Il velo islamico sul luogo di lavoro è un diritto di tutte le donne
Lo sai che?
25 Mag 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Il velo islamico sul luogo di lavoro è un diritto di tutte le donne

Comportamento discriminatorio: il datore di lavoro deve risarcire la lavoratrice a cui viene negato il posto di lavoro solo perché non vuole togliere lo hijab, il velo della propria religione islamica.

 

Lavoratori a volto scoperto? Neanche a parlarne: se la dipendente vuol tenere lo hijab, il velo islamico, in osservanza alla propria religione, deve essere libera di farlo anche durante le ore di lavoro; il datore non può, solo per questo, discriminarla all’atto dell’assunzione o nel conferimento di particolari incarichi, né tantomeno può licenziarla. Diversamente, l’azienda compirebbe un’azione discriminatoria, sanzionabile con il risarcimento del danno e l’obbligo di immediata reintegra sul posto di lavoro. A dirlo è il tribunale di Milano con una recente sentenza [1].

 

Una direttiva comunitaria [2] vieta discriminazioni sul posto di lavoro e, poiché l’Italia ha accettato di aderire alle regole dell’Unione Europea, è anche tenuta a rispettarle e a integrare le proprie norme con quelle emanate dal parlamento di Bruxelles: pertanto, il datore che esclude da un posto di lavoro una donna solo perché rifiuta di togliere il velo islamico che copre i capelli e lascia scoperto il volto, pone un comportamento discriminatorio. Lo hijab, infatti, ha una connotazione religiosa e appartiene alla pratica consigliata dal Corano. Esso costituisce un accessorio dell’abbigliamento che identifica l’appartenenza alla religione musulmana; pertanto l’azienda che non ne tiene conto finisce per violare non solo la normativa UE, ma anche quella italiana che l’ha recepita [3]. Detta normativa garantisce l’eguaglianza anche fra le varie confessioni e stabilisce il principio di parità di trattamento, senza distinzione di religione, di convinzioni personali, di handicap, di età e di orientamento sessuale; tale regola si applica a tutte le persone sia nel settore del pubblico impiego, che in quello privato, ed è suscettibile di tutela innanzi al giudice in caso di violazione. In particolare, tali regole valgono sia per quanto riguarda l’assunzione (l’accesso, cioè, all’occupazione e al lavoro), sia per i criteri di selezione e le condizioni di assunzione.

 

 

La vicenda

Una cittadina italiana, figlia di egiziani naturalizzati, era stata esclusa dalla selezione per hostess nell’ambito di una nota fiera milanese perché, durante le prove di recruiting, gli addetti alla selezione avevano ritenuto lo hijab un ostacolo insormontabile perché tiene coperti i capelli. Una questione di “immagine” che non era piaciuta all’azienda interessata all’assunzione, più propensa all’immagine di una donna libera e con la chioma fluente.

 

 

Il velo non pregiudica l’efficienza sul lavoro

Non di questo avviso sono stati i giudici che hanno condannato l’azienda per la condotta discriminatoria. La presenza dello hijab sul volto non è un elemento determinante che può fare la differenza nella prestazione di lavoro, che può essere ugualmente apprezzabile anche a volto coperto. Evidente l’intento discriminatorio tra confessioni religiose. La lesione patita dalla ragazza risulta significativa perché viene compresso un diritto primario che incide in modo rilevante sull’identità personale.

 

La decisione di non ammettere la donna con indosso il velo islamico alle selezioni per il lavoro è considerata una “esclusione o restrizione” vietata dalla legge [4] che menoma la sua libertà contrattuale e restringe la possibilità di accedere a una occupazione.

 

La questione affrontata dal tribunale di Milano è del tutto nuova e l’orientamento certamente si confronta con pochi precedenti (tanto è vero che i giudici, nel condannare la società, hanno però compensato le spese processuali).


[1] C. App. Milano, sent. n. 579/16.

[2] Direttiva UE n. 2000/78/CE.

[3] Art. 3 d.lgs. n. 261/03.

[4] Art. 43 T.U. Immigrazione

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti
26 Mag 2016 Luca mazzetto

se la mia ditta lavora in un ambito in cui la prestanza fisica è di importanza vitale poco centra con le prestazioni lavorative.
allora le agenzie di modelle se si presenta una di queste integraliste cosa devono fare mandarla in passerella con il volto coperto, ma scherziamo?

 
26 Mag 2016 Lucia Ciani

Il Corano non impone il velo. E’ solo un tradizionale abbigliamento usato nei paesi mussulmani. In Italia, l’Islam non è ancora stato riconosciuto come Confessione religiosa.
Ma che bravo questo magistrato !!!