Imposta di successione: cos’è e come si calcola
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28 Mag 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Imposta di successione: cos’è e come si calcola

Alla morte di un soggetto si apre la successione e l’eredità viene trasferita agli eredi. Ma non è tutto così automatico. Vediamo cosa comporta la dichiarazione di successione e come bisogna muoversi post mortem.

 

L’imposta sulle successioni colpisce il trasferimento della proprietà e di altri diritti su beni mobili e immobili, a seguito della morte del titolare. Cerchiamo di capirne di più.

 

In caso di morte, i beni e i diritti (ad esempio, il diritto di usufrutto, o di uso dell’abitazione) che sono appartenuti al defunto e che formano l’oggetto della successione sono trasferiti agli eredi, secondo le regole della successione legittima (cioè quella regolata dalla legge, in quanto gli eredi sono individuati dal codice civile) o secondo le diposizioni indicate nel testamento.

 

L’insieme di tali beni, ad eccezione di quelli esclusi, costituisce l’attivo ereditario, cioè il patrimonio che cade in eredità. I beni in comproprietà con altri soggetti  partecipano all’attivo ereditario pro-quota, limitatamente alla quota del defunto.

 

 

Che cos’è l’attivo ereditario?

Per capire in che cosa consiste l’imposta di cui si parla, è necessario premettere che, nel dettaglio, costituiscono l’attivo ereditario tutti i beni appartenuti al defunto: i beni immobili; i beni mobili di qualsiasi tipo, esclusi i titoli di Stato e  gli autoveicoli iscritti al pubblico registro automobilistico; le azioni e le partecipazioni in società; il denaro, i gioielli, la mobilia, cioè i beni posseduti per uso e ornamento delle abitazioni.

 

Non sono compresi nell’attivo ereditario, e pertanto sono esenti dall’imposta, tutti i titoli del debito pubblico, ad esempio BOT, CCT e altri titoli garantiti dallo Stato o equiparati, compresi i titoli emessi dagli Stati appartenenti all’Unione Europea e dagli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio Economico Europeo.

 

Sono inoltre esenti da imposta di successione le aziende (compresi i rami di azienda o le quote di partecipazioni ad aziende), se gli eredi proseguono nell’esercizio dell’attività per un periodo di almeno 5 anni dalla data del trasferimento.

 

 

Che cos’è il passivo ereditario?

Costituiscono, invece, il passivo ereditario i debiti del defunto (fra i casi più frequenti,  i debiti documentati da cambiali o da altri titoli, quelli verso  i lavoratori dipendenti e verso gli  istituti di credito, i debiti tributari e previdenziali verso lo Stato e gli enti pubblici); le spese mediche che gli eredi hanno sostenuto a favore del defunto negli ultimi 6 mesi; le spese funebri.

 

La differenza fra l’attivo e il passivo costituisce l’asse ereditario, cioè il valore sul quale, fatte salve le franchigie ed esenzioni previste dalla legge, si applica l’imposta sulle successioni.

 

 

Che cos’è la dichiarazione di successione?

Entro 12 mesi dalla morte deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate, nella cui circoscrizione era residente il defunto, la dichiarazione di successione.

 

Sono obbligati alla presentazione gli eredi; i legatari (sono tali quei soggetti che subentrano nei diritti su un singolo bene, ad esempio un immobile, e non partecipano all’intera eredità); i curatori, in caso di eredità giacenti; altri esecutori testamentari, talvolta nominati nel testamento; i trust [1].

 

Sono esentati dalla presentazione il coniuge, i figli, i genitori e gli altri parenti in linea retta quando l’asse ereditario non supera € 100.000,00 e non comprende beni immobili.

 

Può essere presentata una sola dichiarazione, anche in presenza di più eredi.

 

 

Come viene calcolata l’imposta di successione?

A questo punto può essere calcolata l’imposta che prevede tre aliquote distinte, a seconda del grado di parentela degli eredi, e conseguenti franchigie, cioè soglie entro le quali non è dovuta l’imposta, secondo il seguente schema:

 

– coniuge e parenti in linea retta (figli, genitori e, in generale, ascendenti e discendenti): 4%, con franchigia fino a € 1.000.000,00 di valore dell’eredità;

 

– fratelli e sorelle, 6%, con franchigia di € 100.000,00;

 

– altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta (ad esempio il suocero), affini in linea collaterale fino al 3° grado (come il cognato): 6% senza franchigia;

 

– tutti gli altri soggetti, 8% senza franchigia.

 

In caso di beneficiario portatore di handicap grave la franchigia applicabile è di € 1.500.000,00.

 

È opportuno ricordare che la successione di beni immobili è comunque soggetta alle imposte ipotecaria e catastale, nella misura rispettiva del 2% e dell’1%, da versare direttamente dagli eredi al momento della presentazione della dichiarazione di successione.

 

 

Come e quando viene versata l’imposta di successione?

L’imposta di successione è  liquidata direttamente dall’Agenzia delle Entrate entro il terzo anno dalla presentazione della dichiarazione (5 anni in caso di dichiarazione omessa) e deve essere versata entro 60 giorni dalla data di notifica dell’atto, utilizzando il modello F23.

 

Il versamento può essere effettuato presso banche, uffici postali o direttamente all’agente della riscossione. Esso può essere dilazionato, in seguito ad istanza presentata all’Agenzia delle Entrate.


[1] Il trust è il rapporto che sorge per effetto di un contratto  o di un testamento, con cui un soggetto (settlor o disponente) trasferisce ad un altro soggetto (trustee) beni o diritti con l’obbligo di amministrarli nell’interesse del disponente o di altro soggetto (beneficiario) oppure per il perseguimento di uno scopo determinato, sotto l’eventuale vigilanza di un terzo (protector o guardiano).

 


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