Pensione anticipata: quanto ci costa lasciare prima
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26 Mag 2016
 
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Carlos Arija Garcia
 


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Pensione anticipata: quanto ci costa lasciare prima

Ape, la nuova pensione anticipata: dal 2017 sarà possibile smettere di lavorare in anticipo rispetto a quanto stabilito dalla Fornero. Ma ad un prezzo non sempre conveniente a causa di penalizzazioni e rimborsi.

 

La buona notizia è che, dal prossimo anno, potremo smettere di lavorare prima. Quella meno buona è che, guardando l’assegno della pensione, potrebbe venirci voglia di tornare in ufficio. La riforma del sistema previdenziale che il Governo vorrebbe approvare permetterà dal 2017 di lasciare anticipatamente la propria attività tre anni prima di quanto previsto dal Governo Monti nel 2001 attraverso la Legge Fornero. Non più a 66 anni, dunque, ma a 63 anni.

A quale prezzo? Chi farà questa scelta avrà una penalizzazione variabile tra il 3 ed il 4% a seconda degli anni di anticipo e del reddito effettivo. La percentuale potrebbe scendere all’1% per chi percepisce importi minimi o per chi è disoccupato da tempo. Ma potrebbe anche superare il 6% per gli assegni più cospicui.

 

 

Penalizzazioni: il taglio sulla parte contributiva della pensione

Non è finita qui. Si sta valutando, infatti, un ulteriore taglio sulla parte contributiva nel caso venisse usato, per il calcolo del montante accumulato, il coefficiente dell’età effettiva del ritiro dal lavoro, anziché quello previsto per l’età minima di accesso alla pensione di vecchiaia. In sostanza, il primo, che corrisponde ad uno stop anticipato, è più penalizzante del secondo.

 

Il Governo cerca, in questo modo, di agevolare la flessibilità in uscita ma senza gravare troppo sulle casse dello Stato. Non a caso, nel periodo di pensione anticipata l’assegno verrà erogato con il contributo di un prestito bancario o assicurativo. Prestito, però, parzialmente a carico del lavoratore, che, al raggiungimento dell’età minima della pensione di vecchiaia, dovrà restituire i soldi anticipati a rate negoziabili. Da parte sua, lo Stato coprirà la quota relativa agli interessi. In “soldoni”, e secondo alcuni addetti ai lavori, questo intervento si potrebbe tradurre in un impatto tra il 5 e quasi il 20% dell’importo della pensione.

 

 

Lavori usuranti

La riforma al vaglio del Governo prevede ulteriori interventi, come quelli per i cosiddetti “lavori usuranti”. L’intenzione è quella di aggiornare l’elenco di questo tipo di professioni e di tutelare maggiormente i lavoratori che operano spesso in condizioni particolari. Palazzo Chigi sta pensando anche di aggiungere alle pensioni minime (oggi il trattamento è di 500 euro) il bonus da 80 euro previsto dal Jobs Act, limitandolo, comunque, a chi percepisce un reddito massimo annuo di 26.000 euro.

 

Altre manovre allo studio dell’Esecutivo potrebbero riguardare il sistema del riscatto della laurea, che si baserebbe su versamenti volontari e non più su parametri fissi, ed il taglio dell’aliquota fiscale sui rendimenti dei fondi integrativi (oggi al 20%). Un modo per incentivare i cittadini a sottoscrivere, con meno oneri, una forma di previdenza complementare.

 


 


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Commenti
29 Mag 2016 Antonio durante

Sono un ex dipendente Enel con 35 anni di contributi speciali versati:(sono a casa da 7 anni vedi legge fornero),siccome o mio fratello (interdetto)e invalido civile al 100x100con accompagnamento,e sono tutore,posso avvalermi di qualche legge per prendere questa pensione grazie per la risposta se c’è.