Come vincere una causa: processo e strategie
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29 Mag 2016
 
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Redazione
 


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Come vincere una causa: processo e strategie

Strategie e tecniche processuali per vincere la causa: dalla scelta dell’avvocato alle regole sulle prove, i documenti e i testimoni, l’accordo con la controparte.

 

È forse più facile rispondere alla domanda “Come trasformare il metallo in oro” che a quella “Come vincere una causa civile”: una risposta sicura si potrebbe forse avere se le leggi non fossero generali e astratte, ma andassero a regolare ogni singolo episodio della nostra vita quotidiana (ipotesi fantascientifica); se al posto dei giudici ci fossero delle macchine; se al posto dei testimoni ci fossero dei registratori; se, al posto degli avvocati, ci fossero dei software; se, al posto dei codici, ci fossero degli algoritmi. Eppure non troverai un solo avvocato che non sia pronto a darti qualche suggerimento a suo dire utile per aumentare le possibilità di vincere una causa. Possibilità che, certo, si guarderà bene dal quantificarti in termini numerici, non fosse altro per non alimentare facili illusioni o, magari, per aumentare ai tuoi occhi il peso della sua prestazione professionale in caso di esito positivo della causa.

In questo articolo non potremo, quindi, spiegarti come fare per vincere una causa, posto che una risposta univoca non esiste; ma più che altro ti diremo quali sono i meccanismi sui quali si basa il convincimento del giudice e quali sono le prove che, invece, la legge pone come “assolute”, ossia che non possono essere sconfessate. Insomma, cercheremo di dirti quali sono gli assi nella manica dell’avvocato e del suo cliente.

 

 

Esiste una legge che regola il mio caso?

La prima cosa di cui ti devi accertare è se esiste una norma che regola, in modo chiaro e preciso, il tuo caso. Non è sempre così. Difatti la legge è, per sua stessa natura, generale e astratta: poiché deve essere “uguale per tutti”, la legge non può regolare ogni singolo caso della vita quotidiana, ma deve disciplinare una serie di casi uguali in modo uguale. È il principio di uguaglianza che impone alle norme fare il minor riferimento possibile a casi troppo specifici.

Nello stesso tempo, la legge può essere equiparata alle onde che crea un sasso in uno stagno: tanto più si è vicini al centro, tanto maggiore è il livello di definizione dell’onda; tanto ci si allontana, tanto meno chiaro è il suo contorno. Le norme sono proprio così: regolano in modo chiaro ed espresso alcune fattispecie (quelle più vicine al nucleo della norma stessa), mentre altre richiedono uno sforzo interpretativo superiore. Interpretazione, però, che non tutti i giudici possono condividere. Ecco quindi che tanto più ci si allontana dal centro delle onde tanto più aumenta il rischio di perdere la causa.

 

Il primo suggerimento, dunque, per vincere una causa è di non cercare interpretazioni macchinose e soggettive solo perché corrispondenti ai tuoi interessi personali. Tanto meno sforzo richiede l’interpretazione della norma per giungere alla tesi del cittadino, tanto maggiori sono le chance di vittoria.

 

 

Esiste una sentenza che ti dà ragione?

Quand’anche la norma sia precisa (e a maggior ragione in caso contrario), non bisogna fermarsi al dato letterario: a volte anche le leggi più chiare hanno avuto, nel tempo, un’interpretazione del tutto opposta a quella che potrebbe apparire dalla sua lettura. Quindi il secondo step per assicurarti di avere buone possibilità di vincere una causa è quello di fare una ricerca in giurisprudenza (ossia nei repertori delle sentenze pubblicate) per verificare che ve ne sia una buona dose a proprio favore. Non dovrai essere tu a fare questa ricerca (sebbene con Internet ormai tutto sia alla portata dei cittadini): è meglio che a svolgere questo ingrato compiuto sia il tuo avvocato, più esperto di te nel comprendere gli orientamenti dei giudici e i tecnicismi del diritto.

 

C’è poi un altro importante discorso da tenere in considerazione: ogni giudice è libero di decidere secondo il proprio orientamento, senza essere vincolato alle precedenti interpretazioni dei suoi colleghi, del suo stesso tribunale e finanche della Cassazione; il che costituisce il rischio intrinseco di ogni causa (leggi a riguardo “Quando il giudice se ne frega di ciò che dice la Cassazione”). In ogni caso, non è detto che, in caso di orientamenti giurisprudenziali divergenti, non si possano fare quantomeno delle statistiche.

 

 

Scegliere l’avvocato con maggiore esperienza nel settore

L’Italia è, purtroppo, il Paese degli avvocati generalisti, esperti in tutto. Magari troverai chi si dedica maggiormente al diritto penale e chi al civile, chi fa solo amministrativo e chi, invece, preferisce il fiscale. Ma anche nell’ambito di ciascuna di queste materie è facile che si prospettino questioni inerenti ad altre, sicché alla fine “tutti sanno un po’ di tutto”. Detto ciò, è bene comunque verificare quale sia almeno il grado di esperienza dell’avvocato nel settore che a te interessa. Il che lo potrai verificare dal suo curriculum, dal suo sito internet, da eventuali scritti pubblicati sul web, dalla tipologia dei clienti che si rivolgono a lui (anche se, per obblighi deontologici, ad oggi non è possibile rendere noti i loro nomi) e, soprattutto, dal buon vecchio e caro passaparola, tutt’ora uno degli strumenti più diffusi per la scelta del legale.

 

 

La strategia prima del processo

La raccolta di tutta la documentazione utile al processo è un passo fondamentale affinché l’avvocato si faccia un’idea delle armi di cui dispone per la causa e di cosa potrà verosimilmente aspettarsi dalla controparte. Per cui, confida tutto al tuo legale, anche ciò che ti può sembrare insignificante; consegnagli ogni documento in tuo possesso e non avere vergogna di confessargli le tue colpe, tanto prima o poi se ne accorgerà dalle rivelazioni della controparte. E, in quel momento, sarà troppo tardi per correre ai ripari e difenderti. Infatti il nostro processo è caratterizzato dalle cosiddette preclusioni: ci sono dei tempi tecnici per fare le proprie richieste e deduzioni, scaduti i quali non è più possibile ampliare il tema della domanda. Di norma, tutto si decide con il deposito dell’atto di citazione (per l’attore) o della comparsa di risposta (per il convenuto). Le richieste di prova possono essere presentate entro 60 giorni dalla prima udienza (salvo imprevisti).

 

Scrivere lettere di proprio pugno non è mai conveniente: spesso, infatti, nell’impeto delle emozioni, si tende a dire troppo, finendo per compromettere la strategia processuale, finanche ammettendo fatti che poi, nel corso della causa, è ormai impossibile contestare.

 

 

Raccogli le prove

Il momento più delicato di una causa è la cosiddetta istruzione probatoria ossia la raccolta delle prove e presentazione al giudice, Non tutte le prove hanno lo stesso valore, per cui sarà bene tentare di raccogliere prima quelle “privilegiate” e poi quelle che “valgono di meno”.

 

Al vertice della piramide possiamo mettere le cosiddette “prove legali” quelle cioè che obbligano il giudice a decidere necessariamente per come è l’esito della prova stessa. È il caso, ad esempio, della confessione che una parte fa in causa di fatti a proprio sfavore, o del giuramento decisorio che una parte fa in causa di fatti a proprio favore. Si tratta di due ipotesi rarissime: chi mai, in causa contro un’altra persona, confesserebbe di avere torto o chi mai imporrebbe all’altra di giurare di avere ragione ben sapendo che, se lo facesse, vincerebbe il giudizio?

 

Dopo le prove legali, le più importanti sono gli atti pubblici che “fanno prova fino a querela di falso”. In buona sostanza si tratta di quei documenti redatti da pubblici ufficiali che, per sconfessarne l’attendibilità, bisogna aprire una causa nella causa, con un procedimento particolarmente lungo e difficile. Un esempio di atti pubblici sono quelli redatti da notai, da funzionari della pubblica amministrazione (ad esempio un ispettore del lavoro), le attestazioni dei postini, dei vigili, della polizia, dei carabinieri, dei vigili del fuoco, ecc. Avere uno di questi documenti in mano (ad esempio, un atto di proprietà) è un’arma indispensabile. Molti fatti, peraltro, o si provano con atto pubblico o non si possono proprio provare, neanche se a dirlo sono mille testimoni (ad esempio, la donazione di una casa).

 

In verità c’è un altro modo per ottenere una prova inconfutabile: fare in modo che la controparte non contesti – o si dimentichi di contestare – ciò che tu hai dichiarato nel tuo atto processuale. Ecco un esempio: affermo di aver ristrutturato il garage e la soffitta di Tizio e gli chiedo il pagamento, mentre quest’ultimo asserisce di avermelo già versato; ebbene, Tizio non potrà più, in un secondo momento, affermare non aver mai ricevuto da me l’incarico, avendolo tacitamente ammesso con la sua eccezione. È il cosiddetto principio di non contestazione, di recente inserito anche nel codice di procedura civile, e che fa sì che il giudice consideri questi fatti come ormai assodati.

 

Seguono poi le scritture private, che sono i documenti redatti dalle parti del processo o da terzi, con firma di proprio pugno, ma non autenticate (se lo fossero, si trasformerebbero in atti pubblici). Un esempio sono i contratti, le ammissioni di debito, le diffide, le richieste di pagamento, le lettere, le promesse unilaterali, ecc. Le scritture private fanno prova salvo che la parte contro cui sono prodotte ne disconosca la firma: in tal caso, colui che vuole avvalersene deve iniziare un procedimento volto ad accertare che la sottoscrizione è veritiera. Insomma: l’esatto contrario di quello che avviene con gli atti pubblici dove, invece, l’onere della prova è a carico di chi vuole contestare il documento.

 

Agli ultimi posti nella piramide delle prove ci sono le dichiarazioni dei testimoni. Vista la loro facile alterabilità, il codice stabilisce che esse sono liberamente apprezzabili dal giudice secondo il suo prudente apprezzamento. Il che vuol dire che il magistrato è libero – ma deve motivare le ragioni della sua scelta – di dare massimo affidamento a quello che riferisce il teste così come di non ritenerlo attendibile. A tal fine dedicheremo un apposito paragrafo ai criteri di scelta dei testimoni (v. dopo).

 

In ultimo ci sono le presunzioni. Non sono prove; nel gergo comune si potrebbero chiamare indizi; per cui, per arrivare al rango di prova, devono essere sicuramente più di uno, devono essere tra loro concordanti e comunque sufficientemente precisi e non generici da non creare abusi. Ad esempio, dalla scia degli pneumatici lasciati sull’asfalto si può arrivare a dedurre che la macchina andasse a velocità elevata, ma, affinché ciò sia confermato, è necessario verificare anche l’entità dell’urto.

 

 

La scelta del testimone

Non è il numero di testimoni a fare la differenza in causa, ma la loro qualità. Scegli sempre persone sicure di ciò che dicono, che non abbiano vuoti di memoria, che sappiano esprimersi in modo conciso e diretto: troppe parole potrebbero prestare il fianco a contraddizioni e critiche. Le persone facilmente emozionabili possono rivelarsi pessimi testimoni. Non c’è bisogno che te lo dica: non cercare di avvalerti di persone che non abbiano assistito in prima persona ai fatti; questo perché è facile che possano contraddirsi e, in tal caso, loro rischierebbero un procedimento penale per falsa testimonianza e tu, oltre a perdere la causa, potresti essere chiamato al risarcimento dei danni nei confronti dell’avversario per lite temeraria. Il che avviene sempre più spesso.

 

Anche se non c’è divieto di portare come testimoni i propri parenti, finanche i genitori o il proprio coniuge, è sempre meglio scegliere persone che non abbiano alcun legame con la parte processuale (terzi estranei). Anche i dipendenti di un’azienda potrebbero avere un timore reverenziale nei confronti del proprio datore che li potrebbe portare a non contraddire ciò che da questi è affermato. Per questo il giudice valuterà con maggiore attendibilità le parole di una persona non legata da alcun vincolo con la parte.

 

È inoltre fondamentale che il testimone abbia assistito ai fatti di persona, con i propri occhi e le proprie orecchie. È inutilizzabile la testimonianza di chi dica di sapere un fatto solo perché gli è stato riferito da altri: è la cosiddetta testimonianza indiretta che non ha (quasi) alcun valore.

 

 

La migliore vittoria è un accordo

Un processo vinto dopo molti anni e con notevoli spese potrebbe essere una non-vittoria. Il caso è all’ordine del giorno con i nostri tribunali: per vincere una causa possono volerci cinque anni solo per un grado. Peraltro una cosa è vincere la causa, un’altra è recuperare le somme a cui si ha diritto (operazione spesso non solo lunga, ma anche impossibile). Così il nostro suggerimento è quello di tentare sempre un accordo con la controparte (in gergo tecnico si chiama transazione). Ci sono ormai tanti modi per farlo:

 

  • prima che inizi il processo: incontrandosi presso un organismo di mediazione o delegando i rispettivi avvocati a dirigere le trattative;
  • durante la causa: inserendo le reciproche concessioni nel verbale davanti al giudice, che avrà la stessa forza di una sentenza.

 

 

Cambiare avvocato

Spesso si ritiene che, un processo compromesso per causa del presunto poco interesse dell’avvocato possa essere recuperato in extremis cambiando il difensore. Spiace a dirlo, ma non è quasi mai così. Come abbiamo detto all’inizio dell’articolo, il processo civile si decide, principalmente, con le prime battute, ossia con il deposito degli atti introduttivi della causa e con le successive richieste di prove. Dopo di ciò è, più o meno, quasi tutto meccanico ed è più che altro il giudice a dirigere il processo sulla base delle richieste già formulate dalle parti. Cambiare quindi l’avvocato in corso di causa ti servirà a ben poco; anzi, potrebbe addirittura comprometterti poiché quest’ultimo non sempre è disposto a rileggere la lunga schiera di atti già scritti e, alla fine, potrebbe accontentarsi di una cognizione di massima, ben più approssimativa di quella del precedente difensore.

In ogni caso, è sempre tuo diritto revocare il mandato, anche all’ultima udienza, con una semplice comunicazione (meglio se scritta).


 


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