Separazione consensuale: dove, come, perché?
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29 Mag 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Separazione consensuale: dove, come, perché?

La separazione consensuale è lo strumento attraverso il quale marito e moglie, di comune accordo tra loro, decidono di separarsi. In questa guida verranno esaminati tutti gli aspetti più rilevanti della tematica.

 

La separazione consensuale è un procedimento a cui si ricorre quando i coniugi sono d’accordo sia nel richiedere la separazione, sia su come regolare i loro rapporti quando cessa la convivenza, relativamente all’affidamento dei figli, alla loro dimora abituale ed al diritto di visita del genitore col quale non coabitano; all’assegnazione della casa coniugale; al contributo al mantenimento dei figli o del coniuge economicamente più debole oltre che a tutte le altre eventuali questioni economiche e patrimoniali.

 

Si comprende facilmente che optare per questa forma di separazione è sicuramente preferibile non solo per la minore conflittualità che si viene normalmente ad instaurare fra marito e moglie (peraltro con notevoli riflessi positivi anche in merito ai rapporti con gli eventuali figli), ma anche perché presenta forme procedurali decisamente più snelle e rapide.

 

 

Separazione consensuale: come si fa?

Fino a un paio di anni fa, affinchè la separazione producesse effetti occorreva un provvedimento – c.d. di omologazione – emesso da un Tribunale, a seguito di un ricorso promosso dai coniugi nel quale essi esprimevano la loro intenzione di separarsi concordando le condizioni.

Nel 2014, le cose cambiano [1], grazie all’introduzione di due nuove forme attraverso cui è possibile procedere:

 

– convenzione di negoziazione assistita da un avvocato;

 

– dichiarazioni dei coniugi al sindaco.

 

 

Separazione consensuale: in cosa consiste il tentativo di conciliazione?

Il procedimento di omologazione è una delle procedure che i coniugi hanno ora a disposizione per addivenire alla separazione consensuale.

La domanda si propone con ricorso che obbliga il Presidente del Tribunale a fissare con decreto, entro cinque giorni dal deposito in cancelleria, il giorno della data di comparizione delle parti per il tentativo di conciliazione: il Presidente, cioè, cercherà di trovare una soluzione condivisa da marito e moglie – sentendoli prima separatamente e poi congiuntamente – per comporre bonariamente la lite e giungere a un accordo che eviti la separazione stessa. Per questo motivo, i coniugi sono obbligati a comparire personalmente, senza che siano necessariamente assistiti da un difensore.

Se l’impresa riesce, il Presidente fa redigere il verbale di conciliazione, al contrario fa verbalizzare la volontà dei coniugi di separarsi e le condizioni relative ai coniugi stessi e alla prole.

 

 

Separazione consensuale: che cos’è l’omologazione?

Esaurita la fase presidenziale, il tribunale decide in merito all’omologazione in camera di consiglio e, ottenuto il parere del P.M., se ritiene le condizioni concordate dai coniugi legittime e conformi all’interesse dei figli, emette il decreto di omologazione, che ha efficacia di titolo esecutivo (significa che è uno strumento in grado di soddisfare i diritti in esso previsti) e deve essere annotato in calce all’atto di matrimonio dall’ufficiale di stato civile.

Se, invece, il giudice reputa le condizioni stabilite dai coniugi nell’accordo non conformi alle norme del codice e agli interessi dei figli indica le modifiche da apportare  che, se non vengono recepite, possono comportare il rifiuto dell’omologazione.

 

La separazione consensuale acquista efficacia con l’omologazione da parte del Tribunale, un atto che certifica la legittimità della separazione, vale a dire l’esistenza e la validità del consenso prestato dai coniugi e la compatibilità delle condizioni con la legge e con i principi di ordine pubblico.

 

A tal proposito, se è vero che i coniugi possono liberamente scegliere di porre fine alla vita di coppia, è vero anche che non possono non rispettare i doveri che derivano dal loro stato né regolare in totale libertà determinati rapporti: per esempio, sono tenuti a rispettare alcuni obblighi come quello di mantenimento del coniuge separato privo di mezzi adeguati. Da ciò deriva la nullità (cioè l’invalidità) – rilevabile dal giudice stesso e comportante l’esclusione dell’omologa – di un’eventuale clausola che comportasse l’esclusione di tale obbligo al mantenimento.

 

Accanto al controllo di legittimità, il giudice deve effettuare un controllo sul merito relativo alla salvaguardia degli interessi dei figli. In caso, infatti, di contrasto con le disposizioni relative all’affidamento e al mantenimento dei figli, il giudice riconvoca i coniugi indicando le modificazioni che gli stessi devono adottare nell’interesse della prole; nel caso in cui ciò non avvenga può rifiutare l’omologazione.

 

Il verbale di omologazione non contiene sempre la disciplina completa degli accordi dei coniugi: spesso vengono conclusi patti integrativi o modificativi rispetto a quelli omologati, che possono essere contestuali, antecedenti o successivi all’omologazione.

 

 

Separazione consensuale: a chi rivolgersi?

Per la domanda di separazione dei coniugi è competente il Tribunale del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi; in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha la residenza o il domicilio. Se il coniuge convenuto sia residente all’estero, o risulti irreperibile, se ne occuperà il Tribunale del luogo di residenza o domicilio del ricorrente. Se anche quest’ultimo è residente all’estero, qualunque tribunale della Repubblica.

 

Separazione consensuale: quando interviene la convenzione di negoziazione?

Una procedura conciliativa ed alternativa per risolvere in via amichevole la controversia, consiste in un accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà tramite l’assistenza dei propri avvocati (almeno uno per parte).

 

La soluzione negoziale della lite raggiunta deve essere conclusa in forma scritta; gli avvocati la sottoscrivono, ne garantiscono la conformità alle norme imperative e dall’ordine pubblico e certificano le sottoscrizioni apposte dalle parti sotto la propria responsabilità. L’accordo concluso costituisce così titolo esecutivo.

 

L’avvocato nominato, infatti, raccoglie in un atto scritto e sottoscritto dalle parti in sua presenza la volontà dei coniugi ed entro 10 giorni ne trasmette una copia autenticata da egli stesso  all’ufficiale di stato civile del Comune in cui è stato iscritto o trascritto l’atto di matrimonio (solitamente coincide con il luogo di celebrazione). A sua volta, l’ufficiale dello stato civile procede con le annotazioni richieste dalla legge.

 

La violazione dell’obbligo da parte dell’avvocato di trasmissione allo stato civile comporta una sanzione amministrativa pecuniaria irrogata dal Comune competente.

 

Occorre, tuttavia, distinguere due situazioni:

 

– se non vi sono figli minori, figli maggiorenni incapaci  o portatori di handicap grave o economicamente   non autosufficienti, l’accordo raggiunto  a  seguito  di  convenzione di negoziazione assistita è trasmesso al procuratore  della  Repubblica presso  il  tribunale  competente  il  quale,  quando   non   ravvisa irregolarità,  comunica  agli  avvocati   il   nullaosta   per gli adempimenti successivi;

 

– se vi sono figli minori,  figli maggiorenni incapaci  o  portatori  di  handicap  grave  ovvero economicamente non autosufficienti, l’accordo raggiunto a seguito  di convenzione di negoziazione assistita deve essere trasmesso entro  il termine di dieci giorni al procuratore  della  Repubblica  presso  il tribunale competente, il quale, quando ritiene che l’accordo risponde all’interesse dei figli, lo autorizza. Quando ritiene  che  l’accordo non risponde all’interesse dei figli, il procuratore della Repubblica lo trasmette, entro cinque giorni, al presidente del  tribunale,  che fissa, entro i successivi trenta giorni, la comparizione delle  parti e provvede senza ritardo.

 

Nell’accordo si dà atto che gli avvocati hanno  tentato di conciliare le parti e le hanno  informate  della  possibilità  di esperire la mediazione familiare e dell’importanza per il minore di trascorrere tempi  adeguati con ciascuno dei genitori.

 

 

Separazione consensuale: quando si procede tramite la dichiarazione al Sindaco?

Un accordo di separazione personale (ma anche di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio, per la modificazione delle condizioni di separazione o di divorzio) può essere ottenuto anche attraverso separate dichiarazioni dei coniugi, che possono facoltativamente farsi assistere da un avvocato, rese al sindaco, quale ufficiale dello stato civile.

 

Ricevute le dichiarazioni l’accordo viene immediatamente compilato dallo stesso ufficiale di stato civile e produce gli effetti dei provvedimenti giudiziari senza bisogno di omologazione; in base ad esso verranno effettuate le dovute annotazioni negli atti di matrimonio.

 

A questo punto, l’ufficiale dello stato civile, quando riceve le  dichiarazioni dei coniugi, li invita a comparire di fronte a se non prima di trenta giorni dalla ricezione per la conferma dell’accordo. La mancata comparizione equivale a mancata conferma dell’accordo.

 

La legge stabilisce che non si può ricorrere alla procedura davanti al Sindaco quale ufficiale dello stato civile, oltre che nel caso in cui uno dei coniugi non ritenga di dover accordarsi, anche quando vi siano figli in comune tra i due coniugi che siano minorenni o maggiorenni ma incapaci di intendere e volere, portatori di handicap, o non economicamente autosufficienti.

 

Separazione consensuale: si possono rivedere le condizioni?

Le condizioni di separazione consensuale sono sempre modificabili (sia che derivino da un decreto di omologazione sia che siano state stabilite con convenzione di negoziazione assistita), nel caso in cui mutino le circostanze di fatto e di diritto che le hanno precedentemente giustificate a causa, di fattori soggettivi (come le condizioni di salute) o oggettivi (come le sopravvenute precarie condizioni economiche).

 

Separazione consensuale: e se i coniugi volessero tornare insieme?

Nulla impedisce ai coniugi separati di far cessare la separazione con la riconciliazione. Tuttavia, a tal fine non sono sufficienti comportamenti quali:

 

– la consuetudine dei coniugi di riunirsi durante i fine settimana o in occasione delle vacanze;

 

– l’assistenza prestata al coniuge separato malato con visite giornaliere;

 

– la coabitazione nella stessa casa;

 

– la corresponsione di somme al coniuge separato;

 

– le visite agli amici comuni.

 

Viceversa, rilevanti in tale ottica sono:

– la ripresa continuativa della convivenza in una nuova abitazione con l’esecuzione di lavori di ristrutturazione;

– la ripresa continuativa della convivenza con ricevimento di amici e parenti e festeggiamento dell’anniversario di matrimonio.

 

 

Separazione consensuale: cosa si stabilisce relativamente ai figli?

Una fase importante nell’ambito della procedura di separazione è indubbiamente quella relativa all’adozione di provvedimenti relativi ai figli, i quali dovranno necessariamente prevedere:

 

– il diritto del figlio di mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione ed assistenza;

 

– l’esercizio della responsabilità genitoriale da parte di entrambi i coniugi;

 

– l’obbligo dei genitori di mantenere i figli in proporzione al loro reddito;

 

– l’assegnazione della casa coniugale in base all’interesse dei figli e tenendo conto del diritto di proprietà e della regolazione dei rapporti economici;

 

– l’ascolto del minore – salvo il caso in cui sia per lui dannoso o superfluo – qualora debbano essere presi provvedimenti che lo riguardano;

 

– l’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni nel caso in cui essi non siano autosufficienti economicamente.


[1] Con l’entrata in vigore del d.l. n. 132, del 12.09.2014 (e della successiva legge di conversione n. 162, del 10.11.2014).

 


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Commenti
22 Nov 2016 maria MAGNANI

se per il legislatore la separzione consensuale fra i coniugi può essere effettuata senza l’ausilio di un avvocato, da cosa è legittimata la pretesa di alcuni tribunali della presenza di almeno un avvocato?