I voucher diventano tracciabili
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28 Mag 2016
 
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I voucher diventano tracciabili

Per evitare gli usi impropri dei voucher arriva la riforma del Job Act: fino a 2.400 euro di sanzione per l’omessa comunicazione dell’utilizzo.

 

Arriva la tracciabilità dei voucher per evitare abusi e sfruttamento della manodopera: scatta, infatti, l’obbligo della preventiva comunicazione dell’uso del voucher, con pene fino a 2.400 euro in caso di omissione. In particolare, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione lavorativa, l’azienda datrice di lavoro o il professionista dovrà comunicare, con un sms o con una normale email, alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, nonché il luogo e la durata dell’impiego accessorio. In caso di inadempimento, scatteranno sanzioni da 400 a 2.400 per ciascun lavoratore per cui è stata omessa detta comunicazione. Viene così superato l’attuale sistema che, invece, prevede che la comunicazione possa intervenire fino a 30 giorni dopo dall’inizio della prestazione, il che ha fatto sorgere numerosi abusi.

 

La norma sulla tracciabilità dei buoni lavoro entrerà come correttivo al Job Act. È questa la misura più interessante che il Consiglio dei Ministri esaminerà la prossima settimana, al fine di evitare l’uso improprio dei voucher e ridurre – come la definisce il Presidente Mattarella – “l’odiosa pratica del caporalato”.

 

Proprio con riferimento al caporalato, il Governo ha intenzione di intervenire con controlli più mirati e costati. A tal fine ieri è stato firmato un protocollo d’intesa dai ministri dell’Interno, delle Politiche agricole e del Lavoro, prevede contro il caporalato l’impiego di task force di carabinieri e Corpo forestale, affiancate dal nuovo Ispettorato nazionale del lavoro, con interventi per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori (il trasporto gratuito da casa a lavoro, la distribuzione di acqua e viveri).

 

Sempre con riferimento ai voucher è confermato il limite di utilizzo dei 7mila euro per la prestazione complessiva e di 2mila euro per la prestazione svolta per ogni singolo committente. Diverso è il caso dell’agricoltura dove non vale più il limite per ciascun committente, ma solo limite complessivo di 7mila euro per lavoratore.

 


 


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