Cartella Equitalia non opposta: si prescrive in cinque anni
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31 Mag 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Cartella Equitalia non opposta: si prescrive in cinque anni

Le cartelle esattoriali non opposte si prescrivono in cinque anni: la mancata impugnazione non può produrre efficacia di giudicato e allungare a dieci anni il termine di prescrizione.

 

Un’altra pronuncia di merito a favore della prescrizione quinquennale delle cartelle esattoriali. Questa volta è il Tribunale di Trento [1], pronunciatosi sulla prescrizione breve delle cartelle aventi ad oggetto contributi INPS e INAIL, ad escludere l’assimilazione di queste ultime a titoli giudiziali. Solo le sentenze e i provvedimenti giudiziali e, non anche le cartelle esattoriali, se non impugnati nei termini, diventano definitivi.

 

È interessante esaminare la motivazione del giudice a sostegno della tesi della prescrizione quinquennale delle cartelle non opposte, tesi ormai maggioritaria. Viene spiegato perché non si può applicare alle cartelle esattoriali la norma del codice civile che prevede la trasformazione in decennale del termine di prescrizione più breve, per effetto di sentenza passata in giudicato [2].

 

La cartella esattoriale non opposta, infatti, non può assimilarsi ad un titolo giudiziale essendo, al contrario formata unilateralmente dallo stesso ente creditore, motivo per cui non può applicarsi al credito ivi contenuto la prescrizione decennale conseguente ad una sentenza di condanna passata in giudicato [2].

 

Solo l’accertamento giudiziale può determinare l’allungamento del periodo prescrizionale di un credito (in ipotesi più breve), e ciò, per effetto dell’intervento del sindacato del giudice che ha verificato la fondatezza della pretesa azionata.

 

Conseguentemente, la mera non opposizione della cartella di pagamento non può determinare una modificazione del regime della prescrizione quinquennale dei crediti previdenziali.

 

Oltre a ciò, va anche ricordata la ratio del citato art. 2953, essendo pacifico che la norma deve essere letta attraverso l’analisi delle ragioni che inducono il legislatore ad abbreviare i termini di prescrizione di alcuni diritti.

 

Ciò solitamente avviene o per la necessità di assicurare stabilità e certezza alle situazioni di fatto che, prolungandosi nel tempo, richiedono una rapida definizione; ovvero per l’esigenza di tutelare l’interesse del debitore, quando vi è un elevato rischio di deperibilità o alterabilità della prova.

 

Ebbene, nel momento in cui il rapporto obbligatorio dedotto in causa viene definito con una sentenza di condanna irrevocabile, esso si consolida e, poiché non può più essere fatto oggetto di discussione, acquisisce certezza e stabilità nuove, in forza delle quali vengono meno quelle esigenze che avevano originariamente giustificato la previsione di termini prescrizionali brevi.

 

In altri termini, la sentenza di condanna irrevocabile, qui intesa non già come atto processuale, bensì come fatto giuridico, spiega i suoi effetti direttamente nella sfera giuridica delle parti del rapporto e gli conferisce un importante elemento di novità, rappresentato dal comando giuridico, in forza del quale ciò che prima era dovuto in base alla legge sostanziale propria della fattispecie originaria, ora può essere preteso per effetto del predetto comando.

 

Alla luce di tali considerazioni, appaiono chiare le ragioni sottese al cit. art. 2953 c.c.: il comando giuridico (sentenza di condanna), in uno con l’efficacia del giudicato (irrevocabilità della sentenza stessa), rafforza il rapporto obbligatorio di base e gli conferisce quell’autonomia che lo svincola dalla fattispecie sostanziale preesistente, così facendo venire meno le ragioni che avevano indotto il legislatore a prevedere termini di prescrizione più brevi di quello ordinario.

 

Al rapporto giuridico originario, soggetto a prescrizione breve, si sostituisce il diritto di credito derivante dalla sentenza, rispetto al quale non vi è ragione di confermare il termine prescrizionale breve.

 

Alla luce di tali considerazioni, appare chiaro che il citato art. 2953 c.c. (che allunga il termine di prescrizione trasformandolo in decennale) non può essere senz’altro applicato alla cartella esattoriale non opposta. La cartella, infatti, non può avere natura ed effetti assimilabili a quelli appena descritti, propri di una sentenza di condanna irrevocabile.

 

Ne deriva che, se il termine di prescrizione originario di prescrizione del credito sotteso alla cartella è breve (come nel caso dei crediti INPS), esso resta tale anche dopo la notifica della cartella e anche qualora essa non venga impugnata.

 


[1] Trib. di Trento, sent. n. 39 del 8.3.16.

[2] Art. 2953 cod. civ.: “I diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, quando riguardo ad essi è intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato, si prescrivono con il decorso di dieci anni”.

[3] Trib. Roma, sent. del 3.5.15.

 


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