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News Pubblicato il 26 maggio 2016

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News Dipendenti pubblici assenteisti: gli pagheremo anche gli alimenti

> News Pubblicato il 26 maggio 2016

Riforma Madia: chi timbra e poi si allontana dal lavoro verrà sospeso dal lavoro entro 48 ore ma lo Stato dovrà pagargli un assegno alimentare.

 

Cosa di meglio, per un assenteista cronico, di essere sospeso dal lavoro, ma avere ugualmente lo stipendio? È questo l’effetto paradossale contenuto nella Riforma Madia sulla pubblica amministrazione al netto delle correzioni suggerite dalla Commissione Affari costituzionali del Senato. Il decreto anti-furbetti, infatti, prevede che il pubblico dipendente, beccato a timbrare il cartellino e poi ad allontanarsi dal lavoro, sarà sospeso dal lavoro e dallo stipendio entro 48 ore dai fatti, ma – secondo gli ultimi correttivi – avrà comunque diritto a ottenere un assegno alimentare per potersi mantenere. Una contraddizione che rischia di far esplodere il caso su un provvedimento inizialmente nato per tutelare il buon andamento della pubblica amministrazione.

Il decreto Madia, volto a contrastare il diffuso fenomeno dell’assenteismo nei posti di pubblico impiego, prevede l’obbligo, da parte dell’ufficio (a pena di licenziamento anche per quest’ultimo in caso di inerzia), di sospendere il dipendente fannullone entro 48 ore dal fattaccio se viene colto in flagrante a timbrare il badge senza poi andare davvero in ufficio. Il tutto fino a quando non arriverà la decisione finale sul suo eventuale licenziamento, decisione che deve intervenire entro non oltre 30 giorni. Ma, nell’ottica di garantire – dicono i relatori della modifica – il diritto costituzionale alla difesa e il mantenimento, si prevede il diritto dell’assenteista ad ottenere comunque, durante il periodo di sospensione, un assegno alimentare. Assegno che, neanche a dirlo, sarà lo Stato – e quindi di nuovo i contribuenti – a pagare. Insomma: non solo inattivo (questa volta “giustificato”), ma anche stipendiato.

Lo scopo dell’aiuto – che dovrebbe avere «natura assistenziale e non retributiva» – è quello di “alleggerire” la posizione del dipendente, posto che, comunque, la decisione finale sulla sorte del suo contratto di lavoro, dovrà intervenire entro massimo 30 giorni. Periodo, tuttavia, durante il quale il dipendente pubblico, oltre a ricevere un sussidio, sarà in grado di cercare un altro posto di lavoro, posta la sospensione dall’obbligo di recarsi in ufficio.

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