Lavoro stagionale, non valgono i limiti del tempo determinato
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8 Lug 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Lavoro stagionale, non valgono i limiti del tempo determinato

Dipendenti stagionali: non si applicano i periodi di pausa tra contratti, l’aliquota Inps aggiuntiva, il numero massimo di lavoratori, la durata massima complessiva del rapporto.

 

La disciplina del lavoro stagionale, pur ricalcando, in diversi punti, quella del contratto a termine, presenta, rispetto al lavoro a tempo determinato “generico”, diverse particolarità, che la rendono più elastica e con pochi vincoli.

In particolare, il lavoro stagionale non è soggetto alla durata massima complessiva del rapporto, pari a 36 mesi, né allo “stop and go” tra un contratto e l’altro, né a limiti nel numero dei lavoratori da assumere o all’aliquota aggiuntiva prevista per il lavoro a termine. Vediamo, nel dettaglio, tutte le particolarità.

 

 

Attività stagionali: quali sono

Non esiste una definizione normativa generica delle attività stagionali, ma, generalmente, si intendono come tali quelle svolte ciclicamente, legate a un determinato periodo (o a più periodi)dell’anno.

Le attività stagionali sono elencate in un noto Decreto del 1963 [1], che dovrà essere sostituito, secondo il Codice dei contratti [2], da un decreto del Ministero del lavoro di prossima emanazione; le attività non si esauriscono, comunque, in quelle elencate dal decreto, ma sono indicate anche all’interno dei contratti collettivi, che lasciano spazio anche a lavori stagionali molto diversi rispetto a quelli tradizionali nel turismo o nel commercio.

 

 

Limite di durata del rapporto

Per i lavoratori stagionali non deve essere applicato il limite di durata massima valido per il rapporto a tempo determinato, pari a 36 mesi (superato tale limite, eccetto casi particolari, il rapporto si intende a tempo indeterminato). Lo stabilisce il Codice dei Contratti [3], riferendosi sia alle attività stagionali elencate dal decreto, che a quelle regolamentate dai contratti collettivi.

Per contratti collettivi, il Codice intende:

 

– i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;

– i contratti collettivi aziendali stipulati dalle loro rappresentanze sindacali aziendali o dalla rappresentanza sindacale unitaria.

 

 

Limite al numero di lavoratori

Secondo il Codice dei contratti, non deve essere applicato ai lavoratori stagionali il limite numerico, pari al 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1°gennaio dell’anno di assunzione (o ai diversi limiti stabiliti dai singoli contratti collettivi). Le esigenze legate alla stagionalità, difatti, non si conciliano con tale “freno” alle assunzioni, pertanto una barriera simile renderebbe impossibile, o eccessivamente oneroso, lo svolgimento dell’attività.

 

 

Pausa tra un contratto e l’altro

Mal si concilierebbe con le esigenze legate alla stagionalità, inoltre, la previsione di un periodo “cuscinetto” tra un contratto e l’altro, come avviene per l’ordinario contratto a termine. Il periodo di pausa previsto, o di “stop and go”, pari a 10 giorni per i contratti di durata minore di 6 mesi ed a 20 giorni per quelli di durata maggiore, non si applica, dunque, agli impieghi stagionali.

Di conseguenza, se tra un contratto stagionale e l’altro passano meno di 10 o 20 giorni, non si verifica la trasformazione del contratto a tempo indeterminato.

Vale, invece, il numero massimo di proroghe che possono essere effettuate, pari a 5 in 3 anni (36 mesi) continuativi.

 

 

Aliquota aggiuntiva

Il datore di lavoro che assume dipendenti stagionali non è tenuto a pagare all’Inps, per questi ultimi, l’aliquota aggiuntiva Aspi (ora Naspi) dell’1,40%. La norma ha l’evidente finalità di evitare un aggravio dei costi per tali tipologie di attività, giocoforza non stabili. Per questo motivo, pur non essendo tenuto a pagare l’aliquota aggiuntiva, il datore non è tenuto a versare il ticket sul licenziamento, come avviene per gli altri contratti a tempo determinato, ugualmente esonerati dalla tassa sul licenziamento, sui quali, però, grava la contribuzione aggiuntiva.

 

 

Diritto di precedenza

Per i lavoratori stagionali è valido il diritto di precedenza, anche se ha dei limiti differenti rispetto al diritto previsto per i dipendenti a tempo indeterminato. Nel dettaglio, il diritto spetta ai dipendenti stagionali che hanno lavorato nella stessa azienda per più di tre mesi: la precedenza vale nei confronti delle nuove assunzioni a carattere stagionale.

 

I dipendenti a tempo determinato che hanno lavorato per più di 6 mesi, nell’esecuzione di uno o più contratti a termine presso la stessa azienda, hanno invece diritto di precedenza su tutte le assunzioni effettuate entro 1 anno dalla cessazione del contratto, se esprimono tale facoltà entro 6 mesi dalla cessazione.

 


[1] Dpr n. 1525 del 07.10.1963.

[2] D.lgs 81/2015.

[3] Art. 21, Co.2, D.lgs 81/2015.

 


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