Integrazione al minimo, spetta a chi ha la pensione di reversibilità?
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8 Lug 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Integrazione al minimo, spetta a chi ha la pensione di reversibilità?

Integrazione al trattamento minimo, pensione di reversibilità e altre prestazioni: chi ha diritto agli aumenti?

 

Percepisco la pensione di reversibilità di mio marito, che non arriva a 400 euro: può essere integrata al minimo?

 

L’integrazione al trattamento minimo è un beneficio che lo Stato riconosce a chi ha una pensione molto bassa, sotto il cosiddetto minimo vitale, pari, nel 2016, a 501,89 euro al mese. In pratica, grazie all’integrazione, l’importo della pensione viene sollevato sino ad arrivare a questo ammontare mensile.

Tutte le pensioni dirette e indirette erogate dall’Inps sono integrabili al minimo. Rientrano nel beneficio, dunque:

 

– la pensione di anzianità;

– la pensione di vecchiaia;

– la pensione anticipata;

– l’assegno ordinario di invalidità (con delle regole particolari);

– la pensione ai superstiti (di reversibilità e indiretta).

 

Pertanto, la pensione di reversibilità rientra tra i trattamenti integrabili.

Non sono integrabili al minimo, però, le pensioni supplementari, né quelle calcolate col sistema contributivo (eccetto quelle ottenute col regime sperimentale Opzione Donna): pertanto, è necessario, per quanto concerne la pensione ai superstiti, accertarsi che la pensione diretta (o la pensione a cui avrebbe avuto diritto il dante causa non pensionato) non fosse soggetta al calcolo contributivo.

Inoltre, per aver diritto all’incremento è necessario rispettare determinati requisiti reddituali: vediamoli nel dettaglio.

 

 

Integrazione al minimo: reddito personale

Chi non è sposato, o risulta legalmente separato o divorziato, ha diritto all’integrazione al minimo:

 

– in misura piena, se possiede un reddito annuo non superiore a 6.524,07 euro;

 

– in misura ridotta, se possiede un reddito annuo superiore a 6.524,07 euro, sino a 13.049,14 euro (cioè sino a due volte il trattamento minimo annuo).

 

Se il reddito supera la soglia di 13.049,14 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

 

Facciamo un esempio per capire meglio:

 

  • se il contribuente ha un reddito complessivo che ammonta a 5.000 euro annui, ed una pensione di 200 euro mensili, ha diritto all’integrazione piena della pensione, sino ad arrivare a 501,89 euro;
  • se, invece, il reddito complessivo del contribuente risultasse pari a 10.000 euro, l’integrazione della pensione non potrebbe essere totale, ma parziale, pari alla differenza tra il limite di reddito di 13.049,14 ed il reddito complessivo. Per calcolare l’integrazione mensile, si deve dunque togliere il reddito totale dell’interessato dalla soglia limite, e dividere la cifra per 13.

 

Si deve dunque eseguire, nel caso di specie, la seguente operazione: (13.049,14-10.000): 13. L’integrazione mensile, pertanto, ammonta a circa 235 euro: sommata alla pensione, dà luogo a un trattamento inferiore al minimo, pari a 435 euro al mese.

 

 

Integrazione al minimo: reddito familiare

Chi risulta coniugato ha dei limiti di reddito più alti, ai fini dell’integrazione al minimo, ma deve sommare, per il raggiungimento della soglia limite, anche il reddito del coniuge. In particolare si ha diritto all’integrazione:

 

  • in misura piena, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge non supera 19.573,71 euro, ed il reddito del pensionato non supera i 6.524,07 euro;
  • in misura parziale, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge supera i 19.573,71 euro, sino a 26.098,28 euro (cioè sino a quattro volte il trattamento minimo annuo) ed il reddito del pensionato non supera i 13.049,14 euro (deve essere applicato un doppio confronto, tra limite personale e coniugale: l’integrazione applicata è pari all’importo minore scaturente dal doppio confronto).

 

Se il reddito personale e del coniuge supera i 26.098,28 euro, o se il solo reddito personale supera la soglia di 13.049,14 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione: si applica, difatti, una doppia soglia limite. Inoltre, l’integrazione applicabile è la minore risultante dal confronto tra limite e reddito coniugale e limite e reddito personale.

Nessun limite di reddito coniugale, invece, è applicabile alle integrazioni al minimo per le pensioni con decorrenza anteriore al 1994.

Ad ogni modo, per quanto concerne la pensione di reversibilità, le questioni inerenti la soglia limite coniugale non hanno rilevanza: chi si risposa, difatti, non ha più diritto alla reversibilità.

 

 

Integrazione al minimo: quali redditi entrano nel limite

Non tutti i redditi, comunque, devono essere contati nella soglia limite.

Non concorrono a formare il tetto massimo, difatti:

 

– il reddito della casa di abitazione;

– la pensione da integrare al minimo;

-il Tfr ed i trattamenti assimilati (Tfs, Ips), comprese le relative anticipazioni;

– i redditi esenti da Irpef, come le  pensioni di guerra, le rendite Inail, le pensioni degli invalidi civili, i trattamenti di famiglia, etc.

 

Tutti gli altri redditi, invece, vanno essere inclusi nel computo. Se, poi, il pensionato, a causa del superamento della soglia, perde il diritto all’integrazione, mantiene comunque lo stesso assegno di pensione integrato, ma congelato (cioè fermo) all’ultimo importo: in pratica l’integrazione al minimo non viene tolta, ma il rateo di pensione resta uguale sino al suo superamento, ad opera della perequazione automatica del trattamento.

 

 

Maggiorazione della pensione

Per chi possiede una pensione, di reversibilità o meno, d’importo molto basso, è anche prevista la cosiddetta maggiorazione sociale, oltre all’integrazione al minimo.

Si tratta di un importo aggiuntivo pari a:

 

25,83 euro al mese per coloro che hanno dai 60 ai 64 anni;

82,64 euro per chi ha tra i 65 e i 69 anni;

136,44 euro per chi ha almeno 70 anni (cosiddetto incremento aggiuntivo, che serve a ragguagliare la pensione mensile in modo che risulti pari al vecchio milione di lire, circa 640 euro).

 

Esiste, infine, un ulteriore importo aggiuntivo, pari a 154,94 euro all’anno, corrisposti con la mensilità di dicembre e la cosiddetta quattordicesima, istituita a favore dei pensionati ultra 64enni.


 


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