Debiti con la banca: prima si pagano gli interessi, poi il capitale
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29 Mag 2016
 
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Debiti con la banca: prima si pagano gli interessi, poi il capitale

Nel caso di scoperto con la banca, come ad esempio per il conto corrente affidato dove il fido sia stato tutto utilizzato, i successivi versamenti del correntista vanno a coprire prima gli interessi e poi il capitale.

 

Tutte le volte in cui si ripiana un debito e lo si fa con pagamenti frazionati, gli acconti versati si considerano, per legge [1], prima volti a coprire gli interessi e solo dopo il capitale; questo discorso vale anche con le banche che, legittimamente, quindi, possono trattenere i soldi versati dal correntista innanzitutto per ripianare gli interessi moratori e solo dopo il capitale prestato. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [2].

 

Il caso è piuttosto ricorrente: il correntista chiede un prestito alla propria banca, magari accedendo a un affidamento (o “fido” come spesso viene chiamato); tuttavia ne supera la soglia, così divenendo debitore per gli importi che abbiano oltrepassato la linea di affidamento. In questi casi, tutti i successivi versamenti sul conto effettuati dal correntista sono considerati come pagamenti degli interessi e, solo una volta estinta questa parte del debito, si possono imputare al capitale. Il tutto salvo diverso accordo con la banca.

 

Il codice civile, infatti, stabilisce che il debitore non può imputare il pagamento al capitale, piuttosto che agli interessi e alle spese, senza il consenso del creditore. Il pagamento fatto in conto di capitale e d’interessi deve essere imputato, quindi, prima agli interessi.

 

L’applicazione di questo principio ha un effetto pratico determinante proprio nel caso di affidamento bancario. Se i versamenti del correntista si considerano prima volti a ripianare gli interessi, la linea di credito del fido non potrà considerarsi “ripristinata” se non dopo il loro completo pagamento. Quindi, il correntista non potrà, prima di tale momento, usare nuove linee di credito poiché vi è ancora uno scoperto sul fido. Solo una volta completato il pagamento degli interessi, i successivi versamenti sul conto si considerano ripristinatori del capitale e, quindi, delle linee di fido utilizzate. Dunque, da tale momento in poi, si potrà riutilizzare l’affidamento messo a disposizione dalla banca.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 3 – 26 maggio 2016, n. 10941

Presidente Giancola – Relatore Di Virgilio

Svolgimento del processo

Sicilcassa s.p.a., succeduta alla Cassa Centrale di Risparmio VE per le Province siciliane, otteneva il decreto ingiuntivo 3233/94 nei confronti della SEP Società Edilizia Privata s.r.l. e dei fideiussori R.G. , A.P.F. ed Immobiliare L. s.r.l., per il pagamento della commissione di massimo scoperto e per la capitalizzazione trimestrale a far data dal 1 aprile 1994 al soddisfo, quale saldo passivo del conto corrente bancario (omissis) , per complessive lire 464.392.304, oltre interessi convenzionali.

Proposta opposizione dalla debitrice principale e dai fideiussori, il Tribunale di Catania, con sentenza del 30/4/2006, estrometteva R.G. per rinuncia della banca nei suoi confronti; nel merito, alla stregua delle risultanze della C.T.U., negava il diritto di Sicilcassa in l.c.a. alla capitalizzazione degli interessi, applicava il tasso convenzionale, riconosceva la commissione di massimo scoperto con cadenza trimestrale, imputava le rimesse ai sensi dell’art. 1194 c.c., revocava il decreto ingiuntivo e condannava gli opponenti al pagamento della somma di Euro 78.645,76, oltre interessi legali dal 1 aprile

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[1] Art. 1194 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 10941/2016 del 26.05.2016.

 


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