Visita fiscale: tutto quello che c’è da sapere
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27 Mag 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Visita fiscale: tutto quello che c’è da sapere

Le visite fiscali non sono sempre ben viste dai lavoratori, soprattutto a causa dell’obbligo di reperibilità che grava su di loro. Ma di cosa si tratta? Cosa fare prima e durante?

 

La visita fiscale rappresenta un accertamento sanitario che l‘Inps compie al fine di verificare lo stato di incapacità temporanea al lavoro di un lavoratore pubblico o privato assente per malattia.

Proprio per questo motivo, al lavoratore è richiesto un obbligo di reperibilità, in determinate fasce orarie, presso il domicilio indicato nel certificato medico prodotto e inviato per attestare la patologia.

 

Il lavoratore che voglia assentarsi dal lavoro per motivi di salute deve dare comunicazione tempestiva al proprio datore di lavoro e recarsi dal proprio medico curante per essere visitato. Quest’ultimo, infatti, solo dopo la visita potrà compilare il certificato telematico di malattia in un’apposita sezione che si trova sul sito dell’INPS, che a sua volta provvederà ad inviare tale certificato al datore di lavoro. Una volta che il certificato medico è stato inviato, o al massimo entro un giorno, l’informazione è visibile a tutti i soggetti interessati, che a questo punto possono richiedere che venga effettuata la visita fiscale.

 

 

Visita fiscale: quando e dove?

Dicevamo dell’obbligo di reperibilità: ai dipendenti pubblici (dipendenti statali, insegnanti, lavoratori presso la P.A. o Enti Locali, vigili del fuoco, Polizia di Stato, Asl e militari) e privati si richiede una reperibilità 7 giorni su 7 in cui sono compresi i giorni non lavorativi, i festivi, i prefestivi e i fine settimana.

 

Cambiano, però, le fasce orarie che, per i primi, vanno dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00; per i dipendenti privati, invece, dalle ore 10:00 alle ore 12:00 e dalle 17:00 alle  19:00.

 

Qualora il lavoratore, avente diritto alla tutela previdenziale dell’Inps, abbia la necessità di dover cambiare il proprio indirizzo di reperibilità, durante il periodo di prognosi indicata nel certificato, egli dovrà darne comunicazione, con congruo anticipo, oltre che al datore di lavoro, anche alla struttura territoriale Inps di appartenenza tramite fax, posta elettronica o mezzo equivalente. Ciò vale anche per i lavoratori pubblici o privati non aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia, i quali dovranno effettuare la comunicazione nei confronti del datore di lavoro.

 

 

Visita fiscale: chi è esente dall’obbligo di reperibilità?

Il Jobs Act ha stabilito dei casi particolari in cui il lavoratore dipendente privato è esentato dall’obbligo di reperibilità: si tratta di soggetti affetti da malattie gravi che devono seguire terapie salvavita anche in orari di visita fiscale, a fronte della presentazione al datore di lavoro e all’INPS della documentazione medica attestante la malattia. Ma tale esenzione vale anche nelle ipotesi di infortuni sul lavoro, patologie documentate per cause di servizio, gravidanza a rischio, ricovero ospedaliero, eventi morbosi connessi all’invalidità attestata. Stesso discorso nel caso in cui la visita fiscale sia già stata effettuata per il periodo i prognosi indicato nel certificato: pertanto, non deriva alcuna conseguenza dall’assenza del dipendente in un momento successivo all’espletamento della visita. Attenzione, però: se il periodo inizialmente richiesto viene prolungato allora inizieranno a decorrere nuovamente le condizioni previste per il primo controllo.

 

 

Visita fiscale: che succede se non sono reperibile?

L’obbligo di reperibilità non va assolutamente sottovalutato: le conseguenze possono essere particolarmente incisive. Infatti, se il lavoratore, al momento in cui la visita fiscale viene effettuata, non è presente nel luogo indicato nella certificazione, scatta una sanzione che corrisponde alla sospensione del 100% della retribuzione per i primi dieci giorni di malattia, mentre per i seguenti la sospensione è pari al 50%.

 

L’unico modo per evitare la sanzione è una giustificazione che il dipendente potrà fornire, motivando congruamente la propria assenza entro 15 giorni: pensiamo, ad esempio, a un allontanamento dovuto a visite mediche o altri accertamenti diagnostici, che è sì consentito ma sempre previo preavviso al dato o all’amministrazione.

 

Non valgono ad integrare il giustificato motivo d’assenza ipotesi come il malfunzionamento del campanello, un’uscita breve per espletare commissioni, non essersi potuti alzare dal letto. Infatti, vige in materia il principio per cui il lavoratore è tenuto ad attuare ogni accorgimento possibile per consentire l’accesso al personale sanitario.


 


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