Patti prematrimoniali: cosa si può pattuire prima delle nozze?
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28 Mag 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Patti prematrimoniali: cosa si può pattuire prima delle nozze?

In Italia gli accordi prematrimoniali sono nulli. Ma questa è una regola ferrea o ci sono aperture in tal senso?

 

Gli accordi prematrimoniali sono un discorso d’attualità. Già da tempo è stato presentato alla camera un disegno di legge che avrebbe l’obiettivo di facilitare la gestione del patrimonio delle coppie dopo il divorzio e, più in generale, del matrimonio stesso, in caso di sua eventuale fine o morte di uno dei due coniugi.

 

Ma, nonostante questo, essi continuano a non essere ben visti dalla legge italiana, tanto da essere considerati nulli: non si consente, infatti, la disposizione di diritti che sorgono successivamente, con la eventuale richiesta di separazione e/o divorzio.

 

 

Che cosa si intende per nullità dei patti prematrimoniali?

Ci si riferisce, per esempio, al diritto al mantenimento del coniuge o dei figli, indisponibile. Renderlo disponibile potrebbe comportare che il coniuge più debole economicamente potrebbe rinunciare ai suoi legittimi diritti solo per contrarre il matrimonio. Vietati, quindi, tutti i patti preventivi del tipo: “Se ci separeremo ti darò un assegno mensile di…”; “Se divorzieremo ti liquiderò in un’ unica soluzione versandoti l’importo di …”.

 

Pattuizioni del genere, si ribadisce, sono valide solo se stipulate al momento della separazione e del divorzio. Questo, perché regolamentare con una convenzione prematrimoniale le condizioni per il mantenimento di figli e moglie andrebbe in contrasto con un altro principio fondamentale, secondo cui si tratterebbe di diritti a cui non si può rinunciare e che non si possono “trattare” prima del giudizio di divorzio [2].

 

In sostanza, un accordo prematrimoniale sul mantenimento non è considerato lecito, perché in qualche modo (esplicitamente o implicitamente) falserebbe o limiterebbe a priori la libertà di difendersi in giudizio di divorzio. E tra l’altro, compromettendo un obbiettivo cosiddetto d’ordine pubblico, come la tutela dell’istituto della famiglia [3].

 

 

Che cosa si può pattuire prima del matrimonio?

In Italia possono tuttavia, considerarsi pienamente efficaci tutti gli altri accordi prematrimoniali, in caso di matrimonio concordatario, stipulati sia mediante atto notarile sia per scrittura privata stilata tra i coniugi, che vertano su diritti, non considerati indisponibili, o se stipulati al momento della separazione e del divorzio.

 

Allo stesso modo sono pienamente validi, gli accordi su come dividere in famiglia i compiti di cura e di educazione, quelli organizzativi e i contributi economici.

 

Naturalmente non deve trattarsi di patti «coercibili», bensì solo di manifestazioni di volontà che valgono a individuare le responsabilità in base a un progetto matrimoniale espresso in epoca non sospetta.

 

Altra fattispecie ammessa nell’ordinamento italiano è l’accordo pre-separazione avente ad oggetto l’obbligo di trasferire la proprietà di un bene immobile in capo al coniuge più debole, con integrale tacitazione di ogni sua pretesa riguardo agli obblighi di mantenimento.

 

Altrettanto valido è l’obbligo di trasferire un immobile al fine di provvedere al mantenimento della prole.

 

Sempre ammissibili ed efficaci sono poi le convenzioni stipulate sia prima che dopo l’omologazione degli accordi di separazione, anche se non riportate nel verbale in cui è stato trasfuso l’accordo dei coniugi, se più vantaggiose per il beneficiario delle prestazioni.

 

Ugualmente accettati sono quei patti o accordi aventi ad oggetto diritti non dipendenti dalla qualità di coniuge e non riguardanti il regime di separazione, detti “patti aggiunti”, aventi lo scopo di definire tutti gli altri rapporti economici esistenti fra coniugi. Tali patti hanno e mantengono un’autonoma validità che non viene meno neppure con il successivo scioglimento del matrimonio.

 


[1] A titolo di curiosità, storico è rimasto l’accordo tra Aristotele Onassis e Jacqueline Kennedy, ritenuti i “pionieri delle nozze personalizzate”. L’avvocato André Meyer, incaricato di redigere i loro patti prematrimoniali, ebbe bisogno di un intero anno, dal 1967 al 1968 per comporre le 22 pagine e le 170 clausole in cui vennero stabiliti l’appannaggio annuale, la liquidazione in caso di rottura, il testamento, le modalità del regime di non convivenza e persino la frequenza degli incontri sessuali.

[2] Artt. 5 e 9, l. n. 898 del 01.12.1970.

[3] Cass., sent. n. 3777 dell’11.06.1981.

 


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