Come si scrive un contratto
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30 Mag 2016
 
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Redazione
 


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Come si scrive un contratto

Modello e facsimile: efficacia e validità, gli elementi essenziali del contratto, la forma scritta, la registrazione, l’autentica delle firme da parte del notaio.

 

Per sapere come si scrive un contratto bisogna tenere conto di poche, ma fondamentali regole. La prima è che per tutti i contratti – salvo casi straordinari nei quali la legge dispone diversamente – le parti sono completamente libere di stabilire forma e contenuto del contratto per come meglio credono; pertanto potrebbero concludere l’accordo anche oralmente, con la classica stretta di mano, o con una scrittura privata di pochissime righe. La seconda regola è che, per far sì che il contratto sia valido, è necessario che esso contenga sempre tre elementi essenziali (di cui parleremo a breve): i soggetti, l’oggetto e la causa.

Procediamo con ordine cercando di rispondere alle domande più frequenti.

 

 

A cosa serve un contratto?

Quando la legge non impone alle parti di redigere necessariamente per iscritto il contratto (ad esempio, la vendita di un immobile dove, se manca l’atto notarile, il contratto non si considera mai venuto ad esistenza), il contratto serve solo per garantire le parti che, in caso di successiva lite, essa troverà in un documento scritto la soluzione. Insomma, le clausole del contratto servono in primo luogo a fare in modo di prevedere, in anticipo, tutti i possibili conflitti che possano sorgere tra i soggetti firmatari e a dirimerli in partenza. Ecco perché un contratto deve essere quanto più chiaro possibile: tanto più sarà preciso e cristallino nel suo linguaggio, tanto minore sarà il rischio di contenzioso sulla sua interpretazione.

 

La forma scritta del contratto potrebbe però servire anche per salvaguardare le parti da eventuali contestazioni di terzi o del fisco. Ecco perché, a volte, si fanno contratti scritti anche quando per legge non sono necessari: si pensi all’ordine di un’auto, all’incarico di una ristrutturazione, a un progetto, ecc.

 

 

Che sono le clausole di un contratto?

Perché sia ordinato, il contratto viene normalmente diviso in vari articoli o clausole. Ciascuno di essi regola uno specifico aspetto del contratto. Non è necessario che le clausole siano necessariamente identificate con lettere o numeri.

 

 

Che differenza c’è tra un contratto e una scrittura privata?

In realtà non c’è nessuna differenza e i due concetti si identificano. Il contratto è, di norma, una scrittura privata quando è fatto dalle parti e da queste stesse firmato senza l’autentica di un notaio. Se invece il contratto è redatto dal notaio o con l’autentica delle firme da parte del pubblico ufficiale, esso non si considera più una scrittura privata ma un atto pubblico. L’atto pubblico ha, rispetto alla scrittura privata, una forza superiore come prova: difatti esso non può essere contestato se non con un procedimento molto difficile chiamato “querela di falso”, procedimento che deve attivare chi contesta la genuinità dell’atto.

 

 

Quali sono gli elementi essenziali affinché un contratto sia valido?

Perché un contratto possa essere valido è necessario esso che indichi:

 

  • i soggetti, ossia le parti che, con la firma, vogliono impegnarsi. È necessario identificarli nel modo più preciso possibile, quindi indicando nome, cognome, data e luogo di nascita. Eventualmente si può aggiungere il codice fiscale e, se la scrittura viene conclusa con un professionista, un imprenditore, un autonomo o un’azienda, anche la partita IVA. Se si tratta di una società, bisognerà indicare la denominazione sociale per come risulta nel registro delle imprese (per esempio “Il Corriere della Sera”) e il tipo di società (per esempio “S.p.A.”); la sede legale della società, la partita IVA e il nome del legale rappresentante che materialmente firma il contratto coi suoi estremi anagrafici;
  • l’oggetto del contratto: con la scrittura, le parti vogliono di norma regolare una prestazione di servizi, la vendita di un bene, un obbligo di fare o un obbligo di non fare. Ebbene, questo è l’oggetto del contratto e va indicato con precisione: per esempio, l’automobile di seconda mano del sig. Mario Rossi, la realizzazione di un sito internet, l’abbattimento di un muro da parte del sig. Francesco Verdi, l’impegno da parte di Giovanni Bianchi a non utilizzare un bene in comproprietà nei giorni dispari;
  • la causa del contratto: capire la causa può sembrare, inizialmente complesso, ma in realtà si tratta di un concetto molto semplice. La causa è il modo con cui le parti intendono regolare l’oggetto del contratto, ad esempio con una vendita, una donazione, un comodato, una transazione, una locazione, ecc. La causa è, insomma, il nome con cui chiamiamo di solito lo stesso contratto: “Voglio fare una donazione a Mario”, “Voglio vendere un computer a Giovanni”, Voglio dare in affitto a Saverio un appartamento”, “Voglio chiudere una lite con Antonio e accordarmi con lui (transazione), ecc.

 

Il contratto deve essere sempre firmato e riportare la data.

 

 

È nullo il contratto senza data?

La data non è considerata un elemento essenziale del contratto. Essa, infatti, può essere provata anche con altri elementi esterni allo stesso contratto. Se, ad esempio, una diffida non è datata, l’indicazione del giorno si può comunque evincere dal timbro postale apposto sulla busta.

 

 

Quando la forma scritta è necessaria?

Come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, la forma scritta è necessaria solo quando la prescrive la legge, il che avviene ad esempio nei contratti con la banca, in quelli per l’attivazione delle utenze dell’energia elettrica o del gas, nei contratti di locazione, nelle vendite di immobili o di mobili registrati. In alcuni casi, senza il documento scritto il contratto si considera come mai concluso; in altri casi, invece, la mancanza della forma scritta non compromette la validità del contratto, ma se si verifica una lite non ci saranno altri modi per dimostrare l’esistenza dell’accordo se non producendo il documento scritto.

 

 

Si può regolare qualsiasi interesse con un contratto?

Sì, ma a condizione che:

 

  • l’oggetto sia possibile (non posso vendere un pezzo della luna), lecito (non posso vendere una dose di droga o un cd copiato in violazione dei diritti d’autore), determinato o determinabile (non posso vendere tutta l’aria fresca e profumata generata da un albero del mio giardino);
  • la causa non sia contraria all’ordine pubblico (ad esempio, non posso vendere un esercito di carri armati per fare una rivoluzione) o al buon costume (per quanto la prostituzione non costituisce reato, da un punto di vista invece civilistico il contratto con cui una escort si impegni per una settimana a erogare prestazioni a un costo predeterminato è illecito per contrarietà al buon costume).

 

Fuori da questi limiti generali, il contratto è sempre valido.

 

 

Si può vendere una cosa che ancora non esiste?

Si può vendere una cosa futura, ma il passaggio di proprietà avverrà solo quando e se la cosa verrà ad esistenza. In ogni caso, con la firma del contratto il venditore automaticamente si impegna a far sì che la cosa futura venga ad esistenza (ad esempio il raccolto di un campo).

 

 

È necessario registrare il contratto?

Quando la legge non impone la registrazione del contratto (si pensi al caso dell’affitto), essa serve soprattutto per garantire alla scrittura privata una data certa. Di norma ciò serve per garantire l’opponibilità della scrittura da eventuali contestazioni del fisco, dei creditori, di altri acquirenti dello stesso bene, ecc. Esistono comunque altri metodi per garantire la data certa a un contratto (leggi “Quali sono i modi per ottenere la data certa?”).

 

 

Esiste un modello o un fac-simile per ogni contratto?

La legge non impone forme particolari per i contratti (salvo rarissimi casi, come ad esempio in alcuni tipi di locazione o alcuni tipi di statuti societari): le parti sono libere di scrivere nel contratto ciò che vogliono, come lo vogliono, anche in italiano non corretto e, persino, in dialetto. L’importante è che il contenuto possa essere compreso alla luce di criteri oggettivi (secondo il linguaggio comune) e soggettivi (andando a ricostruire l’effettiva intenzione delle parti). In buona sostanza, per il nostro diritto l’importante è che le parti si capiscano tra loro e l’una sappia ciò che l’altra intendeva nell’approvare un determinato regolamento di interessi.

 

Questo non toglie che sia facile trovare, su internet o in numerosi libri di diritto, diversi modelli scritti dagli operatori di diritto, a beneficio di chi si trovi in una determinata situazione. Di certo, si può usare un fac-simile standard, tenendo però presente che esso non potrà regolamentare interessi particolarmente specifici delle parti; nulla però vieta che l’interessato possa, partendo da un modulo, personalizzarne il testo, togliendo o aggiungendo contenuto.

 

 

Cosa si rischia a utilizzare un modello di contratto reperito su internet?

Il rischio principale è che il modello non contenga la tutela che la parte si aspetta dal contratto. Ecco perché è sempre meglio, non potendo pagare un contratto “personalizzato”, redatto da un professionista del settore, quanto meno far leggere e controllare il fac-simile a un avvocato. Non è una questione di snobismo intellettuale: la nostra legge è molto formale e, a volte, la mancanza di determinati contenuti può comportare effetti imprevedibili.

 

 

Si può scrivere un contratto senza avvocato?

Certamente sì. Ma valgono gli avvertimenti appena fatti.


 


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