L’amministrazione di sostegno
Lo sai che?
24 Mag 2016
 
L'autore
Guglielmo Mossuto
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

L’amministrazione di sostegno

Le persone che si trovano, a causa di una malattia fisica o psichica, in una situazione di limitazione della propria capacità a svolgere le attività quotidiane possono beneficiare di un aiuto esterno senza che questo vada a limitarli nel loro agire.

 

 

Cosa è l’amministrazione di sostegno?

Spesso accade che persone anziane, magari senza parenti o amici vicini, si trovino ad affidarsi a semplici conoscenti per svolgere attività quotidiane come la riscossione della pensione, il pagamento delle bollette o la gestione dei propri averi.

Proprio tali richieste talvolta possono creare terreno fertile per inganni e truffe.

È in queste situazioni che si inserisce l’istituto dell’amministrazione di sostegno, previsto dal nostro ordinamento a partire dal 2004 [1].

L’amministrazione di sostegno è infatti uno strumento rivolto a tutti coloro che si trovino in una condizione di difficoltà, limitando nel modo minore possibile la loro capacità di agire [2].

La capacità di agire è acquisita con il compimento del diciottesimo anno di età e consiste nella capacità di realizzare atti idonei a disporre dei propri diritti, come ad esempio l’acquisto di un immobile.

 

Grazie alla presenza dell’amministratore di sostegno potrà quindi essere tutelato anche un soggetto parzialmente incapace, come un anziano, da eventuali raggiri come la redazione di un testamento a favore di persone malintenzionate.

Si pensi poi a soggetti invalidi, ai malati del gioco che non riescono a gestire le proprie finanze, agli alcolisti o ai tossicodipendenti che non hanno la lucidità necessaria, ad anziani che non possono recarsi presso gli sportelli bancari o postali per gestire le proprie finanze.

A tutti questi soggetti, che comunque mantengono la propria capacità di agire, viene così affiancata un’altra persona, che li aiuta nel compimento degli atti di vita quotidiana e nella gestione dei propri beni.

 

 

La scelta dell’amministratore di sostegno

La scelta viene fatta nell’esclusivo interesse del beneficiario.

Generalmente viene nominata dal Giudice la persona indicata direttamente dall’interessato o, se non si è espresso o non può esprimersi in quanto colpito da un malore prima di aver indicato un nominativo, un parente o un soggetto terzo, anche indicato dalla famiglia.

 

 

Il procedimento per la sua nomina

Il procedimento inizia con un ricorso presentato al Giudice Tutelare.

Il ricorso può essere presentato da:

 

  1. direttamente dall’interessato;
  2. genitori, figli, fratelli o sorelle, nonni, zii, prozii, nipoti, cugini (familiari entro il 4° grado), cognati, suoceri, generi, nuore (affini entro il 2° grado)
  3. il Pubblico Ministero;
  4. gli Assistenti Sociali.

 

È indispensabile specificare nel ricorso introduttivo le problematiche e le malattie così da consentire al giudice di valutare il livello di capacità di agire che residua nel beneficiario, quali azioni può svolgere autonomamente e per quali invece necessita di aiuto.

 

Una volta ricevuto il ricorso, il Giudice Tutelare fissa l’udienza per sentire colui che ha presentato il ricorso e il beneficiario personalmente.

Entro i sessanta giorni successivi alla presentazione del ricorso il Giudice nomina con decreto motivato un amministratore di sostegno, specificando i poteri e i limiti dello stesso.

 

L’amministratore di sostegno sarà vincolato nel suo agire in quanto dovrà render conto delle sue scelte al Giudice Tutelare al quale annualmente presenterà un rendiconto dal quale emergono tutte le operazioni eseguite nell’interesse del beneficiario. Tale rendiconto sarà esaminato dal Giudice stesso che dovrà approvarlo.

 

L’incarico può essere sia temporaneo sia definitivo. La durata è decisa dal Giudice ed indicata nel decreto.

Il decreto dovrà essere annotato a margine dell’atto di nascita del beneficiario nel registro di stato civile del Comune di residenza e di quello di nascita.

L’amministrazione di sostegno non è mai un istituto definitivo. Può infatti sempre essere revocato nel caso in cui vengano meno i presupposti o qualora non risulti essere più lo strumento più idoneo a tutelare l’interessato.


[1] Legge 9 gennaio 2004, n. 6.

[2] Art. 2 cod. civ.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti