Nuovo Isee disabili, penalizzati i più poveri
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25 Mag 2016
 
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Noemi Secci
 


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Nuovo Isee disabili, penalizzati i più poveri

Il nuovo Isee sociosanitario, pur escludendo le prestazioni assistenziali dai redditi, elimina le franchigie penalizzando, così, i meno abbienti.

 

Non smette di far discutere l’Isee sociosanitario, ossia la dichiarazione (DSU) tramite la quale ricavare l’indice di “ricchezza” della famiglia, per richiedere prestazioni di assistenza e sanitarie per i disabili.

L’Isee sociosanitario introdotto nel 2015, difatti, è stato recentemente bocciato dal Tar prima e dal Consiglio di Stato poi, in quanto includeva nel reddito le prestazioni assistenziali, previdenziali e indennitarie riconosciute ai disabili.

Ora, il Governo ha recepito la decisione dei giudici, scomputando dal reddito ai fini Isee i trattamenti indennitari, di previdenza e di assistenza, ma ha anche eliminato le franchigie, dando luogo a una situazione che favorisce i nuclei familiari più benestanti e penalizza i più poveri.

 

 

Isee sociosanitario: come funziona

L’Isee sociosanitario è, come appena esposto, il modello di dichiarazione sostitutiva unica (DSU) che si deve presentare per richiedere:

 

– prestazioni di natura sociale e sanitaria (quali la degenza o il ricovero in determinate strutture, per i soggetti non autosufficienti);

– prestazioni di assistenza domiciliare, bonus per acquisti ed altri servizi a favore dei disabili.

 

Per ricevere tali prestazioni, è dunque necessario che nel nucleo familiare sia presente un disabile (invalido, portatore di handicap, non autosufficiente…), la cui condizione di svantaggio sia certificata.

 

 

Isee sociosanitario: calcolo del reddito

il modello Isee sociosanitario, nel calcolo dell’indicatore della situazione economica, è più “generoso” rispetto all’Isee ordinario (quello utilizzato dalla generalità delle famiglie), poiché restringe il nucleo, includendo solo i redditi del disabile, del coniuge e dei figli, e poiché prevede maggiori detrazioni e franchigie.

Ciò nonostante, il calcolo della situazione economica è stato giudicato illegittimo, in quanto i redditi di natura assistenziale (accompagnamento, pensione sociale, pensione di invalidità, indennità e assegni per gli invalidi civili, ciechi, sordi, etc.), esenti Irpef, sono inclusi nella dichiarazione Isee: queste entrate, però,  non costituiscono un incremento di ricchezza, ma si tratta di somme riconosciute per far fronte a situazioni di bisogno. Le franchigie applicate non riescono dunque a compensare, in linea generale, l’aumento del reddito dovuto all’inclusione dei trattamenti di assistenza.

 

 

Isee sociosanitario: le franchigie

In particolare, le franchigie previste sino a oggi, per l’indicatore Isee sociosanitario, sono 3, pari a:

 

4.000 euro, per le persone in possesso di disabilità media;

5.500 euro, per i soggetti in possesso di disabilità grave (Legge 104);

7.000 euro, per i soggetti non autosufficienti.

 

Le franchigie risultano differenziate per maggiorenni e minorenni, con un aumento pari a mille euro nel caso di disabili con meno di 18 anni.

Il Consiglio di Stato, nelle recenti pronunce,  ha giudicato illegittima, oltre all’inclusione delle prestazioni assistenziali, previdenziali e indennitarie nei redditi, anche la differenza applicata alle franchigie in base all’età. Non ha, però, reputato illegittime le franchigie in sé, parametrate sul grado di disabilità: il Governo, invece, ha preferito fare “tabula rasa”, eliminando non solo le prestazioni dal reddito, ma anche le franchigie, mentre queste, secondo il Consiglio di Stato, dovevano solo essere modificate, abolendo la differenziazione in base all’età, non eliminate.

Le franchigie sono state sostituite da una maggiorazione di 0,5 punti nella scala di equivalenza, che serve come divisore per calcolare l’Isee.

 

 

Eliminazione delle franchigie: quali conseguenze

È ancora presto per valutare quale sarà l’impatto dell’eliminazione, da una parte, dei trattamenti assistenziali dal reddito e, dall’altra, delle franchigie.

È comunque probabile, visto che si ritornerà, con la cancellazione dei redditi e delle franchigie, al vecchio Isee anteriore al 2015, che risultino avvantaggiati i nuclei familiari più benestanti e sfavoriti quelli meno abbienti e quelli con persone non autosufficienti. Una situazione di fatto che si discosta dalla finalità delle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, che è quella di tutelare i meno abbienti ed i disabili: sarebbe bastato che il Governo non eliminasse le franchigie, perché si potesse realizzare una tutela piena di tali categorie.


 


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