendoli accessibili a tutti, con l’esigenza di tutela della privacy in merito ai dati sensibili e sensibilissimi.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 24 febbraio – 20 maggio 2016, n. 10510
Presidente Salvago – Relatore Dogliotti

Svolgimento del processo

Con ricorso ex art. 152 D.Lgs. 196/03, C.N. chiedeva al Tribunale di Palermo che la Corte dei Conti ovvero la Presidenza del Consiglio dei Ministri fossero condannati al risarcimento dei danni , determinati da illegittima divulgazione di dati attinenti alla sua salute.
Precisava il ricorrente di aver presentato ricorso in materia pensionistica alla Corte dei Conti per la Regione Siciliana,Sezione Giurisdizionale di Palermo; la relativa sentenza, che trattava i dati personali del ricorrente riguardo alla salute dello stesso e alle sue invalidità, era stata pubblicata sulla banca dei dati , sito internet della Corte dei Conti, liberamente accessibile.
Costituitosi regolarmente il contraddittorio, la Presidenza del Consiglio dei Ministri eccepiva la sua carenza di legittimazione; nel merito, entrambi i convenuti chiedevano il rigetto della domanda.
Il Tribunale di Palermo , con sentenza in data 14 luglio 2010, dichiarava la carenza di legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio, nel merito, rigettava la domanda del ricorrente, non ravvisando alcun illecito nel comportamento della Corte dei Conti .
Ricorre per cassazione il C.,

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[1] Cass. sent. n. 10510 del 20.5.2016.

[2] Art. 52 D.Lgs. 196/2003.

[3] Art. 22 D.Lgs. 196/2003.

[4] Garante della Privacy, delibera del 2 dicembre 2010.

 


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