Infedeltà: il coniuge che tradisce deve giustificarsi
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26 Mag 2016
 
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Redazione
 


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Infedeltà: il coniuge che tradisce deve giustificarsi

Separazione e addebito: per evitare la dichiarazione di responsabilità, il coniuge fedifrago deve dimostrare che il rapporto andava male già prima del tradimento.

 

Se, nella causa di separazione, uno dei due coniugi riesce a dimostrare che l’altro è stato infedele e lo ha tradito, scatta in automatico, a carico di quest’ultimo, il cosiddetto “addebito” (ossia la dichiarazione di responsabilità per la rottura del legame familiare); quest’ultimo, però, può “salvarsi” dalla condanna se riesce a dimostrare che le cose andavano già male prima delle corna e che, pertanto, la sua infedeltà non è stata la causa della separazione, ma piuttosto la conseguenza di una crisi già in atto. Lo ricorda una sentenza della Cassazione pubblicata ieri [1].

 

 

L’addebito

Alcuni dei principali doveri connessi con il matrimonio – come l’obbligo di assistenza morale e materiale, la fedeltà, la convivenza sotto lo stesso tetto – se violati comportano la “dichiarazione di addebito”: in pratica, il giudice fa ricadere, sul coniuge colpevole, le conseguenze negative del suo comportamento. Quest’ultimo, in parole povere, anche se ha un reddito più basso dell’altro, non può pretendere l’assegno di mantenimento (gli sono dovuti, tutt’al più, in caso di grave difficoltà economica, gli alimenti) e perde inoltre i diritti di successione sull’ex.

 

 

L’onere della prova per l’addebito

In generale, il coniuge che ritiene l’altro responsabile della violazione dei doveri matrimoniali deve dimostrare non solo il comportamento colpevole di quest’ultimo (ad esempio, il fatto che abbia sperperato i soldi di famiglia facendo mancare i mezzi di cui vivere), ma anche il fatto che tale condotta sia stata la vera causa dell’intollerabilità della convivenza. In buona sostanza, egli deve convincere il giudice che è proprio a seguito di tale comportamento che la comunione tra marito e moglie si è definitivamente spezzata.

 

Questa regola trova eccezione nel caso di infedeltà: in tal caso, il tradimento si considera sempre – senza bisogno di ulteriori prove – l’effettiva ragione della rottura del matrimonio. Spetta piuttosto al coniuge fedifrago dare prova del contrario, ossia del fatto che il rapporto matrimoniale andava già male e che il tradimento non ha cambiato più di tanto le cose. “L’infedeltà – scrive la Cassazione – viola uno degli obblighi direttamente imposti dalla legge a carico dei coniugi”, tanto da minare alla radice l’unità familiare e da giustificare la separazione. È essa stessa, quindi, la “prova provata” dell’intollerabilità della prosecuzione della convivenza. E spetta all’autore del tradimento dimostrare che non c’è stato alcun rapporto di causa-effetto tra infedeltà e crisi coniugale: egli deve cioè dar prova che il suo comportamento colpevole si è inserito in una situazione matrimoniale già compromessa e connotata da un reciproco disinteresse.

 

Di conseguenza è proprio chi tradisce che, per evitare l’addebito, deve dimostrare che la sua infedeltà è stata successiva alla crisi matrimoniale e non che ne sia stata conseguenza, oppure che i coniugi già vivevano “separati in casa”, senza più rapporti sessuali e senza le dovute premure che il matrimonio impone.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 13 aprile – 25 maggio 2016, n. 10823
Presidente Forte – Relatore Bernabai

Svolgimento del processo

Con ricorso notificato il 21 giugno 2010 la sig.ra B.G. conveniva dinanzi al Tribunale di Bassano del Grappa il proprio coniuge, sig. T.R. , per ottenere la separazione personale, con assegnazione a sé della casa coniugale, affidamento condiviso del figlio minore G. , con collocamento prevalente presso di sé, ed un contributo per il mantenimento dei due figli non inferiore ad Euro 1.000,00, oltre al versamento del 50% delle spese straordinarie.
Costituitosi ritualmente, il sig. T. aderiva alla domanda di separazione, ma con addebito alla moglie, assegnazione a sé della casa coniugale, affidamento condiviso del figlio minore ed attribuzione di un contributo per il mantenimento, proprio e dei figli, a carico della B. , non inferiore ad Euro 2.000,00, oltre al 50% delle spese straordinarie.
Con sentenza 16 ottobre 2012, il Tribunale di Bassano del Grappa dichiarava la separazione personale con addebito alla moglie, affido condiviso del figlio minore G. , con residenza presso la madre ed ampia facoltà di visita del padre, nonché assegnazione della casa coniugale alla moglie, mantenimento dei figli a suo carico e contributo al mantenimento, a favore

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[1] Cass. sent. n. 10823/2016 del 25.05.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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