Nuove procedure di espropriazione mobiliare e immobiliare
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28 Mag 2016
 
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Maura Corrado
 


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Nuove procedure di espropriazione mobiliare e immobiliare

Tra le modifiche al processo di espropriazione forzata, le principali riguardano l’atto di pignoramento e l’opposizione all’esecuzione, la vendita forzata mobiliare nonché quella immobiliare, l’attuazione dell’ordine di liberazione dell’immobile pignorato, l’assegnazione a favore di un terzo, il riparto parziale della distribuzione del ricavato.

 

Numerose e significative le modifiche al processo di espropriazione forzata approvate dal Governo nei giorni scorsi [1]: vediamole.

 

 

Espropriazione mobiliare: cosa cambia?

Innanzitutto, si registra un’assimilazione tra l’espropriazione immobiliare e quella mobiliare: viene, difatti, espressamente stabilito che la modalità dell’incanto è subordinata alla circostanza che il giudice dell’espropriazione mobiliare ritenga probabile di conseguire un prezzo superiore della metà rispetto al valore del bene.

 

Si prevede, poi, l’accelerazione della vendita a mezzo commissionario, realizzata con individuazione dell’acquirente e determinazione del prezzo  mediante procedura competitiva [2]. Essa rappresenta, per ragioni di economicità, flessibilità e trasparenza,  il modello di vendita mobiliare più efficace, soprattutto se è prevista la pubblicazione dei beni posti in vendita su sito internet, la possibilità di presentazione delle offerte e svolgimento della gara per via telematica e l’inserimento sui quotidiani di appositi spazi informativi dedicati alla promozione delle  vendite on line.

Vediamo cosa prevedono le norme riformate.

 

Premettiamo, prima di entrare nello specifico delle disposizioni riformulate che esse sono applicabili fin dalla data di entrata in vigore del d.l. n. 59/2016, cioè fin dal 4 maggio 2016, a tutti i procedimenti di espropriazione forzata mobiliare, anche se instaurati in un momento anteriore [3].

 

Nel dettaglio, viene stabilito che:

 

– gli esperimenti di vendita siano fissati in un numero complessivo (non più, non inferiore a tre, bensì) non superiore a tre: concretamente questo significa che il giudice dell’esecuzione potrebbe astrattamente e legittimamente disporre anche un unico esperimento di vendita;

 

– il termine finale entro cui il commissionario deve concludere le operazioni delegate sia fissato in misura non superiore a sei mesi: in questo modo, con un tratto di penna del legislatore, a prescindere sia dalle caratteristiche e dal valore del bene, sia dalle condizioni di mercato, viene dimezzata la durata massima della fase di liquidazione forzata a mezzo commissionario. Prima della riforma, infatti, tale termine doveva essere non inferiore a sei mesi e non superiore a un anno.

 

La “super-semplificazione” del rilascio dell’immobile in liquidazione forzata incide anche sulle modalità di custodia dei beni pignorati.

Fino a questo momento, il provvedimento del giudice in tema di liberazione dell’immobile aveva efficacia esecutiva e il custode curava la fase del rilascio  nell’interesse dell’assegnatario o dell’aggiudicatario, salvo che fosse esentato da questi. Se il soggetto che aveva la disponibilità del bene si rifiutava di collaborare, era comunque indispensabile lo svolgimento di un procedimento di rilascio.

Attualmente, tale fase viene gestita in maniera diversa, con l’obiettivo di accrescere la tutela delle ragioni dell’acquirente in vendita forzata o dell’assegnatario e indirettamente, la posizione dei creditori concorrenti. Viene, infatti, stabilito che è il custode a dover attuare il provvedimento di liberazione, osservando esclusivamente le disposizioni del giudice dell’esecuzione immobiliare, senza bisogno di un titolo esecutivo (cioè il documento che consente di promuovere esecuzione forzata nei confronti di un soggetto, come, ad esempio, il decreto ingiuntivo) avvalendosi anche della forza pubblica e/o di ausiliari.

 

 

Esecuzione immobiliare: come fare l’offerta?

Significative anche le novità introdotte per quanto concerne le offerte di acquisto che gli interessati potranno presentare nelle esecuzioni immobiliari: innanzitutto, si dà spazio a una maggiore snellezza della procedura grazia all’ausilio di strumenti informatici; la richiesta di esame, infatti, dovrà esser presentata mediante un portale apposito dedicato alla vendite pubbliche [4], comunicandola solo e soltanto al custode. Questo al fine di preservare la riservatezza della procedura. Entro sette giorni dalla richiesta, gli interessati potranno esaminare i beni in vendita, seguendo, però delle modalità appositamente fissate, idonee – ancora una volta – a garantire la riservatezza dell’identità degli interessati e ad impedire che essi abbiano contatti tra loro.

 

 

Assegnazione forzata: quali novità?

Rilevante è anche il tema del potenziamento dell’assegnazione forzata, che può avvenire ora, oltre che per sé, anche a favore di un terzo [5], senza bisogno di indicare, all’atto della formulazione dell’istanza di assegnazione, le sue generalità: queste dovranno essere indicate entro cinque giorni dalla pronuncia in udienza del provvedimento di assegnazione o dalla comunicazione con dichiarazione resa/depositata in cancelleria con contestuale deposito della dichiarazione del terzo di volerne profittare.

Come anticipato, la norma è rivolta a promuovere ulteriormente il ricorso all’assegnazione forzata: così facendo, infatti, si verifica un unico trasferimento del diritto reale immobiliare (dal debitore esecutato al terzo, anziché due: dal debitore esecutato al creditore assegnatario e da questi al terzo), così dimezzando i relativi tributi.

Si ricorda che presupposto indispensabile affinché possa essere pronunciata l’assegnazione è costituito dalla circostanza che la vendita non ha luogo per mancanza di offerte.

 

 

Possibili ribassi e distribuzioni parziali: quando?

Sempre con l’intenzione di consentire la più rapida conclusione dei procedimenti di espropriazione forzata, specie di quelli immobiliari, mentre prima il giudice ogni qualvolta un esperimento di vendita fosse andato deserto, poteva fissare un prezzo base inferiore al precedente fino al limite di un quarto, ora, dopo il terzo tentativo di vendita andato deserto, il prezzo base può essere ridotto fino al limite della metà.

 

Si introduce, inoltre, la possibilità di provvedere a distribuzioni parziali del ricavato anche nel corso del procedimento di espropriazione, a condizione che il progetto di distribuzione parziale non superi il 90% delle somme da ripartire, soprattutto per ridurre i tempi di recupero dei crediti».


[1] D.l. n. 59, del 03.05.2016 (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 102 dello stesso giorno).

[2] L’art. 4, co. 1, lett. c), d.l. 59/2016 modifica gli ultimi due periodi dell’art. 532, co. 2, cod. proc. civ., che erano stati inseriti nel 2015.

[3] Rimane in piedi la validità dei provvedimenti del giudice dell’esecuzione ex art. 532 pronunciati in udienza o, se adottati a seguito di riserva, depositati in cancelleria il 3 maggio o in data anteriore. Gli eventuali provvedimenti successivi in contrasto con la nuova norma sono impugnabili ex art. 617 cod. proc. civ.

[4] La norma che impone che la richiesta sia formulata “mediante il portale”, presuppone che questo sia stato realizzato e sia concretamente funzionante. Poiché non è ancora così, prima di quel momento potranno comunque essere adattati i siti internet già esistenti e utilizzati, prevedendo che la modalità possa essere formulata attraverso questi.

[5] L’art. 4, co. 1, lett. f e g, d.l. n. 59/2016, infatti, modificando l’art. 588 cod. proc. civ. e inserendo un nuovo art. 590-bis, introduce tale possibilità

 


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Commenti
4 Giu 2016 Luigi Fetta

Articolo unteressante, grazie. L.F.