Nel diritto penale la legge può essere retroattiva?
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29 Mag 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Nel diritto penale la legge può essere retroattiva?

L’efficacia della legge penale nel tempo: il divieto di retroattività della norma penale.

 

Nel caso di successione di leggi nel tempo, principio generale è quello della irretroattività, per cui la legge nuova dispone solo per l’avvenire (art. 11 disp. prel.), temperato dal disposto dell’art. 2 c.p., secondo cui nel concorso di due leggi (quella vigente al momento del fatto e quella attuale) si applica quella più favorevole al reo.

Si noti che ciò vale solo per le norme penali incriminatrici; in particolare, nel caso di:

 

nuove incriminazioni (art. 2 comma 1 c.p.): quando una nuova norma elevi a reato un fatto che in precedenza non era previsto come tale, si applica il principio della irretroattività della legge, per cui ogni legge che prevede nuove figure di reato si applica solo ai fatti commessi dopo la sua entrata in vigore;

 

abolizione di incriminazioni precedenti (art. 2 comma 2 c.p.): quando una nuova norma non prevede più come reato un fatto che in precedenza era considerato tale, si applica il principio della retroattività della legge nuova più favorevole al reo; si è precisato in giurisprudenza che, ove la modifica normativa concerna una norma extrapenale richiamata dalla disposizione incriminatrice, la punibilità del fatto precedentemente commesso è esclusa nel caso in cui tale norma sia integratrice di quella penale oppure abbia essa stessa efficacia retroattiva (in tal senso, Cass. Sez un., 16-1-2008, n. 2451);

 

nuove disposizioni solo modificatrici (art. 2 comma 4 c.p.): quando una nuova norma considera pur sempre come reato il fatto previsto da una legge anteriore ma stabilisce per essa un trattamento diverso, la nuova legge opererà retroattivamente o irretroattivamente a seconda che le modificazioni siano favorevoli o sfavorevoli al reo.

 

Ai sensi dell’art. 2 comma 3, neointrodotto dalla L. 24-2-2006, n. 85 recante «Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione» , nel caso in cui, in relazione ad una determinata fattispecie, venga pronunciata condanna a pena detentiva, e successiva­ mente, a seguito di modifica legislativa, la norma posteriore preveda, per la medesima fattispecie, esclusivamente la pena pecuniaria, la pena detentiva inflitta si converte immediatamente nella corrispondente pena pecuniaria, ai sensi dell’articolo 135 del codice penale.

 

Tali disposizioni non si applicano nel caso di leggi eccezionali o temporanee (art. 2 comma 5 c.p.), per le quali si applica sempre la legge del tempo in cui è stato commesso il reato. La ratio di una tale limitazione è palese: evitare che gli autori dei reati previsti da tali leggi si sottraggano all’applicazione della pena, commettendo il fatto in prossimità della scadenza del termine di efficacia della norma ovvero quando l’eccezionalità della situazione sta per cessare.

 

Il divieto di applicazione di tali disposizioni alle norme finanziarie, previsto dall’art. 20 L. 4/1929, è stato abrogato dal D.Lgs. 507/1999.

Inoltre, esse non si applicano alle norme di carattere processuale, sicché queste ultime, anche se «sfavorevoli» per l’imputato (ad es. in tema di custodia cautelare), possono avere efficacia retroattiva (cfr. Corte Cost. 1-2-1982, n. 15).

In particolare, secondo le Sezioni Unite della Cassazione (sent. 14-7-2011, n. 27919) il principio secondo il quale, se la legge penale in vigore al momento della perpetrazione del reato e le leggi penali posteriori adottate prima della pronunzia di una sentenza definitiva sono diverse, il giudice deve applicare quella le cui disposizioni sono più favorevoli all’imputato non costituisce un principio dell’ordinamento processuale, nemmeno nell’ambito delle misure cautelari, poiché non esistono principi di diritto intertemporale propri della legalità penale che possano essere pedissequamente trasferiti nell’ordinamento processuale.

Riguardo ai decreti legge non convertiti o convertiti con modifiche, le norme da essi poste, non si applicano ai fatti commessi anteriormente alla loro entrata in vigore (v. Corte Cast. n. 51/1985), anche se più favorevoli; parte della dottrina, però, ne sostiene l’applicabilità ai fatti commessi durante la vigenza del decreto stesso.

 

Le leggi penali dichiarate incostituzionali, poi, secondo un recente indirizzo della Corte Costituzionale (sent. n. 148/1993), continuano ad applicarsi, se più favorevoli, ai fatti commessi sotto il loro vigore, in omaggio al principio di irretroattività delle norme penali incriminatrici.

 

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