Licenziamento per superamento del comporto anche dopo mesi
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24 Mag 2016
 
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Licenziamento per superamento del comporto anche dopo mesi

L’obbligo di contestare il licenziamento tempestivamente sussiste solo per quello disciplinare, mentre per il caso di assenza eccessiva per malattia il datore ha più tempo per decidere.

 

Nel caso di intimazione del licenziamento a seguito del superamento del periodo di comporto non c’è la stessa urgenza che, invece, la legge impone nel caso di licenziamento disciplinare (ossia per giusta causa o giustificato motivo): l’obbligo, infatti, di contestare tempestivamente la violazione al dipendente non scatta nel caso di protratte assenze dovute alla malattia. A dirlo è la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

Nel licenziamento disciplinare vi è l’esigenza di immediatezza del recesso, volta a garantire al lavoratore il diritto di difesa: infatti, si ritiene che solo nel breve periodo dal fatto contestato il lavoratore sia ancora in grado di difendersi, raccogliendo le prove e le motivazioni a propria discolpa; peraltro, il decorso del tempo dal comportamento illegittimo potrebbe far sorgere nel lavoratore la presunzione di essere stato “perdonato” dall’azienda.

Tali motivazioni invece non ricorrono nel caso di licenziamento per superamento del periodo di comporto per malattia dove la tempestività del licenziamento non richiede il rispetto di un dato cronologico fisso e predeterminato, ma va fatta una valutazione caso per caso.

 

Nel caso di superamento del comporto, il datore di lavoro potrebbe avere necessità di un tempo ragionevole per valutare, nel suo complesso, la sequenza delle assenze per malattia e la possibilità di mantenere in vita il rapporto con il lavoratore in base alle esigenze dell’azienda. Insomma è rimessa alla valutazione dello stesso datore di lavoro la scelta della conservazione del posto di lavoro anche dopo il superamento del periodo di comporto.

Spetta al lavoratore provare che l’intervallo di tempo tra il superamento del periodo di comporto per malattia e la comunicazione del recesso da parte del datore di lavoro abbia superato i limiti di adeguatezza e ragionevolezza, così da far ritenere, eventualmente in concorso con altre circostanze di fatto significative, la volontà tacita del datore di lavoro di rinunciare alla facoltà di recedere dal rapporto.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 3 marzo – 23 maggio 2016, n. 10666
Presidente Venuti – Relatore D’Antonio

Svolgimento del processo

La Corte d’appello di Palermo ha confermato la sentenza del Tribunale di rigetto della domanda di F.M. volta ad accertare l’illegittimità del licenziamento comminatogli dalla soc. AMAT Palermo per superamento del periodo di comporto.
La Corte ha rilevato che la circostanza riferita dal lavoratore secondo cui le assenze erano conseguenza di un grave incidente stradale avvenuto nel 2005 non aveva alcuna incidenza sulla illegittimità del licenziamento, né avrebbe potuto configurare un diritto alla conservazione del posto per un tempo illimitato.
Quanto all’eccepita mancanza di tempestività del licenziamento per essere stato irrogato dopo sette mesi dalla scadenza del comporto ha rilevato che il mero decorso del tempo, il quale nel licenziamento disciplinare assumeva una presuntiva valenza univoca di acquiescenza con onere a carico del datore di lavoro di contrastarla, nel licenziamento per superamento del comporto manteneva valenza neutra ben potendo essere sintomatico dell’intento del datore di lavoro di valutare se, in presenza di un fatto oggettivo costituito dal numero delle assenze del lavoratore che legittimerebbe il recesso, mantenere

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[1] Cass. sent. n. 10666/16 del 23.05.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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